Un po’ un leone in gabbia ttra la grande voglia di tornare dopo due anni sul palco e quella di raccontarsi. Così Ligabue è apparso all’incontro con la stampa a Roma per la presentazione di “Ligabue – È andata così” è la prima docu-serie, prodotta da Friends & Partners e Zoo Aperto, in sette puntate, le prime tre dal 12 ottobre e a seguire le altre, disponibile in esclusiva su RaiPlay. Un progetto che ripercorre i 30 anni di carriera dell’artista, attraverso la voce narrante di Stefano Accorsi con la regia di Duccio Forzano. Tanti gli ospiti nel corso delle sette puntate, tra gli altri: Mauro Coruzzi, Francesco De Gregori, Elisa, Eugenio Finardi, Gino e Michele, il fratello Marco Ligabue, Linus, il manager Claudio Maioli, Nicoletta Mantovani, il fedele chitarrista Federico Poggipollini, Camila Raznovich, Massimo Recalcati, Gerry Scotti e Walter Veltroni.

L’artista ha sempre vissuto sul palco e la pandemia lo ha costretto non solo a fermarsi ma a rimandare dal 2020 al 2022 il grande evento previsto alla Rcf Arena di Campovolo il 4 giugno. Covid e decreti del Governo permettendo. È dunque in piena pandemia, un anno e mezzo fa, che nasce il progetto di un racconto che ripercorresse in immagini e parole la sua vita. La voglia era quella di essere sinceri e di non nascondere niente ai propri fan: “Nei 7 capitoli di questo documentario – ha detto Ligabue – racconto il mio rapporto con il pubblico, i grandi momenti di crisi della mia carriera e l’anima dei posti in cui abbiamo suonato. In questi 30 anni è cambiato tutto e sono cambiato anche io. Rivivere i trent’anni di carriera nella lavorazione di questa serie mi ha mosso molta nostalgia, ma anche tanta tenerezza nel rivedermi alle prime armi”.

“È stato importante che ci fosse anche Stefano Accorsi perché tra noi c’è una amicizia di lunga data, ed è uno che sa cazzeggiare. Per me era fondamentale la parte umoristica e sdrammatizzante. Lui fa il dj che racconta gli aneddoti che mi sono capitati e dall’altra fa il complice-intervistatore, ogni tanto abbiamo sbragato”. Stefano Accorsi – che Ligabue ha diretto in Radiofreccia (1998) e Made In Italy (2018), ha risposto: “Si ride e si parla di tante cose, dietro il suo punto di vista c’è sempre un ragionamento prezioso. Nella serie ci siamo divertiti tanto e Luciano ha saputo raccontarsi a fondo, andando anche oltre l’artista. La cosa che mi ha sempre colpito di lui è che sempre onesto nel raccontarsi non solo il successo ma anche le zone d’ombra.

Liga ha poi spiegato i sette capitoli di “È andata così”: “La prima puntata parla dei miei esordi con parecchio materiale inedito, la seconda puntata è il racconto del boom e del successo nella seconda metà degli Anni 90, il terzo capitolo si intitola ‘Parlaci di te’, dove smentiamo uno degli aggettivi che mi vengono ‘appioppati’, che è ‘riservato’, parlando delle canzoni nelle quali ho raccontato le parti più intime della mia vita. Il quarto capitolo si intitola ‘Ti faccio un po’ vedere’, la quinta è sulle tre grandi crisi che vissuto: una agli esordi, dopo il terzo disco, una per la difficoltà di gestire il successo, l’ultima dopo il concept “Made in Italy”, quando persi la voce e mi operarono alle corde vocali. La sesta puntata parla del mio rapporto con il pubblico mentre l’ultima parte, la settima, è su tutte le mie esperienze Live dal parcheggio dei supermercati fino a Campovolo”.

Durante la narrazione c’è molto dell’aspetto privato di Ligabue: “Ho iniziato come operaio in fabbrica, poi ho fatto il disc jockey in radio, poi l’organizzatore di concerti per altri e il consigliere comunale per sole due sedute perché ho capito subito che con la politica non c’entravo. A 26 anni ho iniziato a cantare in un gruppo, Ligabue e Orazero, ed è cambiata la mia vita. C’è tanto del mio paese Correggio perché ho sempre vissuto lì. Rivedendo i miei 30 anni mi sono accorto delle cose fatte e sono impressionanti: musica, film, libri, romanzi e poesie e una marea di cose fatte sempre a testa bassa senza fermarmi. Il Covid mi ha costretto a fermarmi artisticamente (nel frattempo ho visto molte serie e ho fatto tutti i giorni tapis roulant a casa) e quindi ho rivisto un po’ il mio passato, mi sono un po’ impressionato. Ora però voglio tornare sul palco e spero di farlo a giugno perché il palco è la mia droga. Il nostro settore è stato messo in ginocchio e io sto ancora friggendo nella mia personale padella per la festa che dovevo fare nel 2020 e che farò nel 2022. Non vedo l’ora che si possa tornare a quel tipo di normalità”. Al termine della settimana puntata Stefano Accorsi e Ligabue annunciano una sorpresa. C’è da scommettere che sarà un altro film insieme.

Intanto Ligabue e Fabrizio Moro saranno protagonisti alla sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, sabato 16 ottobre, alle ore 16, in occasione della presentazione in anteprima esclusiva del videoclip ufficiale della canzone “Sogni di rock’n’roll”, prodotto da Raffaella Tommasi e Stefano Salvati di Daimon Film per IMAGinACTION Festival Internazionale del Videoclip. I due artisti racconteranno della loro collaborazione nel progetto e di come è stato realizzato il corto di uno dei grandi successi di Ligabue – che vi ha preso parte come attore – e che è stato diretto dallo stesso Fabrizio Moro insieme ad Alessio De Leonardis. “Sogni di rock’n’roll”, brano contenuto nel primo album del cantautore di Correggio, uscito nel 1990, era ancora sprovvisto di un videoclip ufficiale. Il cortometraggio è stato girato a Ravenna lo scorso luglio, con il contributo del Comune e della Camera di Commercio di Ravenna. La realizzazione ha richiesto 3 giorni di set, nel cast attori professionisti e oltre 150 comparse.

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