La capacità dell’inceneritore di Ferrara arriva al massimo possibile. L’impianto della multiutility Hera potrà bruciare fino a 142mila tonnellate di rifiuti l’anno, che andranno a disperdersi nell’aria di una delle città che già vantano il primato italiano di tumori ai polmoni e al colon retto. La decisione era stata annunciata dalla società lo scorso ottobre, via pec, al Comune. Poi, nell’ultima conferenza di servizi tenuta a marzo, l’ufficialità. Ma il tutto era stato accuratamente nascosto dalla giunta del sindaco leghista Alan Fabbri: anche perché lui stesso, negli anni passati, aveva contestato il termovalorizzatore insieme al suo leader Matteo Salvini, manifestando persino di fronte ai cancelli durante la campagna elettorale per le regionali in cui correva come candidato governatore contro Stefano Bonaccini.

Allora – era il novembre 2014 – le camicie verdi gridavano allo scandalo per le 130mila tonnellate l’anno che l’impianto era in grado di bruciare. Ora la giunta leghista ha aumentato ancora la soglia, nonostante Ferrara, in questi anni, sia salita al secondo posto a livello nazionale per raccolta differenziata. Oggi i rifiuti non riciclabili prodotti dalla città ammontano a poco meno di 18mila tonnellate, poco più di 50mila quelli dell’intera provincia. E il resto? “Arriverà da fuori”, temono gli ambientalisti di ogni colore, che annunciano una manifestazione per venerdì 21 maggio di fronte al Castello estense.

A scoprire i carteggi nascosti tra Comune e Hera è stata l’ex assessora all’ambiente, Caterina Ferri (Pd), che si domanda il motivo per cui la giunta abbia tenuto “tutto nascosto ai ferraresi, loro che comunicano anche la sostituzione di una lampadina”. Ferri ricorda le parole di qualche anno fa dei leghisti – ora passati in maggioranza – e si chiede come mai “Lega e centrodestra non abbiamo chiesto una mobilitazione cittadina contro Hera per fermare la decisione unilaterale. La semplice verità è che speravano che la cosa passasse inosservata”, sostiene. Critico anche il consigliere comunale M5S Tommaso Mantovani: “Al Comune fanno gola i due milioni di dividendi di Hera”, dice, ricordando come la Lega, durante la campagna elettorale in vista del ballottaggio, promettesse “percorsi partecipati specie sui temi ambientali”. E in effetti, a maggio 2019, Fabbri definiva “indispensabile affrontare la questione inceneritore, attraverso un confronto attivo con il gestore che metta al centro la salute dei ferraresi e non altri interessi economici”.

Ora invece, di fronte alle proteste, il sindaco manda avanti il giovane assessore all’ambiente in quota FdI Alessandro Balboni. Che sostiene di avere le mani legate e scarica la colpa sul Pd: “I comuni e gli enti locali non hanno alcun potere decisionale“, dice, specificando che la giunta “si è espressa con orientamento negativo su quella decisione”. E cerca conforto nelle dichiarazioni dei tecnici di Hera, secondo cui “l’utilizzo dell’impianto a regime comporterà la riduzione del 10% degli inquinanti emessi, da 500kg a 450kg all’anno”. Inoltre, sostiene l’azienda, “la Conferenza dei Servizi ha prescritto e ottenuto l’aumento delle strumentazioni di controllo della qualità dell’aria, aumentandole rispetto alla dotazione attuale”. Secondo Legambiente, però, “la scusa del miglioramento prestazionale era già stata usata nel 2016, quando era stato deciso l’abbruciamento di rifiuti provenienti dalla Puglia. Ciononostante, “l’accordo del 2003 (che imponeva una riduzione a 130mila tonnellate della massa da incenerire, ndr) era stato confermato”.

L’aumento dei rifiuti da bruciare nell’inceneritore di Ferrara è una doppia beffa per i cittadini” interviene dalla Regione la capogruppo del Movimento 5 Stelle Silvia Piccinini, secondo la quale “è davvero emblematico che sia arrivato quando a governare la città è la Lega che, con il sindaco Fabbri in testa, soltanto pochi anni fa prometteva barricate per non far arrivare a Ferrara altri rifiuti da bruciare. Questa è la coerenza del partito di Salvini”. Siamo alla fantascienza”, commenta invece Francesca Cigala Fulgosi, storica ambientalista di Ferrara, che già nel 2005 si oppose alla triplicazione dell’inceneritore per mano del Pd. “Siamo qui, dopo vent’anni, costretti a rifare le stesse battaglie. A qualcuno ancora non è chiaro che se le cose non cambiano ci estingueremo. Bruciare comporta più inquinamento, possono girare i numeri e i dati come vogliono, ma da qui non si scappa”.

E a proposito di ambientalisti della prima ora, ecco rifarsi vivo Valentino Tavolazzi, il primo espulso dal Movimento 5 Stelle: “Scelta vergognosa ed inaccettabile”, dice, “una città che produce meno di 20mila tonnellate ogni anno di indifferenziato non può pagare il conto sanitario e ambientale, respirando i prodotti della combustione di rifiuti provenienti da mezza Italia. Mentre i soci privati di Hera riempiono le tasche di profitti realizzati in regime monopolistico in danno ai cittadini”. Delusione anche da parte di Laura Felletti di Plastic free onlus: “Da anni raccogliamo tonnellate di rifiuti abbandonati e facciamo il possibile per differenziare il materiale raccolto. Sarebbe triste pensare che i nostri sforzi sono vani”. Lapidario, infine, Marco Falciano di Fridays for Future: “non crediamo alle lacrime di coccodrillo di chi in passato ha approvato l’inceneritore e la turbogas. Chi brucia inquina, punto”.

Di fronte alla valanga di polemiche, l’amministrazione Fabbri ha annunciato un ricorso straordinario al Capo dello Stato contro il parere positivo reso dalla Conferenza dei servizi. “Presenteremo ricorso contro il via libera all’aumento di rifiuti da termovalorizzare nell’impianto di Cassana, interessando direttamente il Ministero dell’Ambiente e il Consiglio di Stato per un giudizio competente e definitivo su una materia tanto delicata”, scrive il sindaco in una nota. “Il Pd può quindi mettere fine alla patetica scenetta di questi giorni: tutti sanno come stanno realmente le cose in Emilia Romagna, in materia di ambiente e di inceneritori. A gestire la partita rifiuti e a rispondere positivamente a qualsiasi sollecitazione arrivi da parte di Hera sono, da sempre, organi regionali legati a doppia mandata politica al Pd e alle amministrazioni di sinistra”.

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