Dopo il deposito del quesito dello scorso 20 aprile, al via a Roma e Milano la raccolta delle firme per il referendum sull’eutanasia legale, promosso dall’Associazione Luca Coscioni. Dalla Capitale e dal capoluogo lombardo la raccolta si estenderà poi a tutto il territorio nazionale: servono almeno 500mila firme autenticate e certificate, entro il 30 settembre, altrimenti, come ha ricordato lo stesso Marco Cappato, tesoriere dell’associazione, nel corso di una conferenza a Montecitorio, “non sarà più possibile in questa legislatura approvare il referendum”. Con il rischio concreto, di fronte anche alla paralisi tra le aule parlamentari, di veder allontanare la prospettiva di poter rispondere alle richieste e necessità di tanti pazienti e malati. Tutto nonostante per due volte la stessa Corte costituzionale abbia negli scorsi anni invitato lo stesso Parlamento a intervenire in materia.

“Sono passati troppi anni e non si è fatto nulla, nonostante una proposta di legge di iniziativa popolare che giace in Parlamento dal 2013. I malati chiedono di veder affermata la priorità libertà, non c’è più tempo per aspettare”, ha precisato Filomena Gallo, segretaria dell’Associazione Luca Coscioni. Il quesito prevede la parziale abrogazione dell’articolo 579 del codice penale (“omicidio del consenziente”), mantenendo invece le aggravanti nel caso siano coinvolte persone fragili.Anche perché troppe persone sono in attesa di veder riconosciuti i propri diritti. Le storie sono state raccontate nel corso della conferenza stampa. Mario, un 43enne marchigiano tetraplegico, immobilizzato da dieci anni per un incidente stradale e in condizioni irreversibili, ha i requisiti riconosciuti dalla sentenza della Consulta per accedere al suicidio assistito in Italia, ma si è visto negare il diritto dall’Asl e da un giudice. Ha dovuto così attendere 10 mesi prima che il Tribunale di Ancona ordinasse alla stessa azienda sanitaria di verificare le sue condizioni per l’accesso al suicidio assistito. O come Daniela, “una donna 37enne, paziente oncologica, che avrebbe voluto scegliere come morire, ma non ha fatto in tempo a raggiungere la clinica in Svizzera”, ha spiegato Filomena Gallo. Così non resta che la strada del referendum, secondo l’associazione Coscioni: ” Questo è lo strumento per permettere ai cittadini di decidere”, ha concluso Cappato.
Presenti al banchetto della raccolta firme a Roma, a largo di Torre Argentina, anche diversi parlamentari: dalla senatrice Pd Valeria Fedeli, all’ex M5s Giorgio Trizzino, fino a Nicola Fratoianni (segretario e deputato Sinistra italiana) e Roberto Giachetti (Italia Viva). “Questo referendum non deve deresponsabilizzare il Parlamento, anzi deve essere uno stimolo per continuare la discussione. Non possono esserci arroccamenti ideologici”, ha aggiunto anche la deputata M5S Gilda Sportiello

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