Ero no vax, ma dopo il ricovero per Covid, mi sono convertito”. Inizia così la testimonianza di Mirko (nome di fantasia), un 49enne lombardo che dopo aver passato oltre un mese in reparto a causa del virus è riuscito ad uscirne “cambiando radicalmente” la propria posizione sui vaccini. Prima del contagio, pensava che non si sarebbe mai vaccinato. “Non per ragioni ideologiche, ma per ragioni che ritenevo pratiche e scientifiche: dalle tempistiche di elaborazione dei vaccini, alla disponibilità sui mercati fino alla questione dei big pharma”. Ma a febbraio di quest’anno inizia ad avere i primi sintomi influenzali: “Ho respinto subito l’idea del contagio”. Ma alla fine è costretto a recarsi in ospedale dove per oltre due settimane respira soltanto grazie al casco.

“Quando hai il Cpap in testa hai molto tempo per pensare. Il tempo non passa mai e i secondi sembrano anni. Lì ho maturato il cambio di posizione e sono uscito da quell’esperienza come una persona diversa”. Da allora racconta ai suoi conoscenti la sua esperienza. “Alcuni amici contrari ai vaccini hanno cambiato idea, altri non mi rispondono, ma l’esperienza vale più delle informazioni che si trovano su internet”. E quando vede alla televisione le immagini delle piazze contro la vaccinazione che cosa pensa? “Ci possono essere ragioni oggettive di titubanze ma andrebbero affrontate facendo dei tour o delle giornate di ricovero negli ospedali”. In gioco secondo Mirko non c’è la libertà. “Libertà di cosa? Libertà di ammalarsi?”, si chiede. “È una bestialità perché così si contribuisce a diffondere il virus e poi perché ho visto con i miei occhi come la macchina della sanità si spende per curare una singola persona. Non può esserci la libertà di ammalarsi, se c’è un’alternativa, anche perché le conseguenze sono un domino che non riguarda solo te”. Mirko racconta con sofferenza la sua esperienza, ma chiede di rimanere anonimo perché crede che “i no vax siano molto più intolleranti della tolleranza che chiedono verso il loro essere contro”. Ma la sua testimonianza è stata condivisa anche con altri pazienti del reparto di medicina interna dell’ospedale di Magenta per lanciare un messaggio chiaro: “Vaccinatevi e cambiate il punto di vista con il quale vi informate”.

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