Se n’è andato seduto alla sua scrivania mentre lavorava a una nuova edizione del suo libro Suburbia, la cronaca della sua vita iniziata in periferia che lo aveva portato a diventare uno dei giornalisti più noti di Inghilterra. È morto a 70 anni David Randall, ex vicedirettore dell’Observer. Nato a Ipswich, nel Suffolk, nel 1951, i suoi inizi nel giornalismo risalgono agli studi di economia a Cambridge, quando è stato invitato a scrivere per il giornale studentesco dell’università, Varsity, dal suo editore, Jeremy Paxman.

Dopo un breve periodo come comico professionista e responsabile marketing per un’azienda di cosmetici, nel 1974 è entrato come tirocinante reporter nel Croydon Advertiser, del quale è diventato direttore nel 1980 quando il giornale vantava il settimanale locale più diffuso in Gran Bretagna. Nel 1981 è entrato a far parte dell’Observer come vice capo della redazione sportiva. In seguito è diventato vicedirettore ed è stato coinvolto nell’evoluzione del giornale.

Nel 1987 ha infatti trascorso del tempo negli Stati Uniti per studiare i sistemi informatici editoriali, prima di tornare in Gran Bretagna per aiutare a supervisionare il trasferimento del quotidiano alla nuova tecnologia di produzione. Dopo aver lasciato l’Observer nel 1993, ha portato avanti l’appello nazionale in Ruanda per il Comitato di emergenza che ha raccolto oltre 30 milioni di sterline per aiutare i sopravvissuti al genocidio che ha colpito il Paese. Randall ha poi continuato a offrire consulenze a diversi giornali di tutto il mondo sulle nuove tecnologie e ha insegnato giornalismo in Africa, in Russia e Asia centrale.

Esperienze che lo hanno portato a scrivere, nel 1996, The Universal Journalist, edito in Italia con il titolo di Il giornalista quasi perfetto, un manuale di giornalismo ancora oggi ampiamente utilizzato per la formazione dei cronisti. In seguito, Randall è entrato a far parte del quotidiano Independent come dirigente editoriale senior prima di ritirarsi per dedicarsi ai suoi hobby di golf, giardinaggio e alla scrittura di libri. In Italia era noto anche per la sua collaborazione con la rivista Internazionale.

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