Le mamme lombarde sono imbufalite, per nulla convinte d’avere figli “sdotati”. E che la regione più “ricca” d’Italia finisca per dare solo metà della “dote scuola” promessa, e gli altri aventi requisiti e diritto “ciccia”. Anche quest’anno il bando sostiene con 200 euro l’acquisto di libri di testo, dotazioni tecnologiche e strumenti per la didattica in favore degli studenti di età compresa tra i 3 e i 21 anni, con Isse sotto i 15.748,78. Uno spot puntuale per il Pirellone che reclamizza con enfasi il suo “sostegno essenziale all’accesso e la libertà di scelta educativa”.

Il 23 agosto scorso sono poi uscite le graduatorie con la brutta sorpresa: su 124.821 domande ammesse, stando all’elenco pubblicato sul Bollettino Ufficiale di Regione Lombardia, solo 78.841, riceverà il contributo, poco più della metà appunto. Le risorse stanziate quest’anno erano 11 milioni e mezzo di euro. Nel 2018-2019 erano 14.327.105 euro, in pratica sono calate di tre milioni. Nell’anno più duro per le famiglie causa Covid. La disponibilità finanziata ha fatto sì che a metà dell’elenco degli ammessi sia calata la taglierina degli uffici regionali, chi dentro chi fuori. E chi è fuori, difficilmente si rassegna.

“E’ una cosa che mi sta tormentando da giorni”, racconta Monica al fattoquotidiano.it, che ha quattro figli e aveva pensato di ricevere l’aiuto promesso e strombazzato sui siti e social della Regione. La doccia fredda giusto a pochi giorni della ripresa delle lezioni. “Ho ricevuto da Regione Lombardia la mail con la quale mi viene comunicato che le domande dei miei quattro figli sono state ammesse ma non finanziate per mancanza di fondi!”. Racconta Monica che la questione è di principio ma anche di sostanza. “La notizia mi ha spiazzato. Il solo costo dei libri per i miei figli (di 1a, 3a media e di 4a e 5a superiore) si aggira intorno ai 900 euro, se poi aggiungo quaderni, materiale didattico, contributi “volontari” richiesti dalle scuole, etc, ne spenderò altrettanti”. Quei 200 euro a figlio “mi consentivano di affrontare le spese per l’istruzione con più serenità. Ora mi trovo, a due settimane dell’inizio della scuola, con questa notizia veramente difficile da digerire. Anche perché negli scorsi due anni l’avevo avuta e proprio quest’anno nulla, anno difficilissimo per le famiglie. Ho provato a chiamare gli uffici competenti, nessuno ha risposto”.

E certo non è la sola né la prima a provarci, perché è in compagnia di quasi 46mila mamme e papà rimasti senza dote. Tra loro c’è chi ha visto sfumare il contributo per un soffio, come scrive da Lodi la signora Fizzadi: “Ma quindi per 200 in più di Isee non posso avere la dote scuola”. “Nella mia situazione si troveranno molte altre famiglie (nella graduatoria sono il n. 35771 degli ammessi e non finanziati). Mi chiedo come sia possibile, soprattutto in questo particolare periodo dove le difficoltà economiche delle famiglie sono più evidenti, che un sostegno così importante per il diritto allo studio venga meno e che non siano stati ben calcolati i fondi”. In mancanza di risposte da parte della Regione la pagina social della “dote” si riempie di lamentale. “Buongiorno – scrive Anna – Mi è arrivata un email per il contributo dote scuola: domanda ammessa ma non finanziata. Questo vuol dire che dovrò pagare di tasca mia libri scolastici?”.

La risposta che va per la maggiore è un invito a scrivere e telefonare agli “uffici competenti” (e puntualmente qualcuno fa notare che, complice il periodo, nessuno risponde). Per molti la misura era più che uno sconto. “Avete accettato millemila domande e mandate manda mail che la domanda è accettata ma non è finanziabile. Essendo disoccupata lo scorso anno non ho mai avuto un ISEE così basso. Sono perplessa”. Tra gli “sdotati” c’è chi contesta alla radice criteri di selezione e premio in palio. “Non è possibile ampliare il valore Isee anche leggermente?” chiede da Elena da Treviglio. Gli risponde un altro utente deluso: “Ottima domanda, anche perché ho visto tanta gente che proprio non sa cosa farsene della dote scuola, piuttosto date un po’ meno, ma date un po’ a tutti”.

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