Le voci iniziano a girare intorno a metà marzo. Poco dopo arriva la conferma. Toscana Aeroporti Handling, nata nel 2018 da una costola di Toscana Aeroporti che gestisce gli aeroporti di Firenze-Peretola e di Pisa-San Giusto, è stata messa in vendita. La proposta di acquisto è arrivata da Consulta spa, società concorrente. Oltre 600 lavoratori rischiano perciò il passaggio da un’azienda all’altra, e temono di perdere per strada pezzi di salario e benefit acquisiti nel corso degli anni. Non solo: secondo i sindacati l’operazione preparata dal gestore che fa capo alla Corporacion America Airports di Eduardo Eurnekian interferirebbe con la libera concorrenza nella gestione dell’assistenza aeroportuale.

I timori su orari e stipendi – Sul primo fronte, “per noi dipendenti passare da una società all’altra è rischioso, perché possono essere azzerati tutti i frutti della contrattazione collettiva locale. Si ritorna alla base”, racconta Maria, nome di fantasia di una lavoratrice che ha preferito restare anonima. “Potremmo perdere i diritti acquisiti, come il parcheggio o la mensa. Si rischia l’orario spezzato: alcune ore la mattina, altre la sera. Forse si rischierà anche il licenziamento, ma questo lo vedremo in seguito. L’aeroporto ha un’attività molto stagionale: in estate, prima del Covid, si contavano circa 100 voli al giorno. In inverno dai 30 ai 50. Nei prossimi mesi quindi lavoreremo, ma per quelli dopo non so”.

C’è una parte del personale che rischia più degli altri. “Un gruppo ha un part time verticale stagionale indeterminato. Sei mesi dalla primavera all’estate, mentre per il resto dell’anno non hanno un contratto. A mio avviso c’è l’eventualità che restino incastrati in questa situazione a metà anche per i prossimi tempi. È una forma di contratto concordata fra aziende e sindacati proprio sull’onda della stagionalità degli aeroporti”, prosegue Maria. “Sarebbe un part time a venti ore settimanali su dodici mesi”, spiega Tiziano, che lavora con questo contratto dal 2014. “Ma è stato compresso in un full time a sei mesi, da aprile a ottobre. Nel mio settore siamo circa in 40. Prima della pandemia lavoravamo anche nei mesi invernali, part time, con un prolungamento di validità del contratto. Con il covid è stato diverso: cassa integrazione per la parte estiva, nessun sussidio per il resto dell’anno se non quello del Fondo del trasporto aereo”.

I sindacati guardano ai precedenti e sono preoccupati: “Temiamo si ripeta quanto accaduto poco tempo fa a Malpensa. La Neos ha compiuto un passaggio (per poi fare marcia indietro, ndr) da Airport handling ad Ags. I lavoratori, per effetto dell’applicazione del contratto nazionale, hanno perso 4-5mila euro l’anno, cioè il salario accessorio guadagnato nel tempo”, spiega Paola Marchi, dipendente di Toscana Airport Handling e rappresentante dell’Unione sindacale di base –Usb.

La concorrenza nell’handling e la risposta dell’Enac – Poi ci sono le implicazioni per la concorrenza. Qui serve un passo indietro: in ogni aeroporto ci sono più soggetti che interagiscono. Prima di tutto il gestore aeroportuale, in questo caso Toscana Aeroporti. Che deve tra il resto coordinare e controllare le attività dei vari operatori privati operanti negli scali che gestisce. Poi gli handler, che si occupano di tutti i servizi finalizzati a fornire assistenza a terra a terzi, vettori e persone e assistono le compagnie dalla fase di check in alla rampa, la parte esterna dove si gestisce lo spostamento dei passeggeri in fase di arrivo e partenza. La direttiva Ue 67 del 1996 introduce la libera concorrenza dei servizi di assistenza a terra e il decreto che l’ha recepita in Italia prevedono che in ogni aeroporto debbano operare almeno due prestatori di servizi, di cui almeno uno non controllato dall’ente di gestione. Secondo i sindacati, l’acquisto di Toscana Aeroporti Handling da parte di Consulta interferirebbe con la libera concorrenza perché le due società prestano analogo servizio alle compagnie aeree.

L’Ente nazionale dell’aviazione civile, interpellato dai sindacati, ha spiegato che, se l’operazione andasse in porto, si profilerebbero due scenari. Il primo: “La proprietà dovrà scegliere quale delle due società di handling potrà proseguire la propria attività presso ciascuno dei due aeroporti”, si legge nel documento di risposta ai lavoratori. Poi dovrà essere indetta una procedura di gara per selezionare un secondo handler su ciascun aeroporto (e garantire, perciò, la concorrenza). Il secondo: Consulta srl potrebbe cedere a un’altra società il proprio ramo aziendale attivo sugli aeroporti. In questo secondo caso “in ragione della riconducibilità delle due società a due differenti proprietà, le stesse potrebbero continuare ad operare presso gli aeroporti”. Nulla osta, insomma, a patto però che si faccia un’altra gara o Consulta a sua volta venda il ramo d’azienda.

Toscana Aeroporti: “Chiederemo garanzia di due anni sui posti di lavoro” – “Capiamo molto bene la preoccupazione dei lavoratori”, fanno sapere da Toscana Aeroporti, raggiunta da IlFattoquotidiano.it. “Veniamo però da un 2020 chiuso con 12 milioni di perdite ed è necessario focalizzare attenzione, risorse e investimenti su ciò che genera lavoro per tutti. Stiamo ancora valutando l’offerta e vogliamo assicurarci che gli acquirenti ci diano garanzie per almeno due anni sui posti di lavoro e sulla retribuzione”. Se non si porta avanti l’operazione di vendita, spiegano, “quando il traffico ripartirà senza i ritmi del 2019 e si sbloccheranno i licenziamenti dovremo affrontare noi la questione economica. Abbiamo già perso il 90%, quest’anno se ci va bene saremo a -70%, e così via. Prima di tre anni non ne usciamo”. Quindi, nell’ottica di Toscana Aeroporti, vendere “sarebbe un giusto compromesso”. I lavoratori insistono: “Chiediamo sia ritirato il progetto di vendita, a cui tutti i sindacati sono contrari. È per noi più tutelante restare nel regime del gestore aeroportuale”, conclude Marchi. “Vorremmo chiarezza”, chiude Maria. “Al momento invece stiamo aspettando di sapere per chi lavoreremo il mese prossimo”.

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