“Fallimento”. Le organizzazioni sindacali hanno una sola parola per definire le misure sulla scuola presenti nel decreto legge Sostegni bis. Il giorno dopo il tavolo sul reclutamento previsto dal “Patto per la Scuola” convocato in viale Trastevere, i sindacati sono furenti: “Servono profondi e urgenti interventi sui precari”, tuona la Flc-Cgil. E Lena Gissi, segretaria nazionale della Cisl Scuola è ancora più netta: “Chi ha scritto quelle misure probabilmente conosce poco e male la realtà della scuola. Con i meccanismi di reclutamento proposti, delle tanto sbandierate 70mila assunzioni, già largamente insufficienti a coprire un numero ben più elevato di posti vacanti, se ne potranno fare, se va bene, la metà. Siamo pronti a dimostrarlo con le elaborazioni che abbiamo fatto su dati desunti dalle informative ministeriali, evidentemente non a conoscenza di chi ha scritto materialmente il Decreto”.

L’unico numero sul quale c’è un’intesa tra il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, e le organizzazioni sindacali è quello delle cattedre vacanti: 113 mila. Sul come coprirle, invece, si è ormai aperta una guerra che vedrà Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil, Snals e Anief davanti a Montecitorio il 9 giugno. A dare manforte al sindacato in quest’ultime ore è arrivata anche l’onorevole dei Cinque Stelle Vittoria Casa che, dopo giorni di trattative e di tensioni, ha sbottato: “A dicembre, in legge di bilancio, ho presentato un emendamento a mia prima firma che permette al ministero di bandire procedure semplificate per l’immissione in ruolo di questi docenti in possesso del titolo di specializzazione. Basterebbe soltanto un decreto del ministro per aprire le procedure e avere già a settembre docenti di sostegno di ruolo. Mi auguro che presto la situazione si sblocchi. La legge lo permette ed esistono anche le coperture finanziarie“. Ma non basta. A preoccupare le organizzazioni sindacali è anche il fatto che con il nuovo anno scolastico il famoso “contingente Covid” che ha permesso in molti casi di scomporre le classi sparirà: 75mila persone (50 mila docenti e 25 mila collaboratori) non torneranno più tra i banchi.

La luna di miele tra Bianchi e i sindacati, ma anche con il Movimento 5 Stelle, era già terminata nei mesi scorsi, ma ora siamo ai ferri corti. “Altro che tutti in cattedra il primo settembre, il rischio vero è che si ripeta ciò che quest’anno non sarebbe mai dovuto accadere, cioè una marea di posti scoperti e destinati a rimanere tali per settimane e per mesi. Da molto tempo – spiega Gissi – chiediamo che l’attenzione e l’impegno si concentrino su un buon avvio dell’anno scolastico. Il Decreto sembra andare in direzione esattamente contraria, addirittura sancendo per legge un balletto delle cattedre ad anno scolastico iniziato”.

La Cisl non scherza. In queste settimane ha esaminato i numeri ed elaborato una previsione che non lascia spazio a tira e molla della politica. Per quanto riguarda il sostegno, i posti disponibili per le assunzioni per l’anno scolastico 2021-22 sono poco meno di 20mila (rimasti dalle assunzioni dello scorso anno) a cui si devono aggiungere i 5mila posti consolidati in organico di diritto dalla Legge di bilancio per il 2021 e 1.880 per possibili pensionamenti. Inoltre, 20.645 titolari su sostegno hanno presentato domanda di trasferimento e di questi 12.337 hanno chiesto trasferimento su posto comune. “Tenuto conto – spiega il sindacato – che storicamente i trasferimenti da posto sostegno a comune si aggirano sui 4.500-5.000 unità annue, si può stimare che vi siano al momento circa 31mila posti vacanti utilizzabili per assunzioni in ruolo”.

Per quanto riguarda il posto comune, sono 46.600 quelli residuati dalle assunzioni dello scorso anno a cui si devono aggiungere circa 32.900 possibili pensionamenti e i mille posti di ampliamento organico potenziato della scuola dell’infanzia per un totale di 80.400 posti vacanti. I conti sono presto fatti, secondo il sindacato della Gissi: “Sul sostegno, con circa 22mila docenti specializzati fra tutti gli ordini di scuola in Gps (graduatorie provinciali per le supplenze) comprendendo anche coloro che non hanno raggiunto le tre annualità di servizio, non si riescono a coprire tutti i posti disponibili. Mantenendo il vincolo dei 36 mesi si riducono ulteriormente le possibilità di assunzione. Su posto comune, non ci saranno problemi per la scuola dell’infanzia mentre per la scuola primaria, nella maggioranza dei casi, si dovrà ricorrere alle Gps di prima fascia”.

Sugli oltre 60mila posti delle secondarie possiamo contare su: 746 docenti in graduatorie ad esaurimento, 3.500 nei concorsi residui (2016 e 2018), fino a 32mila da concorso straordinario (triennale), quindi con la possibilità di coprire in totale circa 36.200 posti. “Va tuttavia considerato – dicono alla Cisl – che i docenti in questione sono presenti in più graduatorie contemporaneamente, il che fa diminuire il numero dei posti che sarà possibile effettivamente coprire. Infine, l’andamento delle correzioni del concorso straordinario lascia prevedere che molte graduatorie finali conterranno un numero di aspiranti inferiore rispetto alle assunzioni da effettuare. Una volta utilizzate le graduatorie concorsuali e le Gae residue, resteranno, presumibilmente, oltre 30mila posti da coprire con le Gps. Alla luce di quanto prevede oggi il decreto, ovvero che per le assunzioni da Gps ci si debba limitare agli aspiranti in prima fascia e con più di 36 mesi di servizio, si potranno assumere solo 4.197 docenti”.

I sindacati, dal canto loro, hanno presentato una serie di emendamenti sottoposti alle forze politiche e ai gruppi parlamentari. “Le misure previste – spiega la Flc Cgil – sono parziali e richiedono delle modifiche importanti, a partire dalla cancellazione del requisito dei tre anni di servizio per le assunzioni dalla prima fascia fino all’inserimento della seconda fascia Gps per realizzare le assunzioni stesse. Sul concorso ordinario non è condivisibile la misura che vieta di ritentare il successivo concorso in caso di bocciatura, così come è discutibile la differenziazione tra discipline Stem e altre”. Secondo Lena Gissi non si sta ragionando nemmeno con lungimiranza: in Italia i docenti di ruolo oltre i 55 anni, cioè prossimi al pensionamento, sono 301.030, quelli tra 45 e 54 anni sono 259.359. Mentre tra i 45 e i 34 anni sono solo 136.466 e sotto i 34 anni si fermano a 19.628. Di questi, la maggior parte sono nelle scuole superiori (240.115) e alla primaria (239.415). Ciò significa che dovremo essere pronti a ricoprire il turnover che inevitabilmente ci sarà nei prossimi 10-15 anni.

L’estate si preannuncia calda, non solo per le temperature, tra Bianchi e il mondo sindacale. Il ministro ferrarese, arrivato a Roma dopo le tensioni con l’ex inquilina Lucia Azzolina, non sembra aver creato un clima favorevole all’ascolto nemmeno con gli alleati di Governo. La dice lunga la presa di posizione dell’onorevole Casa: “Sull’insegnamento alle ragazze e ai ragazzi con disabilità ritengo che il tempo sia ampiamente scaduto e che ci sia la necessità di dare risposte veloci ed efficaci alle migliaia di famiglie che hanno bisogno di certezze e di continuità. Abbiamo migliaia di docenti già formati che hanno fatto un lungo e complesso percorso di specializzazione, hanno cioè sostenuto una prova selettiva, uno scritto, un orale e un tirocinio nelle classi. Sarebbero tutti utilissimi per dare alle nostre alunne e alunni con disabilità il sostegno necessario a svilupparne tutti i potenziali di crescita e a favorirne una vera inclusione”. Settembre rischia come sempre di vedere scuole senza docenti e bambini disabili allo sbando. Nulla di nuovo sotto il sole.

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