Prodotti venduti online che però non venivano consegnati. È la mega frode scoperta dai finanzieri del comando provinciale della Guardia di finanza di Cremona che su ordine della Procura stanno sequestrando beni per oltre 72 milioni di euro. Nel mirino la banda capeggiata da un imprenditore cremonese indagato per frode ed evasione fiscale. Le indagini sono scattate dopo decine di segnalazioni per operazioni sospette riferite a società dell’e-commerce provenienti da varie parti d’Italia. Le società, riconducibili direttamente ed indirettamente all’imprenditore Marco Melega, non consegnavano i prodotti ordinati. Con l’analisi del traffico telematico dei siti è stato ricostruito che il gruppo, con diversi prestanome e società cartiere, riciclava i proventi delle migliaia di truffe commesse attraverso la rete.

I prodotti erano proposti attraverso il web, e pubblicizzati su emittenti televisive e radiofoniche di rilievo nazionale: vini, buoni carburante, prodotti elettronici, e altro a prezzi più che concorrenziali. In realtà, i beni pubblicizzati non esistevano e i proventi delle truffe venivano ricondotti, attraverso società inesistenti e prestanome compiacenti, finivano nelle tasche degli organizzatori. Il caso era stato sollevato lo scorso 23 maggio del 2019 dal Striscia La Notizia alla quale si erano rivolti alcuni dei clienti truffati.

Il meccanismo così architettato, oltre a consentire il riciclaggio dei proventi delle truffe, veniva anche utilizzato per permettere l’evasione e la frode fiscale ad altri imprenditori operanti in diverse province del territorio nazionale: 18 le società attive nelle zone di Cremona, Milano, Brescia, Roma, Verona, Trieste, Torino, Bologna, Piacenza. Sono stati complessivamente sottratti a tassazione oltre 120 milioni di euro con una evasione dell’Iva superiore a 44 milioni di euro, nonché indebite compensazioni di imposta basate su crediti non spettanti per oltre 3,7 milioni di euro.

È stata rilevata la presenza di beni aggredibili anche all’estero. L’operazione è stata condotta con il coordinamento dell’ufficio di Eurojust in contemporanea in altri quattro Stati dell’Unione europea, ossia Belgio, Bulgaria, Germania e Svezia, paesi dove sono presenti rapporti finanziari, rapporti bancari, beni mobili ed immobili direttamente ed indirettamente riconducibili agli indagati. Le Fiamme gialle hanno sottoposto a sequestro 127 immobili e terreni, 28 beni mobili tra cui imbarcazioni di pregio ed autovetture di grossa cilindrata, 750 rapporti bancari e finanziari riconducibili a 43 persone fisiche e giuridiche coinvolte nella frode.

“Mai rapporti con la maggior parte delle società coinvolte nell’operazione della Gdf ‘doppio click. In relazione alle notizie apparse oggi su tutte le testate giornalistiche, con riferimento all’esecuzione di un sequestro preventivo per 72.000.000 di euro”. L’imprenditore Marco Melega con un nota spiega che “il procedimento cui si fa riferimento attiene esclusivamente a presunti reati tributari contestati a numerose società con le quali lo stesso non ha avuto alcun rapporto e non ha nessuna attinenza invece con la cosiddetta ‘operazione doppio click’ come erroneamente riportato da numerosi articoli”. “Riservando ogni difesa nel merito alle opportune sedi e pur rispettando il lavoro della magistratura – si legge nella nota – non può però non essere evidenziato come il sequestro in fase di esecuzione abbia colpito quasi interamente beni non di proprietà di Marco Melega né direttamente né per interposta persona, la maggior parte dei quali nemmeno nella sua disponibilità”.

“Sconcerta il fatto che Marco Melega sia a conoscenza del sequestro di alcuni (pochi) beni e stia invece apprendendo solo dagli articoli di stampa che altri numerosi beni, non propri ma a lui attribuiti, siano sottoposti a sequestro anche in queste ore. E preoccupa ancor più vedere oggi on-line le fotografie scattate dagli inquirenti durante le operazioni di perquisizione e sequestro o i video dagli stessi effettuati per il mezzo di droni e atti a spettacolarizzare la ‘missione’ della Gdf ed, evidentemente, trasmessi poco dopo ai giornali nonostante il segreto istruttorio e le indagini in pieno corso, aspetto sul quale ci si riserva ogni azione”, sostengono gli avvocati Luca Angeleri e Ilenia Peotta, sottolineando che “l’operazione, la sua pubblicizzazione con cifre estremamente gonfiate e le fotografie e i video effettuati da Procura e Gdf e passati in tempo reale alla stampa paiono finalizzati a fare notizia e pubblicità più che ad accertare davvero la verità evitando sequestri spettacolari e a strascico e coinvolgendo anche e soprattutto beni e soggetti estranei alla vicenda“.

Foto di archivio

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