Icona della tv e dello stile, Raffaella Carrà – scomparsa oggi, 5 luglio, a 78 anni – era anche una delle cantanti italiane più famose nel mondo. Dal 1970 la grande artista, infatti, ha venduto oltre 60 milioni di copie in 37 Paesi nel mondo e ha conquistato 22 dischi di platino e d’oro. L’ultimo progetto discografico pubblicato risale al 2018, in occasione delle festività natalizie: “Ogni volta che è Natale”. “Quando la Sony mi ha proposto di incidere un album di Natale ci ho pensato a lungo. – ha detto Raffaella in quell’occasione – È stata la garanzia di avere carta bianca nella scelta dei brani e degli arrangiamenti a convincermi. Sono felice di averlo fatto. Dirò di più: nel mio ufficio ho una parete tappezzata di album d’oro e di platino. Ho ancora uno spazio libero, con questo disco mi piacerebbe chiudere il cerchio”. Sono 23 gli album pubblicati da Raffaella Carrà in Italia e nel mondo e 45 singoli. Il primo album ad essere tradotto per il mercato spagnolo è stato “Felicità tà tà” del 1974, distribuito in Spagna nel 1975 con il titolo “Rumore”.

“Non sono una cantante vera, non ho una gran voce, non ho mai pensato di intraprendere quella carriera. Sono una outsider che si è imposta al pubblico per alcune qualità”, ha affermato l’artista in una intervista a La Stampa. La sua canzone preferita era “Rumore” (“vera disco-music: la suonano ancora”), la più stravagante “una che non è mai stata messa in circolazione. Si chiama ‘Presidente’ e parla di un presidente inquisito per corruzione. L’ha scritta nel 1976 Boncompagni per me, ma siccome da allora c’è sempre stato un qualche presidente sotto indagine, non l’abbiamo mai incisa”. E infine il sogno segreto: “Mi piacerebbe cantare in uno stadio. Dal mio ufficio di ‘Carramba’ ho sentito Venditti e Renato Zero all’Olimpico e li ho invidiati un po’”. Tanti gli omaggi musicali e collaborazioni nel corso degli anni dedicati, tra gli ultimi la versione 2011 di “Far l’amore” con Bob Sinclar e la speciale dedica di Tiziano Ferro “E Raffaella è mia” (quarto singolo estratto del disco “Nessuno è solo”) del 2007 in cui la Carrà ballava nel video ufficiale del cantautore.

Tra le canzoni più famose “Ma che musica maestro” del 1970, sigla del programma cult “Canzonissima”. Sempre da “Canzonissima” è arrivata un’altra canzone storica del repertorio della Carrà “Chissà se va” del 1971. Poi sempre nello stesso anno l’esplosione del “Tuca tuca” che è stato anche un balletto celebre coreografato da Don Lurio. Una canzone ancora oggi trasmesse nelle sale da ballo e in discoteca. “Rumore”, la canzone preferita della Carrà”, è nata nel 1974 e ha venduto oltre 10 milioni di copie. Il brano viene inciso anche in inglese, spagnolo e francese. “Forte forte forte” – scritta da Cristiano Malgioglio e Franco Bracardi -risale al 1976 un singolo di successo se si considera anche il lato B con “A far l’amore comincia tu” che mette a segno oltre 20 milioni di copie vendute nel mondo. “Fiesta” nel 1977 consacra la Carrà definitivamente in Spagna, il brano viene anche tradotto in francese. “Tanti auguri” – scritto da Gianni Boncompagni e Daniele Pace – ha travolto gli italiani (e non solo) nel 1978 con il famoso scatto di testa all’ingiù sulle note di “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù”. Nel 1980 altro boom discografico con “Pedro” e nel 1982 è la volta di “Ballo ballo”. Le idee musicali di Raffaella Carrà erano molto chiari: “Oggi va molto il rap, molte mi sembrano scritte a tavolino. Per me la melodia resta la chiave del passaporto per andare nel mondo”. Nella carriera dell’artista scomparsa c’è anche la conduzione del Festival di Sanremo nel 2001, quando vinse “Elisa” con “Luce- Tramonti a Nord Est”, seguita da “Di sole e d’azzurro” di Giorgia e i Matia Bazar con “Questa nostra grande storia d’amore”.

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