Si chiama “Rifiuti preziosi” ed è l’operazione della polizia locale di Milano che ha portato all’esecuzione di 33 arresti e 45 sequestri per i reati di estorsione con metodo mafioso, associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti e per spaccio di stupefacenti. Frutto delle le indagini guidate dai sostituti procuratori Francesco De Tommasi e Sara Ombra, coordinati dalla procuratore aggiunto a capo della Direzione distrettuale antimafia, Alessandra Dolci, l’operazione ha portato al sequestro del campo nomadi di via Bonfadini a Milano che verrà abbattuto perché abusivo.

Le indagini sono scattate a giugno 2020, in seguito alle segnalazioni del “Progetto Ambiente”, l’iniziativa locale nata per il contrasto all’abbandono di rifiuti in quella parte della città. L’obiettivo dei pm era quello di ricostruire la sospetta gestione di rifiuti che ruotava intorno al campo nomadi, nel quale venivano gettati 200mila chili di rifiuti di scarto all’anno, provocando degrado, pericolo ambientale e un ingente danno economico. I ritiri da parte dell’Amsa (l’Azienda milanese dei servizi ambientali) avvenivano fino a tre volte a settimana, arrivando a pesare sulle casse della città più di 100mila euro all’anno. Secondo le indagini il traffico di rifiuti avrebbe fruttato affari per un milione di euro all’anno. I componenti della famiglia, infatti, decidevano cosa tenere e cosa no, specialmente materiali ferrosi. Il resto, veniva gettato in strada. Si stima che Amsa abbia ripulito la zona per un totale di 800 tonnellate di rifiuti nel giro di tre anni.

Gli arresti effettuati sono stati 33 (6 nel campo abusivo), tutti a carico di un clan famigliare, e uno nel campo regolare che sorge poco distante dal primo, sempre in via Bonfadini, nella periferia della città. I denunciati sono 61, fra questi padroni di camion per il movimento terra e a ditte, prevalentemente di edilizia. In particolare, secondo i pm, il capoclan, Umberto Cirelli, di 56 anni, avrebbe intimidito con il metodo mafioso un’azienda che voleva scaricare rifiuti nella zona, ponendosi come “Il capo della via“.

Secondo la vicesindaca e assessora alla Sicurezza Anna Scavuzzo e il comandante della Polizia locale Marco Ciacci si è trattato di “un grandissimo lavoro, che risponde alla richiesta di legalità che da anni si segnalava in quel quartiere. Siamo intervenuti con decisione in un luogo occupato da oltre 30 anni“. “E’ stata un’indagine lunga, quanto meticolosa – precisano – ed è stata portata avanti dalla polizia locale di Milano che non si è limitata a intervenire su singoli episodi, ma ha ricostruito una filiera di illegalità e ha permesso di smantellare una vera e propria organizzazione criminale”.

L’operazione ha visto coinvolti 80 ufficiali e 250 agenti della polizia locale, e i provvedimenti sono stati emessi sia nei confronti di alcuni abitanti del campo, che di soggetti esterni che si avvalevano dell’area Bonfadini-Zama per smaltire rifiuti. 45 i sequestri di mezzi tra bilici, autocarri, furgoni e cassonati, in questi mesi utilizzati per il trasporto dei rifiuti di una trentina di aziende divise tra Lombardia e Piemonte.

Assieme al sequestro del campo, gli inquirenti hanno immediatamente disposto l’abbattimento di otto fabbricati in muratura e una ventina di baracche in legno. Le operazioni sono avvenute con l’ausilio della polizia di stato per l’attività di ordine pubblico, e del personale dell’assessorato alle Politiche sociali del Comune di Milano, per supportare le famiglie con minori.

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala si è detto “certo che i provvedimenti cautelari eseguiti contribuiranno a riportare serenità e legalità tra gli abitanti del quartiere, da tempo vessati e stanchi di questa situazione”. Sala ha poi ringraziato le forze dell’ordine intervenute, “per l’indagine, il coordinamento e il supporto fornito in questa delicata operazione a tutela dell’ambiente e della salute dei nostri concittadini”. “Quest’area – conclude – era la base di un ingente e pericoloso traffico illecito di rifiuti. Il monitoraggio del degrado e del pericolo ambientale registrati attorno al campo – ha concluso – ha permesso agli agenti di ricostruire il percorso illegale dei rifiuti”.

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