Due condanne e un’assoluzione per le minacce rivolte allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione durante il processo ai boss dei Casalesi. La quarta sezione penale del tribunale di Roma ha condannato a un anno e mezzo di carcere per minacce aggravate dal metodo mafioso il capoclan Francesco Bidognetti e un anno e due mesi l’avvocato Michele Santonastaso. Assolto per non aver commesso il fatto, invece, l’avvocato Carmine D’Aniello. L’11 febbraio scorso il pm Alberto Galanti aveva chiesto per tutti e tre la condanna a un anno e mezzo.

Il 13 marzo 2008, durante le conclusioni della difesa nell’appello del processo “Spartacus” – che vedeva imputati a Napoli oltre 115 appartenenti alla camorra – l’avvocato Santonastaso, legale Bidognetti, produsse e lesse in aula un documento (ribattezzato “proclama”) di ricusazione dei giudici, motivato con un presunto condizionamento dovuto alla pressione mediatica. In particolare si affermava che Saviano, attraverso il suo best-seller Gomorra, avesse tentato di “condizionare l’attività dei giudici” rimproverando agli organi di informazione di non aver dato risalto al processo, alla sentenza e alle motivazioni di primo grado. Rosaria Capacchione, invece – allora cronista del Mattino di Napoli – era accusata di aver favorito con i suoi articoli l’operato della Procura. Parole che avevano suscitato indignazione nel mondo della politica e dei media, in quanto i riferimenti personali erano stati considerati minacce gravi e non espressione di un genuino diritto di difesa.

Nel procedimento si erano costituiti parti civili la Federazione Nazionale della Stampa, rappresentata dall’avvocato Giulio Vasaturo, e l’Ordine dei giornalisti della Campania. Saviano ha voluto essere presente alla lettura del dispositivo. “È stata una lunga battaglia che ha dimostrato che il clan dei Casalesi non è invincibile“, ha dichiarato. “Un processo delicato, che ha raccontato come un clan ha cercato di intimidire chi scriveva del suo potere. La sentenza mi dà speranza ma non mi restituirà i 13 anni di dibattimento e i 15 anni di vita sotto scorta: vivere sotto protezione ha significato perdere la mia vita. Sono contento anche per Rosaria Capacchione, vittima di anni ferocissimi e sottoposta ad attacchi. Sono contento che questa sentenza sia stata pronunciata a Roma perché dimostra che il problema della criminalità non riguarda solo il Sud”.

“Speriamo che arrivi il messaggio che non si può impunemente aggredire chi fa informazione, nemmeno in un’aula di giustizia”, ha commentato il presidente Fnsi Giuseppe Giulietti. “Noi saremo sempre al fianco dei cronisti, anche di quelli meno noti, precari o che non hanno la forza di denunciare. Questa decisione ci impegna a essere sempre più presenti”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Stragi di mafia, Manfredi Borsellino: “C’è chi ai vertici della polizia non ha onorato la divisa che indosso, prima e dopo gli attentati”

next
Articolo Successivo

Via d’Amelio, parla l’agente sopravvissuto: “Per un lungo momento Borsellino e la scorta bersagli perfetti ma la bomba non esplose”

next