Dopo il via libera all’obbligo di green pass anche per entrare in aziende e uffici, il governo studia modifiche alle regole sia per lo smart working sia per il lavoro in presenza. Sul primo fronte, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha parlato della necessità di un accordo quadro nazionale e il titolare della pa Renato Brunetta ha garantito che “tra un mese” ci sarà il contratto per il lavoro da remoto per gli statali. In emergenza, ai datori di lavoro era stata data la possibilità di ricorrere al lavoro agile anche in assenza degli accordi individuali previsti dalla legge 81 del 2017, uno dei provvedimenti attuativi del Jobs Act. Ora però la materia va regolata, definendo aspetti come il diritto a strumentazioni e connessioni fornite dall’azienda, la disconnessione, il buono pasto, il riconoscimento della produttività, la responsabilità in caso di incidenti.

“Se questo accordo quadro affronta i tre temi della sicurezza sui luoghi di lavoro, che diventano anche la casa, della sicurezza sui dati e responsabilità dei dati e del diritto alla disconnessione, non c’è bisogno di una legge”, ha detto Orlando, secondo cui “non si torna indietro: ognuno di noi dovrà essere adesso in grado di lavorare sia in presenza che a distanza; la stessa persona potrà avere giornate in cui lavora a distanza e altre in presenza”. Posizione ben diversa da quella del collega Brunetta che come è noto ritiene il lavoro a distanza per i dipendenti pubblici un’eccezione da eliminare al più presto.

Per quanto riguarda invece i luoghi di lavoro, secondo Il Messaggero il governo vorrebbe applicare il “modello scuola” che consente di derogare all’obbligo di tenere una distanza di sicurezza di un metro in presenza di mascherina e aerazione, posto che tutti i dipendenti dovranno essere dotati di pass. Il Comitato tecnico scientifico entro fine mese di pronuncerà sul distanziamento in tutti i luoghi chiusi e a quel punto il governo valuterà se cambiare le regole, sia per gli eventi – come chiede il ministro Dario Franceschini – sia eventualmente anche nelle fabbriche e negli uffici. Il titolare del Mise Giancarlo Giorgetti ottiene che si valuti anche la riapertura delle discoteche (cavallo di battaglia leghista) e chiede che per i lavoratori sospesi i datori non paghino i contributi previdenziali.

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