Matteo Renzi tira dritto: referendum per abolire il reddito di cittadinanza. Giovedì c’è stata la presentazione ufficiale del quesito al Tg4. Il leader di Italia Viva rischia però di ritrovarsi al suo fianco solo Matteo Salvini e Flavio Briatore secondo cui il sussidio andrebbe sospeso perché altrimenti “in estate i giovani non hanno voglia di lavorare” . Difficile capire questo accanimento contro una misura a sostegno dei più deboli che ha un costo complessivo non in grado da cambiare nel bene o nel male la situazione delle nostre finanze pubbliche. Nell’anno della pandemia la misura ha assorbito circa 10 miliardi di euro su una spesa pubblica complessiva che ammonta circa 800 miliardi. Un aiuto che vale al massimo 500 euro, a cui si sommano fino a 280 euro per chi risiede in affitto. Eppure, ancora ieri, in un’intervista a La Stampa Renzi ha confermato la sua intenzione di procedere nella raccolta firme per la consultazione anche perché il reddito di cittadinanza “è andato pure ai criminali”.

La sociologa Chiara Saraceno, che presiede il comitato per la valutazione del reddito di cittadinanza, chiede oggi a Renzi se sia opportuno spendere uno strumento prezioso come il referendum per provare a cancellare una misura di lotta alla povertà. “Sula necessita di cambiare il reddito di cittadinanza esiste largo consenso. Non sembra che esista un’opposizione a modifiche tale da richiedere di mettere in campo, e sprecare, uno strumento importante e delicato come un referendum popolare, con il rischio di inquinare dibattito”, scrive Saraceno su La Stampa. Se davvero Renzi volesse migliorare la misura dovrebbe “formulare proposte precise su come il rdc andrebbe a suo parere cambiato, e su come si dovrebbe intervenire ai vari livelli dell’implementazione, confrontandosi con le proposte già sul campo”, aggiunge la sociologa.

Sui correttivi il governo è già al lavoro da tempo, proprio con l’aiuto della professoressa Saraceno. In particolare si valuta una modifica della scala di equivalenza per evitare di penalizzare le famiglie numerose e rivedere il peso dell’affitto sul sussidio a seconda del territorio di residenza. Due delle criticità della misura emerse in questi primi anni di applicazione. Si stanno inoltre facendo i calcoli su quanto potrebbe costare eliminare l’interruzione di tre mesi prevista dopo 18 mesi che si percepisce il sussidio, magari guardando solo alle famiglie con minori.

Ieri sulla prima pagina del Corriere della Sera il docente di scienze politiche dell’università statale di Milano, Maurizio Ferrera ha ricordato come “Nessuna politica pubblica nasca perfetta” e come nel reddito di cittadinanza ci siano dei “difetti di progettazione” che richiedono dei correttivi. Tuttavia, aggiunge Ferrera, “non si può ricominciare ogni volta da capo” anche perché “nell’anno della pandemia la povertà è aumentata ma l’aumento sarebbe stato molto maggiore in assenza si questa misura”. Ferrera ricorda poi come anche Francia e Germania, nonostante un apparato con organici più nutriti e rodati, fatichino a reinserire nel mercato del lavoro i percettori di sussidi. Un problema che in Italia è esacerbato anche dalla bassissima scolarizzazione di gran parte di chi beneficia del reddito.

Sotto sotto dove tira il vento Renzi lo ha annusato. Al di là dei roboanti annunci, il leader di Italia Viva rivendica il merito di aver favorito un ripensamento sulla misura che porterà a modifiche migliorative. “Appena io faccio uscire sul mio libro l’idea di un referendum partono due diverse reazioni: la prima di chi dice tutto sommato abbiamo fatto un errore (riferendosi a Salvini, ndr) la seconda è quella di Pd e Movimento 5 Stelle che hanno cominciato a dire che la misura si può migliorare”, ha affermato Renzi a La Stampa aggiungendo che per lui si tratti di una “partita win win”. Chiara Saraceno guida il comitato di valutazione del Rdc dallo scorso marzo mentre il libro di Renzi è uscito in luglio, ma pazienza.

Tagliente il commento della sottosegretaria all’Economia Maria Cecilia Guerra: “La proposta di abolire il reddito di cittadinanza è una boutade. Una misura universale di lotta alla povertà, che abbiamo raggiunto ultimi in Europa insieme alla Grecia, non può essere abrogata”, pensare di cancellarla “è superficiale e propagandistico“. La sottosegretaria ha anche riconosciuto al Movimento 5 Stelle “il grande merito di averci messo un finanziamento adeguato”. Ieri il segretario del Pd Enrico Letta, ha affermato “Nessuna cancellazione di questo strumento ma noi, come il premier Draghi, crediamo in un suo miglioramento”

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