VERONA – Un nome che viene dal passato della politica, quando ancora c’era la Democrazia Cristiana, o meglio, il partito bianco era ormai defunto, ma il suo patrimonio immobiliare era immenso. Lui, Angiolino Zandomeneghi, 63 anni, originario di Colognola ai Colli, in provincia di Verona, comperò per 1,8 milioni di euro qualcosa come 120 immobili, con l’approvazione – disse una dozzina di anni fa – di ciò che restava della nomenklatura scudocrociata. Adesso lo hanno arrestato in Slovenia, a Capodistria. O meglio, l’arresto è avvenuto sei mesi fa, ma era stato tenuto segreto, in attesa dell’estradizione che ora è avvenuta. Ad individuarlo, con una brillante operazione di intelligence investigativa, è stata la Polizia di Verona, in collaborazione con la II. Divisione del Servizio Centrale Operativo e la partecipazione del Fast Team della Divisione S.I.Re.N.E. del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia. L’ordine di cercare Zandomeneghi era partito dalla Procura generale di Roma e dalla Procura di Verona, dopo che erano andate in giudicato una serie di condanne che hanno fissato in 12 anni, 11 mesi e 29 giorni la pena che deve espiare.

Insomma, era un ricercato internazionale che aveva fatto perdere da tempo le proprie tracce. Ma teneva alcuni collegamenti con l’Italia che alla fine gli sono risultati fatali. In particolare un suo amico, friulano di Udine, si recava periodicamente oltre il confine per incontrarlo. Intercettazioni e triangolazioni telefoniche, che hanno seguito la rete dei contatti più stretti, hanno portato all’individuazione di Zandomeneghi. L’arresto è avvenuto il 31 ottobre 2020 in una strada di Capodistria. Aveva detto di chiamarsi “Mario”, ma di non avere con sé i documenti di riconoscimento. Le impronte digitali hanno confermato il riconoscimento. Poi è cominciata la procedura burocratica per farlo arrivare in Italia, sulla base di un ordine di carcerazione dell’Ufficio esecuzioni penali. La consegna è avvenuta nell’ufficio della Polizia di Frontiera di Fernetti, dove i poliziotti della Squadra Mobile di Verona, diretti da Massimo Sacco, lo hanno preso in consegna.

La pena complessiva è un cumulo di condanne inflitte dal 1993 in poi a Verona e Roma, per i reati di truffa, associazione per delinquere e violazioni della Legge sul fallimento. La più clamorosa è la vicenda della bancarotta fraudolenta relativa al fallimento della Immobiliare Europa srl, con cui Zandomeneghi aveva acquistato per circa un milione e ottocentomila euro il patrimonio dell’ex Democrazia Cristiana costituito da 120 immobili. Secondo l’accusa, gli immobili sarebbero stati sottratti da Zandomeneghi in prossimità del fallimento dell’Immobiliare Europa (avvenuto nel 2002) attraverso la vendita a un’altra società. La pagina finale fu scritta dalla Cassazione nel 2019, quando venne respinto il ricorso di Zandomeneghi contro la condanna a 5 anni di carcere. Intervistato dieci anni prima, l’uomo d’affari veneto si era dichiarato vittima di un complotto e aveva tirato in ballo i nomi più importanti dei post-democristiani, per dimostrare che l’acquisto aveva la benedizione del partito. “Ho fatto una proposta, è stata avviata una trattativa e si è concluso l’affare. Conveniente per ambo le parti”. Così aveva detto. Aggiungendo: “Ma li avete visti questi benedetti immobili? Alcuni sono al massimo di 15 metri quadri, altri sono di dimensioni ridicole. Per lo più erano sezioni di partito, locali dove si riunivano gli iscritti, molti fatiscenti. Il prezzo finale venne giudicato congruo anche dagli eredi della Dc deputati a trattare.”.

Alla domanda su quanto dei big dell’ex Dc sapessero della compravendita, rispose: “Tutti”. Così aveva giustificato il passaggio della società in Croazia: “E’ stata trasferita per salvarsi. Per sfuggire a questa azione politico-giudiziaria contro di me mi son dovuto attrezzare. E ho fatto sparire i beni, che mi spettavano di diritto. La società acquirente, l’ultima della serie, aveva effettivamente sede oltre Adriatico. È stata una difesa, niente più”.

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