di Roberto Del Balzo

Quando la professoressa Elsa Fornero, nel dicembre del 2011, ci raccontò la sua riforma noi eravamo lì ad ascoltarla. Mentre parlava le lacrime sulle sue rughe riflettevano il nostro dolore, impotente e responsabile. Bisognava accettare una legge che avrebbe fatto coincidere il nostro ultimo giorno di lavoro con un piede già nella bara. La terza età passata a timbrare il cartellino, tra un esame alla prostata e giovani colleghi attivi, troppo attivi, magari famelici carrieristi che iniziano una vita già vissuta e che sono pronti a calpestare tutto e tutti. Un incubo.

Sono passati dieci anni. Quella legge ha fatto comodo a tutti. La Fornero stessa ha sempre solo raccontato il momento storico contingente: cara signora, o così oppure finiamo come la Grecia, questo il refrain. Adesso, nell’anno del Dragone italiano, ritorna. Uguale a dieci anni fa, nulla l’ha scalfita.
Ma cosa c’è che non va in questo paese dove non ci sono alternative a chi ha rappresentato uno dei momenti peggiori della nostra vita?

Non potremo più scegliere come morire. A un certo punto della vita, quando della stessa vita ne rimane ancora poca, quando faremmo di tutto per non vedere più un torchio, un collega, il capo e tutto quel coacervo di personaggi che ci ha girato intorno per quasi un terzo della nostra vita saremo costretti a continuare. Aggrappati alle benzodiazepine ci faremo anestetizzare mentre mangiamo un tramezzino freddo in pochi minuti, quando il nostro tempo sta per scadere come l’ora di pausa. Perché guardandosi indietro è tutto troppo lontano ormai e davanti l’orizzonte non esiste più, c’è una linea ben definita che fa paura. C’è sempre qualcosa che non va, i conti non tornano mai e mai torneranno, l’Europa ci richiama, i governi precedenti che nulla hanno fatto, purtroppo saranno quelli futuri per la famosa storia dei corsi e ricorsi storici.

La legge Fornero è come una sentenza di ergastolo. Non potremo mai, magari solo per un giorno, pensare di guardare il nostro posto di lavoro pensando con sollievo che non lo vedremo mai più e fare pace con le nostre ossa, perché il lavoro di tanti non è quello di farsi venire le piaghe da decubito sul sedere come un politico, ma stare al freddo, con la schiena piegata tutto il giorno, magari rischiando anche la vita. Forse siamo troppo “choosy”, chissà. La Fornero per me è un incubo che ritorna, un Freddy Krueger del cartellino che imposta il nostro futuro incatenato alle bollette da pagare.

Neanche riducendoci la pensione ci è dato più tempo da vivere. Da qualche parte ci sarà sempre un ricatto, il debito lasciato ai giovani, l’Europa che reclama riforme e via discorrendo. Se la somma di più indizi fa una prova sappiamo già che cosa aspettarci.

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