“In Inghilterra si stanno pagando delle scelte politiche, perché nonostante un elevato tasso di vaccinazione, ma con un tasso molto più bassa del nostro nella fascia 12-19, c’è stato un ‘liberi tutti’ con l’addio alle mascherine, al distanziamento sociale, assembramenti nei locali chiusi e un ritardo nella terza dose. Questo ci insegna che siamo in una fase della pandemia dove non possiamo rinunciare alle norme di distanziamento sociale e all’utilizzo delle mascherine nei luoghi pubblici”. Così Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni de ilFattoQuotidiano.it, analizza la situazione di contagi Covid che sta vivendo il Regno Unito. E per sgombrare il campo da strane teorie no vax, Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia presso l’Università di Padova, aggiunge: “Con la variante delta in Inghilterra se non fossero vaccinati a questo livello sarebbe una strage. È solo grazie alla vaccinazione che siamo riusciti a mitigare l’impatto di questa variante particolarmente aggressiva”. Dello stesso avviso Cartabellotta: “I vaccini hanno contenuto la variante delta”, spiega alla platea del convegno ‘Comunicazione scientifica: il difficile rapporto tra scienza, politica e informazione’ organizzato dalla senatrice Elena Fattori in Senato.
Sulla terza dose Crisanti aggiunge: “La necessità della terza dose deriva proprio da quanto sta accadendo in Israele e Inghilterra, che hanno iniziato le vaccinazioni tre-quattro mesi in anticipo rispetto a noi ed hanno osservato che la capacità del vaccino di proteggere contro l’infezione cala dopo sei mesi dal 95% al 40% e la protezione contro le complicazioni cala dal 90% al 65%. Quindi è da questi numeri che nasce la necessità di aumentare di nuovo la protezione vaccinale. La terza dose è questo: un richiamo per ripristinare l’immunità che via via è calata”. Per Cartabellotta oltre le categorie e fascia d’età già individuate per la somministrazione della terza dose “con il passare del tempo potrebbero essere identificate ulteriori categorie per esempio i 50-59 anni”.
Resta il dato che nonostante l’Italia sia tra i Paesi a maggior tasso di vaccinazione a oggi 2,75 milioni di over 50 sono senza neppure una dose e circa 2,4 milioni sono i lavoratori senza vaccino. “Io sono curioso di sapere quante sono le persone esentate dal vaccino, perché dire che ci sono 7,6 milioni di persone non vaccinate, senza sapere gli esenti, non dà la misura di quanto ancora debba essere lo sforzo comunicativo per far sì che queste persone si vaccinino. Abbiamo circa 2 milioni e 750mila ultra cinquantenni non vaccinati e questo, alla soglie della stagione invernale, rappresenta il nostro tallone d’Achille della campagna vaccinale”.

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