È così che iniziano i vari messaggi sui social di donne e uomini afghane che cercano di resistere in queste ore ai talebani in Afghanistan! Nei giorni passati migliaia di persone si sono riversate nelle strade di Kabul, di Herat, di Mazar-i-Sharif e in tante altre province più remote di giorno e di notte. Eccezionale! Rimango in silenzio. Dignità, coraggio “Non abbiamo paura di morire! Noi siamo immortali!” urla una donna.

Dice un detto: “Voi avete l’orologio, noi abbiamo il tempo”. Le donne afghane, il popolo afghano hanno il tempo e la determinazione. A dimostrazione che le armi non sono tutto, l’Afghanistan, araba fenice, risorge, non importa per quanto, l’importante è risorgere.

Le giovani scese in questi giorni non hanno bandiere né partiti né associazioni di riferimento, sono semplicemente le donne afghane! quelle cresciute in questi venti anni di richiesta continua di pace e possibilità, seppur limitata, di accesso allo studio, alla salute, a quei minimi bisogni di base, inclusi i social e la connessione ad un mondo globalizzato di cui anche la gioventù afghana vuole far parte.

Ci sono al loro fianco le madri, quelle che hanno raccontato cosa era il regime talebano della fine degli anni ’90, quando le donne si suicidavano come le foglie che cadono alla prima folata di vento d’autunno perché l’orrore era troppo da sopportare e non avevano più speranze. Oggi di nuovo, non hanno nulla da perdere ma scendono per strada a manifestare mentre la comunità internazionale forse ha fretta di spegnere i riflettori in un Paese scomodo, tiro a bersaglio del resto del mondo.

Oggi è l’11 settembre, esattamente 20 anni fa cadevano le torri gemelle per un attacco fatto da Al Qaeda, movimento jihadista protetto dai talebani in Afghanistan. Talebani considerati allora terroristi insieme ad Al Qaeda. Gli stessi che negli ultimi anni sono stati coinvolti negli accordi di Doha, in cui gli Stati Uniti hanno cercato di sdoganarli come presentabili agli occhi del mondo e della popolazione afghana. Poi la gente si chiede perché non c’è stata resistenza da parte dell’esercito afghano? Forse sapevano delle scelte fatte da altri, scelte non della popolazione afghana? Forse hanno deciso che non valeva la pena di combattere non con le armi ma in un’altra maniera?

Questo Paese è un territorio utilizzato per sperimentare sin dagli anni ’80 i primi jihadismi. I talebani, un innesto voluto in cui oggi sono confluiti gruppi estremisti di tutte le guerre che hanno attraversato purtroppo gli ultimi 20 anni di storia nel mondo, Iraq, Siria, Yemen, zona del Sahel, Cecenia, etc. Per noi di Fondazione Pangea è impossibile dimenticare quanto visto e ascoltato in venti anni di lavoro in questo Paese.

I talebani sono e rimarranno dei terroristi violenti e misogini. Impossibile pensare a loro come portatori di pace e stabilità in Afghanistan. Le loro ultime dichiarazioni sulle donne in politica la dicono lunga sulle loro intenzioni: “Le donne non possono fare le ministre, sarebbe un peso troppo grande, devono fare figli”.

Se l’Europa cederà, deresponsabilizzandosi, sui diritti umani delle donne e dei bambini, sulla libertà di stampa, di movimento, di voto, sull’accesso all’educazione, alla salute, all’alimentazione, allineandosi verso le politiche che restringono tali libertà e diritti nei paesi oggi apparentemente favorevoli al regime talebano come la Cina, il Qatar, la Turchia, perderemo tutti, non solo la popolazione afghana!

Perché questi valori fondamentali non possono essere merce di scambio tra Paesi! Ma poi in cambio di cosa? dell’orrore? della guerra? di più profitto, più armi, più droga in circolazione? di più ignoranza, più paura, più odio nel mondo? Di nuove forme di teocrazia misogina nella povertà estrema delle diseguaglianze? Se oggi le donne e la popolazione afghana rimarranno sole perderemo tutti! Se vuoi la pace prepara la pace, se vuoi la guerra prepara la guerra.

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