Dopo l’uscita volontaria dalla Lega, Francesca Donato è rimasta senza gruppo anche al Parlamento europeo. Identità e Democrazia – la famiglia di riferimento a Bruxelles – infatti ne ha deciso l’espulsione proprio a causa del suo allontanamento dal Carroccio dello scorso 21 settembre. La presidente di Eurexit – nota da tempo per le sue posizioni controverse su pandemia e vaccini era entrata in polemica con il cedimento di Matteo Salvini all’estensione del green pass e ora punta il dito proprio contro il leader leghista e i suoi: sarebbero loro ad aver orchestrato l’esclusione.

Donato è stata durissima sui social: “Avevo chiesto di restare come membro indipendente, ma la Lega non lo ha permesso – si è sfogata – La mia scelta è maturata dopo mesi in cui i valori in cui credo fermamente, quelli dell’uguaglianza, della libertà individuale e della dignità umana sono stati sempre più calpestati dai provvedimenti presi dal governo nazionale di cui la Lega fa parte”. L’espulsione è avvenuta “senza alcuna discussione nella riunione tenutasi ieri, né consultazione con i membri delle varie delegazioni – ha dichiarato ancora ad Adnkronos – Ricevo messaggi di stima e dispiacere da parte di colleghi italiani ed esteri che speravano che io potessi restare, come avevo richiesto. Ho sempre lavorato con impegno e assiduità, senza mai saltare una riunione nemmeno durante il lockdown, seguendo in presenza tutti i triloghi in cui si sono definiti i regolamenti dei fondi europei per la ripresa”.

“Ho sempre seguito i file che mi sono stati assegnati con precisione e puntualità – ha poi continuato – Ma anche stavolta, alla professionalità e alla competenza non si è dato peso”. Ha poi messo a confronto le “ragioni politiche” che hanno motivato la sua espulsione da Identità e Democrazia con quelle meramente “ideologiche” e non “polemiche, per contrasti personali o rivendicazioni di posizioni di potere” che l’avrebbero invece indotta ad abbandonare via Bellerio: “La sensazione che ci sia una volontà punitiva nei miei confronti – ha concluso – Mi rattrista molto e aumenta la delusione”.

Tra i membri più agguerriti del fronte no pass e dello scetticismo sui vaccini, da mesi esprimeva pubblicamente il suo dissenso sulle decisioni di Mario Draghi in merito alla pandemia. Nonostante avesse un certo riscontro da figure come gli economisti Claudio Borghi e Alberto Bagnai, si era sempre scontrata con l’ala governista del suo ex partito e, in particolare, con il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti. Ora Donato si è detta “costretta a valutare la possibilità di richiedere l’adesione ad un altro gruppo, per poter continuare a svolgere il mio mandato in modo pieno ed efficace nell’interesse del mio Paese e in particolare delle Isole italiane“. Sembra vicina Fratelli d’Italia, forza di opposizione che accoglie molte delle battaglie della parlamentare ex Carroccio. Questa ipotesi è rafforzata anche dallo scenario europeo: se rimanesse nel gruppo dei non iscritti – lo stesso in cui si trovano i Cinquestelle – sarebbe condannata alla semi-irrilevanza politica. Invece, unendosi a Giorgia Meloni, potrebbe entrare nelle file dei Conservatori e Riformisti europei – capeggiati proprio dalla leader di Fdi – che ospitano anche i sovranisti polacchi di Diritto e Giustizia, noti alla Commissione Ue per ripetute segnalazioni di violazione dello stato di diritto.

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