Sono le 8.46 del mattino (le 14.46 in Italia) di vent’anni fa. In quel momento, il primo dei quattro voli dirottati dai terroristi di Al Qaida attraversa il cielo di New York a tutta velocità e si schianta contro la Torre Nord del World Trade Center. Inizia così l’11 settembre, il giorno dell’attentato che avrebbe portato al crollo delle Torri Gemelle, causando la morte di 2.997 persone e cambiando la storia. Ecco tutte le tappe che hanno scandito quella giornata.

Sono le 5.45 quando i dirottatori Mohammed Atta e Abdulaziz al-Omari eludono i controlli di sicurezza dell’aeroporto di Portland diretti a Boston. Qui, insieme ad altri tre terroristi, si imbarcano sul volo American Airlines 11 diretto a Los Angeles, con a bordo 92 persone. I cinque prendono il controllo dell’aereo che, tre ore più tardi, si schianterà nel centro di New York: l’impatto avverrà tra il 93esimo e il 99esimo piano del grattacielo Nord a una velocità di 710 chilometri l’ora.

Pochi minuti più tardi, lo United Airlines 175, partito sempre da Boston e dirottato da altri cinque uomini, si schianta sulla Torre Sud, tra il 77esimo e l’85esimo piano, a 870 chilometri l’ora. Sono le 9.03 e l’impatto avviene in diretta tv. Dopo il primo violento impatto, infatti, le telecamere dei media del mondo sono puntate sul World Trade Center alla ricerca di notizie per quello che, almeno all’inizio, appare come un’incidente. Un’ipotesi che, di fronte al secondo schianto, sarà però presto accantonata in favore di quella dell’attentato.

Appena mezz’ora dopo, il copione si ripete e Al Qaeda colpisce il suo terzo bersaglio: alle 9.37 il volo American Airlines 77, partito dal Dulles International Airport di Washington con destinazione Los Angeles, centra il Pentagono, la sede del Dipartimento della Difesa americana, in Virginia. L’attacco causa il crollo della facciata ovest dell’edificio e la morte di 189 persone in totale: 125 all’interno della struttura più i 64 passeggeri del volo, tra i quali ci sono anche i cinque terroristi responsabili del dirottamento.

Nel frattempo, venuta a conoscenza dei dirottamenti e dei seguenti attacchi coordinati, l’Amministrazione dell’Aviazione Federale trasmette l’ordine di bloccare tutti gli aerei civili all’interno dei confini degli Stati Uniti e ordina a quelli già in volo di atterrare immediatamente. In un attimo, alle 10.42, a tutto il traffico aereo civile internazionale viene proibito di atterrare negli Stati Uniti. Il blocco rimarrà in vigore per tre giorni.

Sono ormai le 10,00 del mattino a New York, e mentre sta divenendo chiaro che si tratta di un atto terroristico, una delle Twin Towers, quella rivolta a sud, collassa su se stessa e si abbatte al suolo davanti alle telecamere di tutto il mondo. E’ passata solamente un’ora dal momento dell’impatto ma l’urto è stato talmente forte da aver compromesso la tenuta strutturale dell’edificio e meno di mezz’ora più tardi, precisamente alle 10.28, la stessa sorte toccherà alla Torre Nord. Subiscono danni anche alcuni dei palazzi circostanti, uno dei quali crollerà dopo le 12.30, e già da diversi minuti si susseguono le scene di persone, rimaste intrappolate tra le fiamme, che si gettano nel vuoto in preda alla disperazione, piuttosto che morire carbonizzate o intossicate. La polizia parla di migliaia di morti e feriti: entro la fine della giornata si conteranno 2.606 vittime sotto le macerie del World Trade Center.

Ma il piano di Al Qaeda non è ancora realizzato per intero. E in effetti non lo sarà mai. Circa 30 minuti dopo l’attentato al Pentagono, arriva infatti la notizia di un quarto e ultimo velivolo coinvolto nell’offensiva: poche ore prima ha lasciato l’aeroporto di Newark, vicino a New York, per fare rotta su San Francisco ma i terroristi ne hanno preso il controllo presumibilmente con l’intento di virare su Washington per colpire la sede del Congresso. Con un gesto che diventerà materia delle sceneggiature cinematografiche, i passeggeri del Boeing 757 riescono ad avere la meglio sul commando e fanno schiantare l’aereo a Shanksville, nelle campagne della Pennsylvania.

Oltre alle immagini in trasmesse in mondovisione, resta una scena simbolo degli attentati dell’11 settembre la reazione di George W. Bush, divenuto presidente degli Stati Uniti otto mesi prima. Bush Jr. si trova nella classe di un scuola elementare in Florida quando il capo dello staff presidenziale gli avvicina e gli sussurra che anche un secondo aereo ha colpito le Torri Gemelle. Il presidente decide di rimanere nella classe a leggere con i bambini la favola della capretta. ”Il suo viso cambiò colore”, racconterà dieci anni dopo l’ex alunna Mariah Williams. “Capimmo che qualcosa di brutto stava succedendo”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: il tuo contributo è fondamentale

Il tuo sostegno ci aiuta a garantire la nostra indipendenza e ci permette di continuare a produrre un giornalismo online di qualità e aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per il nostro futuro.
Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Vent’anni dall’11 settembre, Vidino: “L’interventismo è una strategia fallimentare, ecco la lezione che la storia ha impartito agli Usa. Afghanistan? Rimasti a lungo per paura e interessi delle lobby”

next
Articolo Successivo

Quell’11 settembre vivemmo un pezzo di storia. Chi l’avrebbe detto che, vent’anni dopo, saremmo tornati al punto di partenza?

next