Il tripudio di colori amplificato dalla luce morbida del tramonto, la voce calda e sensuale di Cosma al pianoforte e questi abiti favolosi, da principessa 2.0, che scivolavano uno dopo l’altro, sinuosi, frusciando sensualmente sulle passerelle galleggianti allestite nello spazio delle Gaggiandre. Pierpaolo Piccioli regala un’emozione e riporta l’Alta Moda a fasti che non si vedevano da tempo, mettendo al centro proprio la sua essenza: il processo creativo. La collezione di Haute Couture Valentino Des Atelier è qualcosa di semplicemente straordinario. Magnetica. E potente. Dopo l’assolutismo del bianco e nero dell’Act Collection, il direttore creativo di Valentino mette ora al centro di questa sua Haute Couture il colore, in tinte purissime, sgargianti, come vuole la tradizione veneziana. La città lagunare non è infatti mero sfondo, è la conditio sine qua non di questa sfilata, perché Venezia è la città italiana dove il connubio tra arte e moda affonda le sue radici più profonde, dai tempi della Serenissima fino agli anni d’oro del circolo di Peggy Guggenheim. “La moda non è arte perché quest’ultima basta a se stessa mentre la prima ha sempre uno scopo, una funzione, un utilizzo”, spiega Pierpaolo Piccioli. “Riconoscere le differenze è il primo passo per istruire un ascolto reciproco, fatto di curiosità, entusiasmo e rispetto”. Lo stilista lo ha fatto ed è partito proprio dalle peculiarità di questi due linguaggi per creare capi inediti con la collaborazione di 17 artisti contemporanei, per lo più pittori, scelti insieme a Gianluigi Recuperati: colpito dalla loro poetica, l’ha interiorizzata e rielaborata insieme a loro, dando vita alle loro opere, donandogli quella tridimensionalità mancante alla tela. Ma dentro alla maestosità delle crinoline e al luccichio del taffetà è riposto un messaggio politico forte, perché per Pierpaolo fare moda significa proprio questo.

La moda è anche più forte delle parole. Quando si lavora con le immagini si racconta più che con mille discorsi – spiega ai giornalisti presenti -. Quando a gennaio ho messo sulla passerella dell’Alta Moda uomini e donne insieme, senza definirli, ma costruendo un guardaroba interscambiabile, volevo raccontare un mondo fatto di persone in quanto tali, senza genere o sesso a distinguerle. Oggi faccio sfilare ancora una volta uomini e donne per consegnare una fotografia di quello che potrebbe essere il mondo. Se prima era solo una speranza, adesso può diventare davvero realtà. È vergognoso che in Italia ancora non passi il ddl Zan. Non si può parlare di rouches e ignorare quello che succede fuori. Vedere in passerella uomini e donne che indossano gli stessi vestiti è molto più forte che parlare ancora di parità o discutere se sia necessaria o meno una legge contro l’omotransfobia. Spesso il mondo cambia e la moda se ne accorge dopo, a me invece piacerebbe guidare il cambiamento e portare avanti questa idea di libertà. E l’immagine di uomini e donne che condividono gli stessi abiti è più potente di qualsiasi parola o slogan sulla gender equality. Nel momento in cui la si sdogana, poi passa e diventa la norma. Vedere un uomo vestito di rosa o con una gonna pantalone credo che sia la cosa più efficace”.

Tutto questo discorso trova riscontro immediato nella storia personale di uno degli artisti coinvolti nel progetto, James Nares, oggi Jamie Nares: Piccioli ha interpretato il percorso di transizione del pittore realizzando un abito iper femminile, con un taglio couture per eccellenza, e lo ha messo a chiudere la sua sfilata, come a voler consolidare in esso tutto il suo messaggio. “In questo caso la moda è riuscita a ricongiungere una storia – ci dice lo stilista -. Prima il corpo era importante per Nares in quanto strumento pittorico (è un body painter, ndr), oggi invece lo è per la sua vita: in questo capo ci sono la sua arte e l’esaltazione della femminilità a cui oggi lui ambisce”. Ma questo non è l’unico tema racchiuso in questi capi: il direttore creativo di Valentino condivide infatti tutto l’ambito valoriale che ognuno di questi artisti porta con la propria poetica. Dalla leggendaria ricerca del “colore della luna che si rispecchia nel lago” a cui si ispira Rui Wu alla potenza dei corpi che si intrecciano di Alessandro Teoldi, passando per la questione femminile tracciata impeto sui muri da Benni Bosetto, trasformata da Piccioli – per la legge del contrappasso dantesco – in ricami a mano che hanno richiesto ore e ore di lavoro. E ancora, l’attenzione al recupero dei materiali sintetici di Allen, quella all’inconscio condiviso dell’essere umano di Coser e il senso di effimero di Sofia Silva. È qui che Piccioli ha preso ispirazione per l’intera collezione: i 22 abiti “artistici” sono infatti perfettamente integrati in un discorso sartoriale più ampio, che si è concretizzato nell’Atelier, appunto. Luogo del fare che artisti e stilista condividono, dove si pensa con le mani e si traduce in oggetto tangibile un desiderio, una idea, una sensazione.

Guidato dall’urgenza di costruire una comunità di artefici intorno alla Maison Valentino, convinto che la pittura stia all’arte contemporanea come la Haute Couture alla moda, Piccioli porta in Atelier un gruppo di pittori di ogni età, provenienza, inclinazione estetica, e li coinvolge in un progetto che non poteva quindi che essere presentato all’Arsenale di Venezia, alle Gaggiandre in particolare, il cantiere navale della Serenissima che diventa fucina di creatività, si rianima grazie ai talenti e saperi artigianali, tessili, sartoriali, cromatici che costituiscono l’Haute Couture. Mantenendo la loro salutare alterità, moda e arte si incontrano in un esperimento di traduzione, in un gesto che esprime unità e spirito comunitario tramite una progettualità ben definita. Questo processo sperimentale e metamorfico ritma e spazia una collezione che ricapitola i codici della Couture Valentino, dai cappelli di piume fluttuanti come meduse trasportate dalle onde ai ballgown grandiosi, accompagnati da mantelli e impreziositi da drappeggi sartoriali, per un imperituro omaggio all’apoteosi del carnevale veneziano. Ma certo, per chi ignora tutto questo saranno sempre solo rouges e crinoline.

Gli artisti che hanno collaborato al progetto sono: Joel S. Allen, Anastasia Bay, Benni Bosetto, Katrin Bremermann, Guglielmo Castelli, Maurizio Cilli, Danilo Correale, Luca Coser, Jamie Nares, Francis Offman, Andrea Respino, Wu Rui, Sofia Silva, Alessandro Teoldi, Patricia Treib, Malte Zenses e Kerstin Bratsch.

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