“Non si racconti la favola che siccome c’è il reddito di cittadinanza, la gente non va a lavorare. Certo non va a lavorare se la tratti così. Non si può andare avanti in questo modo”. Dopo l’ex ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e il segretario della Cgil, Maurizio Landini, anche Pier Luigi Bersani commenta il contenuto della videoinchiesta del fattoquotidiano.it, che ha filmato con telecamera nascosta una serie di colloqui in alberghi e stabilimenti (PRIMA PUNTATA/SECONDA PUNTATA). L’esponente di Articolo1 difende il reddito di cittadinanza: “C’è in tutto il mondo civile e chi lavora deve avere un minimo di buone ragioni per lavorare, cioè essere trattato come un essere umano. Se non capiamo questo, noi andiamo verso l’Africa, non verso l’Europa. La gente va pagata secondo dei contratti che devono garantire uguali condizioni, perché – ed è il questo il cuore del problema, secondo l’ex segretario Pd – noi abbiamo troppi pseudo contratti, che bisogna unificare. In Italia siamo passati da 400 contratti dieci anni fa, a 980 per consentire la riduzione dei diritti”. Bersani, che la Romagna la conosce bene, ammette che quel che è stato mostrato nell’inchiesta “non è il caso limite”. Sul salario minimo, però, Bersani è scettico: “Attenzione, perché ci sono le ferie, la maternità, ci sono un sacco di cose. Va fatta la legge sulla rappresentanza: stesso contratto, stesso lavoro, stessi diritti per tutti. Noi dobbiamo ambire a diventare un Paese di serie A non di serie B

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