“È anacronistico che, a fronte delle indicazioni del ministero della Salute che già dallo scorso 7 aprile raccomandava AstraZeneca “preferenzialmente” per gli over 60, nelle ultime tre settimane, su un totale di 1.431.813 dosi di vaccini a vettore adenovirale somministrate, il 33,1% (473.578 dosi) siano state somministrate a persone under 50 e l’11% (158.156 dosi) nella fascia 18-29“. Lo riferisce Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, nell’ultimo monitoraggio settimanale appena pubblicato dal centro di ricerca. Rispetto alle polemiche sulla somministrazione del preparato AstraZeneca agli under 60, il report spiega che “in condizioni di bassa circolazione virale l’incidenza di effetti avversi, seppur molto bassa, supera i potenziali benefici del vaccino nel prevenire ospedalizzazione, ricovero in terapia intensiva o decesso”. “In altre parole – precisa Cartabellotta – nel quadro epidemiologico italiano più recente, nelle persone di età inferiore a 50 anni i rischi dei vaccini a vettore virale superano i benefici”.

Come si evince dal documento pubblicato lo scorso 23 aprile dall’European Medicines Agency (Ema), infatti, il rischio di sviluppare trombosi associata a piastrinopenia aumenta al diminuire dell’età: 0,5 casi su 100mila tra gli over 70, 1 caso circa su 100mila nella fascia 50-69 anni e 2 casi su 100.000 tra gli under 50. In Italia, come documenta l’ultimo rapporto Aifa sulla farmacovigilanza, l’incidenza sembra ancora più bassa: su 3.977.851 somministrazioni di AstraZeneca (dati aggiornati al 26 aprile 2021) sono stati riportati 34 casi di trombosi venose in sede atipica. “Se da un lato non bisogna rallentare il ritmo della campagna vaccinale – conclude Cartabellotta – è indispensabile massimizzarne i benefici e minimizzarne i rischi, evitando al contempo di compromettere definitivamente la fiducia per i vaccini a vettore virale (AstraZeneca e Johnson&Johnson, ndr). Di conseguenza, in questa fase di bassa circolazione virale i vaccini a mRNA (Pfizer e Moderna, ndr) dovrebbero essere riservati alle fasce più giovani della popolazione, destinando agli over 50 quelli a vettore adenovirale che mantengono un ottimo profilo rischio-beneficio anche con bassa incidenza dei casi”.

Il monitoraggio ricorda inoltre che 2,9 milioni di over 60 sono ancora senza copertura e per vaccinarli “la prenotazione volontaria è ormai insufficiente“, specificando che la percentuale di popolazione ultrasessantenne che ha ricevuto almeno una prima dose è solo dell’83,7%. Con leggere differenze tra Regioni: se Puglia, Umbria, Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia-Romagna, Molise e Toscana superano l’85%, Calabria e Sicilia restano sotto il 75%. Per raggiungere i soggetti mancanti “diventa sempre più urgente integrare il sistema di prenotazione volontaria con strategie di persuasione individuale, personalizzate e capillari sul territorio”, commenta la responsabile Ricerca della fondazione, Renata Gili. Con riferimento alle altre fasce d’età, ad oggi risultano ancora totalmente scoperti il 7,4% degli over 80 (330.526 persone), il 14,7% della fascia 70-79 (879.088 persone) e il 22,9% di quella 60-69 (1.705.641 persone).

Infine, il commento sui dati sanitari: “Da 12 settimane consecutive il trend dei nuovi casi si conferma in discesa, sia per la ridotta circolazione del virus, come dimostra la riduzione del rapporto positivi/casi testati, sia però – precisa Cartabellotta – per la costante diminuzione dell’attività di testing che da un lato sottostima il numero dei nuovi casi e dall’altro ribadisce la rinuncia al tracciamento dei contatti, proprio ora che la ridotta incidenza dei casi ne permetterebbe la ripresa”. Prosegue anche il progressivo svuotamento degli ospedali: l’occupazione dei posti letto Covid a livello nazionale si attesta all’8% sia in area medica che in terapia intensiva, con tutte le Regioni che rimangono sotto le soglie di allerta. In dettaglio, dal picco del 6 aprile i posti letto occupati in area medica sono scesi da 29.337 a 4.685 (-84%) e quelli in terapia intensiva da 3.743 a 688 (-81,6%).

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