Mi rendo conto di essere un disco rotto, che ripete sempre la stessa musica. Ho scritto mille volte che nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, in cui la maggior parte delle risorse va alla transizione ecologica, mancano seri riferimenti a biodiversità ed ecosistemi, come invece chiedono le linee guida europee. Ho scritto che il Decreto semplificazioni concede risorse per assumere altri burocrati ma non per assumere esperti di valutazione di impatto ambientale. Il disco rotto, però, mi pare quello governativo.

Oggi vedo uno spot in tv. Si cercano 500 laureati per la realizzazione del Pnrr. Oh, finalmente. Vedo i profili richiesti e mi dico: ma ci deve essere un errore! Così cerco in rete e trovo il comunicato dove sono elencati i profili. Le assunzioni sono così suddivise:

198 unità per il profilo economico;

125 unità per il profilo giuridico;

73 unità per il profilo statistico-matematico;

104 unità per il profilo informatico, ingegneristico, ingegneristico gestionale.

Queste sono le professionalità necessarie per attuare la transizione ecologica? Concordo che siano necessarie, ma certamente non sono sufficienti. Dove sono gli esperti di ambiente? La transizione ecologica dovrebbe richiedere anche laureati in scienze ambientali, scienze naturali, scienze biologiche, scienze agrarie e forestali. E le competenze dovrebbero derivare da specifici indirizzi sviluppati in lauree magistrali e dottorati. Bastano economisti, giuristi, statistici e ingegneri per attuare la transizione ecologica? Ho scritto anche su questo.

Se il ministero della Transizione ecologica è stato affidato a un fisico con forte tendenza verso le tecnologie e scarse competenze in ecologia e se mancano esperti di ambiente nell’intera compagine governativa, è chiaro che non si senta la necessità di reclutare profili professionali che esulino dalle proprie competenze. Magari potrebbero dire cose che non piacciono, o che non si capiscono. Che il ministro per la Transizione ecologica consideri gli ambientalisti (radical chic) i veri nemici dell’ambiente mi preoccupa non poco, visto che non ritiene che esistano ambientalisti che non siano radical chic. Lo deduco dal fatto che non si pensi di reclutare ambientalisti in questa roboante campagna di assunzioni.

Ora, gli economisti (mainstream) sono i responsabili dei sistemi economici che hanno reso necessaria la transizione ecologica, con il passaggio da sistemi di produzione e consumo insostenibili a sistemi sostenibili. E i giuristi sono i principali responsabili della giungla normativa che affligge i sistemi produttivi, e non solo. Ovviamente abbiamo bisogno di nuovi economisti e di nuovi giuristi, che correggano gli errori di chi li ha preceduti. Vanno benissimo gli statistici, ma chi fornisce loro i dati sullo stato dell’ambiente che dovrebbero validare l’efficacia delle azioni verso la sostenibilità? Benissimo gli ingegneri, che dovranno inventare nuove tecnologie per la sostenibilità. Ma come si valuterà l’efficacia delle loro invenzioni e del loro impatto sull’ambiente? Un impatto che dovrebbe finalmente essere positivo?

Ogni volta che il governo intraprende un’azione all’interno del Pnrr arriva la conferma che non ci sia alcuna volontà di attuare la transizione ecologica. I fondi saranno gestiti da economisti e ingegneri gestionali, e mi va bene, ma per quali fini? Un conto è la buona gestione amministrativa, ma questi sono gli adempimenti. Le finalità sono definite dalla transizione ecologica verso la sostenibilità.

Io sarò pedante, noioso, ripeterò sempre le stesse cose. Me ne rendo conto. Annoia pure me sbattere contro il muro di gomma di chi dice di voler fare una cosa e poi fa esattamente il contrario. Smettiamo di dirglielo? Lasciamo correre? Ci rassegniamo?

Giuseppe Conte è andato a trovare Roberto Cingolani e ha cercato di farlo ragionare. A parole ha avuto grande successo. Ma la squadra che dovrà attuare queste politiche da chi è composta? Mi direte: c’erano talmente tanti ecologi nei quadri operativi che si è deciso, finalmente, di assumere un po’ di economisti, giuristi, statistici, e ingegneri. I pochi che ci sono non bastano.

Nelle discussioni di post passati i commentatori mi hanno accusato di voler assumere solo ecologi, altri mi hanno spiegato che le tecnologie sono importanti. Come in questo post, ripeto ogni volta che sono le tecnologie a permettere la transizione ecologica, e che di economia e legge se ne debbano occupare economisti e giuristi, ma che se si vuole la transizione ecologica ci vogliono anche gli ecologi, nel senso ampio della parola. Come si può pensare che non servano? Vabbè, per il ministro della Transizione ecologica sono la causa dei problemi ambientali.

Prima o poi, la Commissione farà una valutazione della coerenza dei nostri investimenti per promuovere la transizione ecologica. Temo che comunque approveranno il nostro operato, perché ci hanno dato tantissimi soldi, e dire che li stiamo spendendo male renderebbe palese un errore decisionale da parte della Commissione. Il governo lo sa. Forse, davvero, ci dobbiamo rassegnare. Ci penserà la natura a fare i conti con la nostra dissennata astuzia.

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