di Carmelo Sant’Angelo

La replica dell’onorevole Giorgia Meloni all’inchiesta giornalistica di Fanpage mette a nudo tutte le contraddizioni della destra italiana e, soprattutto, rende drammaticamente evidente la mancanza di una classe dirigente. E’ un problema serio per il nostro Paese, che, a breve, dovrebbe essere imbrigliato da una simile amazzone.

Risulta chiaro che l’on. Meloni, così come Matteo Salvini, non intende recidere il cordone ombelicale con la parte nostalgica del suo elettorato. E’ un partito che fatica a giocare nel perimetro del campo tracciato dalla Costituzione antifascista. La sindrome è quella della quarantenne che non ha ancora superato il conflitto adolescenziale con la madre. Il problema viene ignorato, evitando di fare i conti con il passato. Non è la prima volta che militanti di destra perpetuano riti e simboli fascisti, ma l’on. Meloni finge sempre di non accorgersi. Anche quando il reportage rende evidente il disvalore culturale di cui sono imbevuti quei militanti, la sorella d’Italia esige di vedere il filmato per intero. E’ come se il marito che trova la moglie a letto con l’amante pretenda di conoscere come sia iniziata la tresca e come si sia evoluta. Ma che cosa mai potrebbe giustificare un simile epilogo?

Pur di non ammettere che quelle parole siano state dette, l’on. Meloni preferisce ipotizzare che sia stato il giornalista ad istigare i comportamenti dei suoi sodali. Si tratta di una tattica di manipolazione della realtà nota come “Gaslighting”, con cui si tenta di distorcere ed erodere la percezione dei fatti. In realtà il vecchio vocabolario del Fronte della Gioventù è patrimonio comune di certi militanti, non c’è bisogno che nessuno li imbocchi.

Se Fanpage non consegna per intero il filmato allora la leader di Fratelli d’Italia adombra i propri sospetti sul montaggio. Per sostenere tale tesi nasconde la circostanza che l’ultimo fotogramma del filmato rechi l’avvertenza “continua”. Non dice, inoltre, che il contenuto del filmato sarà soggetto al vaglio della magistratura inquirente e che, inoltre, alcuni nomi di persone coinvolte sono stati bippati per non inficiare le indagini. Piuttosto che ammettere gli errori degli esponenti del proprio partito preferisce, dunque, scaricare sul giornalista la responsabilità del loro comportamento.

L’on. Meloni si cruccia anche della tempistica della divulgazione dell’inchiesta, a ridosso delle elezioni, però, usa la stessa moneta per rinfacciare alla sinistra la difesa di Mimmo Lucano, candidato alle elezioni regionali della Calabria. Non intende essere richiamata alle proprie responsabilità sostenendo l’immoralità dei propri giudici. Un goffo tentativo di ribaltare le accuse ed imporre sempre il proprio punto di vista.

Il video in parola, analizzato da uno psicologo, rivelerebbe i tratti tipici del narcisista: un manipolatore che ama colpevolizzare gli altri, spogliandosi di ogni responsabilità per evitare qualsiasi autocritica.

L’on. Meloni può stare tranquilla, non perderà nessun voto, anche se ci tiene a far apparire migliore il suo partito. Chi vota a destra teme un imminente arretramento sociale ed economico. E’ emotivamente un bambino che si tiene stretto al petto il proprio giocattolo. Su di lui la destra signoreggia con le leve dell’eccitazione emotiva e della paura. Lo illude con soluzioni semplici a problemi complessi, che in realtà non sa governare proprio perché non riesce a coglierne la complessità. La destra fa il suo gioco e gli elettori in democrazia hanno sempre ragione. Sin qui nulla di nuovo. Già Pasolini scriveva che “l’Italia non ha avuto una grande Destra perché non ha avuto una cultura capace di esprimerla. Essa ha potuto esprimere solo quella rozza, ridicola, feroce destra che è il fascismo”.

Ciò suona, però, come un’aggravante ulteriore nei confronti di una Sinistra inconcludente, che non ha saputo sottrarre i cittadini dal giogo della paura, offrendo loro la speranza di un futuro migliore e di un Paese più giusto. “Il sol dell’avvenire” è tramontato.

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