Un nuovo semestre accademico è iniziato, ma per gli studenti e le studentesse delle facoltà mediche dell’Università di Ferrara la situazione sembra essere ferma all’anno della pandemia, con Didattica a distanza, con tanto di videolezioni pre-registrate, e pochissime occasioni per entrare fisicamente nelle aule. E mentre gran parte degli atenei, nei mesi estivi, si è organizzata per garantire una didattica mista tra online e presenza fisica – dando l’impressione di un parziale ritorno alla normalità –, le centinaia di ragazzi e ragazze iscritti, tra le altre, alle lauree di Medicina e Chirurgia e Scienze Mediche dell’UniFe si sono ritrovati ancora una volta a frequentare l’università da casa. La scelta ha sollevato forti proteste e polemiche da parte della comunità studentesca che preme invece per un ritorno all’università in presenza.

“Perché uno che studia a Milano o Bologna può andare in classe, mentre io no?”, si chiede Giulio (nome di fantasia), iscritto al terzo anno di Medicina. Lo studente racconta a Ilfattoquotidiano.it com’è essere costretti per il secondo anno di fila a vivere l’università da dietro il computer, nello spazio della propria camera. “Il continuare a rimanere ancora a casa è frustrante”, dice, spiegando che l’unica occasione che lui e i suoi colleghi e colleghe hanno per rivedere le aule sono i cosiddetti “focus group”, appuntamenti settimanali in cui gli studenti chiedono approfondimenti ai professori riguardo alle materie trattate. Gli incontri però, oltre a essere di “un’utilità discutibile”, riprende Giulio, sono diventati anche l’unico momento di confronto diretto tra alunno e docente. Sì perché tutte le lezioni online non sono nemmeno condotte in diretta streaming, ma registrazioni risalenti all’anno prima. “A Medicina la maggior parte di noi è vaccinata e tutti indossiamo le mascherine: perché non basta questo per tornare in classe?”, conclude amareggiato Giulio.

“Ormai non si può più dire che l’emergenza sanitaria non sia sanabile”, aggiunge Sofia (nome di fantasia), studentessa di Professioni sanitarie iscritta alla triennale di Logopedia: “Il riciclo delle lezioni è un problema, non la soluzione: la possibilità della didattica mista c’è”. “Siamo stufi”, ribadisce Sofia, “ci sembra una presa in giro, soprattutto perché paghiamo le tasse universitarie”. Come i colleghi di Medicina, anche i circa 200 immatricolati al secondo anno di Infermieristica dovranno iniziare il nuovo semestre ancora quasi esclusivamente in Dad. Resta così inascoltata, per ora, la voce dei più di mille studenti che ad agosto avevano inviato al Rettore dell’università e a tutti i coordinatori dei dipartimenti una petizione, attraverso l’associazione studentesca Link, per chiedere “una vera didattica mista”, fatta di lezioni aggiornate e in streaming, e soprattutto la possibilità di tornare a “vivere l’Ateneo” in aula grazie a posti prenotati e gruppi a turnazione, anche per i corsi di laurea ad alta affluenza. Una misura, specificava il testo della petizione, adottata anche in altre università italiane.

L’esasperazione degli studenti dell’UniFe è sfociata nella manifestazione di protesta del 29 settembre che ha visto scendere in piazza centinaia di immatricolati per ricevere una risposta sia dal Rettore uscente, Giorgio Zauli, sia dalla nuova arrivata, Laura Ramaciotti. “Nonostante le promesse fatte durante l’estate di aumentare la didattica in presenza, non è cambiato nulla”, dice a Ilfatttoquotidiano.it la coordinatrice di Link Ferrara Virginia Mancarella. E ricorda che la questione della Dad è un problema nel problema, derivata dal fatto “che le infrastrutture continuano a essere inadeguate”. Già normalmente, infatti, l’Università di Ferrara conta poco più di 16mila posti a fronte di 25mila studenti circa. Con l’obbligo di distanziamento, spiega Mancarella, questa mancanza di posti è peggiorata ulteriormente.

Ma l’amministrazione dell’Università di Ferrara rimane convinta della linea intrapresa. E anzi risponde quasi “piccata” agli studenti che protestano: “Li capisco, ma non li giustifico”, dice al Fatto.it la prorettrice delegata alla didattica Tiziana Bellini, “gli studenti vogliono solo la possibilità psicologica di tornare in classe, ma poi spesso non vengono a lezione”. Per lei l’amministrazione e i docenti “hanno fatto di tutto e di più per gli studenti”. E difende fermamente la modalità di Dad utilizzata, un sistema all’avanguardia “usato sempre di più anche all’estero”, che ha portato “a risultati ottimi” e “tanta soddisfazione” tra gli iscritti anche delle facoltà mediche. Il piano quindi, ribadisce Bellini, è mantenere l’attuale Dad per tutto il primo semestre, assicurando però di “riaprire sempre di più” con il passare delle settimane. Nel frattempo l’amministrazione cercherà nuovi spazi che possano in qualche modo sanare temporaneamente il problema dei posti disponibili, soprattutto per i corsi ad alta numerosità. Ma all’inizio della seconda settimana di lezioni, per l’allestimento delle nuove aule, ammette la prorettrice, è ancora “tutto work in progress”.

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