La ripresa dell’economia dell’Eurozona resta appesa all’andamento della campagna vaccinale e alla diffusione delle varianti. Per ora “è in marcia, ma la pandemia continua a rappresentare un’ombra“, ha spiegato la presidente della Bce Christine Lagarde al termine della prima riunione del board dopo l’annuncio del “nuovo corso” sull’obiettivo di inflazione che è diventato simmetrico al 2%. La variante Delta è motivo di “crescente incertezza” e nel terzo trimestre dell’anno potrebbe colpire il settore dei servizi e del turismo, ha detto l’ex direttrice del Fmi, sottolineando però che i rischi “sono ampiamente bilanciati” e il piano Next generation Eu riveste “un ruolo chiave”.

Per ora, l’economia appare avviata su un sentiero di “forte crescita”, in particolare grazie alla manifattura, nonostante “colli di bottiglia dal lato dell’offerta stiano rallentando la produzione nel breve termine”. La spesa per i consumi è in crescita, rafforzata da “migliori prospettive sul fronte dell‘occupazione, aumento della fiducia e supporto dei governi” mentre la ripresa della domanda a sua volta “fa aumentare l‘ottimismo delle imprese” cosa che “supporta gli investimenti”. Per la prima volta da inizio pandemia, inoltre, “la nostra indagine sul credito bancario indica che il finanziamento di investimenti fissi è un fattore importante che guida la domanda di prestiti”. L’attività economica dovrebbe tornare ai livelli pre crisi nel primo trimestre del prossimo anno, ma “c’è ancora una lunga strada da percorrere prima che il danno causato dal virus sia riparato” e “ci sono ancora 3,3 milioni di occupati in meno rispetto al pre Covid, soprattutto tra giovani e lavoratori poco qualificati”.

Il direttivo dell’Eurotower ha lasciato invariati i tassi e rivisto la formula utilizzata per indicare agli investitori le future intenzioni della banca centrale (forward guidance): i tassi, si legge nel comunicato, “rimarranno ai livelli attuali o inferiori fino a quando non vedrà l’inflazione raggiungere il due per cento ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e durevolmente per il resto dell’orizzonte di proiezione”. L’orientamento di politica monetaria resta “molto accomodante” e la Bce assicura di essere pronta “ad adeguare tutti i suoi strumenti, se necessario, per garantire che l’inflazione si stabilizzi al suo obiettivo”.

Allo stesso modo non è alle viste una revisione del piano di acquisto straordinario di titoli legato alla crisi pandemica (Pepp): accanto al quantitative easing (con acquisti per 20 miliardi al mese) il Consiglio direttivo continuerà a effettuare acquisti netti di attività “con una dotazione complessiva di 1.850 miliardi di euro almeno fino alla fine di marzo 2022 e, in ogni caso, fino a quando non giudicherà conclusa la fase di crisi del coronavirus”. Riconfermate anche le operazioni di rifinanziamento a lungo termine per le banche. La politica monetaria insomma sarà “paziente“, “nessuno di noi vuole una prematura stretta”. Le previsioni che saranno stilate a settembre “saranno più indicative” sulla ripresa economica e avranno un “impatto” sulle decisioni.

A giugno 2021, ha ricordato Lagarde, “l’inflazione nell’Eurozona è stata dell’1,9%” ma è una “crescita temporanea guidata dai prezzi energetici e da effetti che a inizio 2022 saranno svaniti: per questo “ci aspettiamo un aumento ulteriore nei prossimi mesi seguito da un nuovo calo il prossimo anno“. Tutto considerato, “le previsioni a medio termine sono ancora al di sotto dell’obiettivo della Bce”.

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