Altre immagini da un carcere, di nuovo un corpo abusato e maltrattato da poliziotti penitenziari, funzionari dello Stato che dovrebbero custodirlo e tutelarlo. Ieri sera il Tg1 ha mostrato un video ripreso da telecamere nel carcere di Monza e risalente a un paio di anni fa, nel quale un uomo veniva picchiato nel corridoio della sezione e poi trascinato in cella.

Era il 6 agosto 2019 quando il fratello di quell’uomo compose il numero telefonico dell’ufficio di Antigone. La cognata era stata a colloquio con il marito e lo aveva trovato tumefatto. Temevano ulteriori vessazioni. Come troppe volte succede, a seguito del pestaggio l’uomo aveva anche subito un procedimento disciplinare ed era stato posto in isolamento. Oltre il danno la beffa. Era stato lui, secondo la versione dei poliziotti, ad aggredire per primo. Sarebbe stato dunque necessario procedere a quella che non era altro che un’azione di legittima difesa.

Immediatamente noi ci rivolgemmo all’Amministrazione penitenziaria della Lombardia che, con una prontezza di cui va dato atto, intervenne nell’istituto e si accertò che il detenuto fosse al sicuro. Pochi giorni dopo, gli avvocati di Antigone presentarono un esposto presso la Procura della Repubblica di Monza. Le indagini sono andate avanti per due anni. Lo scorso 2 luglio il giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per cinque poliziotti penitenziari, tra cui un ispettore capo e un commissario capo.

I reati ipotizzati sono lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, omessa denuncia di reato, abuso d’ufficio. Nel frattempo, nel maggio scorso, Antigone è stata ammessa come parte civile nel procedimento penale. Gli eventi, scrive il giudice, sono di gravità tale da riguardare un’associazione a tutela dei diritti umani. Antigone “si è inoltre occupata specificatamente ed attivamente del caso per cui si procede, come dimostrato dall’esposto presentato (…) dimostrando così di avere un interesse concreto e diretto all’esito della vicenda”.

La prima udienza del dibattimento si terrà il prossimo 16 novembre. Ci auguriamo che si arrivi in fretta a ristabilire verità e responsabilità. Quando ci sono le immagini, a Monza come a Santa Maria Capua Vetere, l’omertà e lo spirito di corpo – ancora troppo presenti in carcere – hanno assai meno possibilità di vittoria.

Come Antigone ha più volte ribadito nelle ultime settimane tanto alle autorità governative italiane quanto a quelle europee, è necessario prevenire la violenza in carcere attraverso una predisposizione adeguata di videocamere capaci di mantenere le registrazioni in memoria per tempi sufficientemente lunghi (le 36 ore oggi previste sono del tutto insufficienti).

È inoltre necessario introdurre strumenti di identificazione del personale penitenziario e una formazione comune e costituzionalmente orientata. È poi fondamentale che la politica e l’amministrazione diano segnali forti di condanna di ogni abuso di potere nei confronti delle persone in custodia. In questi anni molto è stato fatto per contrastare il senso di impunità di quella minoranza delle forze dell’ordine che interpreta malamente il proprio ruolo.

Quel che accade oggi accadeva ragionevolmente anche vent’anni fa, ma mai avevamo visto tante indagini, rinvii a giudizio, condanne. Oggi le persone detenute si fidano di una realtà come Antigone e si rivolgono a noi senza paura di denunciare. È fondamentale che lo Stato sia sempre vicino, in ogni sua forma, a questo percorso di civiltà.

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