Dopo le proteste, l’appello al governo e la richiesta di più tempo a causa dei mancati adempimenti da parte di centinaia di amministrazioni locali, oggi il comitato promotore del referendum sulla cannabis ha inviato una diffida ai 1.400 Comuni che non hanno presentato nei termini di legge i certificati elettorali dei firmatari. Ad annunciarlo su Twitter è stato per primo Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, tra i promotori dell’iniziativa: “Il comitato promotore #ReferendumCannabis diffida 1.400 Comuni totalmente inadempienti nella certificazione firme – ha scritto – Metteremo in mora anche il ministero dell’Interno se non dovesse intervenire immediatamente per sanare quanto in atto in queste ore”.

Poco dopo è stato diffuso anche un comunicato in cui si spiega in maniera più approfondita la situazione: “Lo avevamo annunciato, l’abbiamo fatto – dichiara Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni e presidente del Comitato Promotore del referendum cannabis – Abbiamo ricevuto 37.500 Pec dai Comuni con allegati almeno 150mila certificati. A venerdì sera, 1.400 amministrazioni comunali non hanno risposto del tutto. Altre non hanno rispettato le 48 ore previste dalla legge, ormai diventate 96, e hanno inviato in modo parziale certificazioni d’iscrizione nelle liste elettorali delle oltre 580mila firme raccolte online sul referendum cannabis”.

Una situazione che mette a rischio addirittura la convocazione del referendum stesso, visto che la scadenza per la presentazione delle liste dei firmatari, con 500mila nomi necessari, è fissata al 30 settembre. Nel caso in cui i Comuni continuassero a non adempiere ai loro doveri, sarebbe impossibile raggiungere il quorum. Anche per questo, nelle ore scorse, dal comitato si è parlato di “boicottaggio del referendum”. E oggi si specifica che “data la situazione, tale da mettere a rischio l’intera raccolta firme, il Comitato Referendario fa presente come, a fronte del permanente silenzio istituzionale e tenuto di conto delle inadempienze dei Comuni, sarà costretto a mettere in mora anche il ministero dell’Interno se non dovesse intervenire per sanare quanto in atto in queste ore. Purtroppo sta avvenendo quello che temevamo – si legge nel documento a firma di Antonella Soldo, Riccardo Magi e Leonardo Fiorentini – Alla disparità di trattamento di questo referendum rispetto agli altri che avranno tempo fino al 31 ottobre, si è aggiunta l’inadempienza di tanti comuni italiani. Di fatto siamo di fronte a un sabotaggio che può essere evitato solo con un intervento urgente del Governo”.

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