Mitragliette Uzi, fucili Kalashnikov, mitragliatori d’assalto come M12 e Ar15. Novantanove pistole, mine anticarro, bombe a mano, altri fucili, carabine di precisione e mitragliette. Più circa 3.400 detonatori e 10 silenziatori per bombe a mano. Un vero e proprio arsenale, quello che gli agenti della Squadra Mobile di Bari ha sequestrato in una masseria di Andria, nel Nord Barese. Il proprietario della villa, un 55enne incensurato, è stato arrestato e dovrà rispondere di detenzione di armi comuni da sparo e armi da guerra, esplosivi e di ricettazione.

Il provvedimento di sequestro è stato disposto dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Le armi erano nascoste sotto una botola in una pertinenza alle spalle dell’edificio principale, in un ambiente piccolo e interrato, esteso due metri per due, raggiungibile con una scala di ferro. Le armi – che ha quanto apprende Ilfattoquotidiano.it vengono ricondotte alla “camorra barese” – erano quasi tutte avvolte in involucri di plastica, alcune erano contenute nei classici foderi di pelle. L’arsenale “ad una prima valutazione potrebbe verosimilmente rappresentare ad oggi il più importante sequestro di armi mai effettuato nel Paese”, scrive il procuratore di Lecce, Leonardo Leone de Castris, ringraziando gli investigatori per la scoperta.

Sulle tracce dell’imponente arsenale si è giunti grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e documentazione fotografica. Gli atti delle indagini, che a quanto si apprende sono partite 4 mesi fa, sono stati trasmessi dalla Procura di Bari a quella di Lecce e in particolare alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino in base a valutazioni procedurali. L’inchiesta sarebbe infatti parallela a quella che ha portato all’arresto del gip di Bari, Giuseppe De Benedictis, finito in carcere per aver accettato tangenti in cambio di ordine di custodia cautelare “morbide” nei confronti di mafiosi baresi e foggiani. A quanto risulta al Fatto.it da fonti investigative, il magistrato “allo stato” non ha alcun legame con il sequestro.

Ha collaborato Francesco Casula

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