Domani inizieranno i test sul nuovo gasdotto sottomarino NorthStream 2 che corre attraverso il Mar Baltico, dalla Siberia occidentale alle coste della Germania. Raddoppio del già operativo NorthStream con cui Berlino si approvvigiona del gas di Mosca. Tragitto alternativo a quello che passa dall’Ucraina il cui interruttore sta a Washington. Come sempre, quando si parla di energia si parla anche di geopolitica. Il gasdotto è motivo di attrito tra Stati Uniti e Germania. Gli Usa si sono sempre opposti a questo raddoppio invece fortemente voluto dai tedeschi. La ragione è evidente. Il nuovo gasdotto avvicina ancora un po’ Berlino a Mosca e la rende meno soggetta a condizionamenti.

Fino a ieri gli Usa erano pronti a sanzionare la messa in opera della nuova condotta, poi è arrivato il semaforo verde di Joe Biden. Mossa tattica: a breve Angela Merkel uscirà di scena, e al Bundestag si prevede una buona affermazione dei Verdi, partito ostile a fonti fossili come il gas e a Mosca. NorthStream 2 potrebbe avere vita breve. L’opera non è particolarmente gradita neppure a Bruxelles. Il gas è pur sempre combustibile fossile e produttore di Co2, in contrasto con i piani europei di ridurre le emissioni a tappe forzate. La Germania ha ambiziosi obiettivi in tal senso che deve però conciliare con il fabbisogno del suo imponente apparato industriale. L’affare è colossale. Il gasdotto ha una capacità di 55miliardi di metri cubi l’anno. Unita alla pipeline parallela in funzione dal 2011 porta la capacità di questo “rubinetto” a 110 miliardi di metri cubi. La condotta si innesta nella rete che porta il gas verso il Sud Europa, oltre a soddisfare il suo fabbisogno Berlino potrebbe diventare hub del gas per mezzo continente. All’opera lavorano da anni Shell, Engie, OMV, Uniper e Wintershall.

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