Il Senato ha approvato l’ordine del giorno per la cittadinanza italiana a Patrick Zaki, il ricercatore egiziano in carcere da oltre un anno: 208 sono stati i voti a favore, nessun contrario e 33 gli astenuti (tra cui tutti i venti senatori di Fratelli d’Italia). L’atto di indirizzo chiede inoltre al governo di sollecitare le autorità egiziane per la liberazione dello studente; di monitorare le udienze processuali e le condizioni di detenzione; di attivarsi a livello europeo per la tutela dei diritti umani nei Paesi dove persistono violazioni e portare iniziative al G7 con particolare riguardo a casi di repressione di attivisti politici. Presente in Aula per esprimere il suo voto a favore anche Liliana Segre: la senatrice a vita aveva sospeso la partecipazione ai lavori parlamentari a causa dell’emergenza sanitaria (ha 90 anni) e aveva scelto di tornare a Roma solo in sostegno del governo Conte 2 a fine gennaio scorso. “C’è qualcosa nella storia di Patrick Zaki che prende in modo particolare, ed è ricordare quando un innocente è in prigione”, ha detto questa mattina a Radio Popolare. “Questo l’ho provato anch’io e sarò sempre presente, almeno spiritualmente quando si parla di libertà”.

L’ordine del giorno non è vincolante, ma viene considerato dai promotori un atto di indirizzo per fare pressione sul governo egiziano. Presente in Aula durante la discussione, a nome dell’esecutivo italiano, c’era la viceministra Pd agli Esteri Marina Sereni. Che non ha nascosto le perplessità sullo strumento: “Il governo italiano segue con la massima attenzione il caso Zaki fin dalle prime ore dall’arresto e condivide pienamente la preoccupazione del Parlamento anche alla luce di un’ulteriore proroga della sua custodia cautelare”, ha detto. “L’azione di sensibilizzazione sulle autorità egiziane che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere è continua, sollecitiamo le controparti egiziane in ogni occasione di confronto a rilasciare lo studente. Seguiamo anche l’evoluzione del processo. Su nostra richiesta il procedimento giudiziario è stato inserito nel programma di monitoraggio processuale dell’Unione europea pochissimi giorni dopo il suo arresto”. L’Italia, ha anche ricordato, “ha portato la questione del rispetto dei diritti umani nel Paese all’attenzione dell’Unione europea e del Consiglio per i diritti umani delle nazioni unite”. E secondo Sereni, è necessario valutare gli effetti dei prossimi interventi: “L’attribuzione della cittadinanza italiana a Patrick Zaki, si configurerebbe quale misura simbolica priva di effetti pratici a tutela dell’interessato“, ha detto. “Anche alla luce del Diritto e dei principi internazionali. L’Italia incontrerebbe notevoli difficoltà a fornire protezione consolare al giovane, essendo egli anche cittadino egiziano, poiché prevarrebbe la cittadinanza originaria”. Ancora più importante “è il rischio da valutare, di effetti negativi sull’obiettivo che più ci sta a cuore: il rilascio di Patrick. In questo senso la concessione della cittadinanza, potrebbe addirittura rivelarsi controproducente”, ha concluso Sereni sottolineando la necessità “di fare una riflessione” approfondita.

Il primo firmatario della mozione, poi confluita in un ordine del giorno unitario, era il senatore dem Francesco Verducci che ha preso la parola in Aula: “Da quasi 15 mesi Patrick Zaki, studente e ricercatore dell’Università di Bologna, attivista per i diritti umani, è imprigionato nelle carceri egiziane per la sola colpa delle sue idee”, ha esordito. “Dal 7 febbraio 2020 è sottoposto ripetutamente, senza prove e senza processo a quella che viene chiamata detenzione preventiva ma è a tutti gli effetti una detenzione arbitraria e una violazione dei diritti umani. Zaki è stato picchiato e torturato con scariche elettriche, le accuse contro di lui sono pretestuose”. Quindi rivolgendosi alla senatrice a vita, seduta al suo fianco, ha detto: “La firma e presenza di Liliana Segre in quest’Aula, il suo nome accanto a quello di Zaki ha un valore incommensurabile contro ogni violazione dei diritti umani e civili, contro ogni indifferenza. Quando Zaki saprà che abbiamo approvato questo ordine del giorno sarà orgoglioso dell’Italia, come noi lo saremo quando sarà di nuovo libero. La reclusione e la sorte di Zaki rende più profonda la ferita del sequestro, della tortura, dell’omicidio di Giulio Regeni, abbiamo il dovere di non smettere mai di pretendere dalle autorità egiziane verità e giustizia per Giulio”. Tra le promotrici dell’iniziativa anche la responsabile esteri della segreteria Pd e deputata Lia Quartapelle che ha ricordato: “te 200 mila firme tra i cittadini e più di 1000 cittadinanze onorarie nei comuni italiani. La mozione ha un valore politico, di pressione”. Poco dopo il voto è intervenuto anche il segretario dem Enrico Letta: “Il parlamento italiano dice sì alla cittadinanza a Zaki. Unanimità che dimostra l’impegno di tutta l’Italia. Non Molliamo”, ha scritto su Twitter.

In Aula, nel corso del dibattito, è stato più volte evocato il nome di Giulio Regeni, il ricercatore italiano torturato e ucciso Al Cairo. “Come è accaduto a Regeni”, ha dichiarato il senatore M5s Gianluca Ferrari, “per la cui barbara uccisione non smetteremo mai di chiedere verità e giustizia, Zaki è stato sottoposto a scosse elettriche e percosso in maniera da non lasciare tracce sul suo corpo. L’Egitto ha un ruolo geopolitico di fondamentale importanza sul piano internazionale e, ancor più, locale. Ma nessun ruolo politico ed economico potrà mai giustificare certi metodi medioevali. La storia ci ha donato strumenti internazionali per assicurare che alcune linee non venissero mai superate, per assicurare che ogni essere umano potesse vivere una vita degna di essere chiamata tale”. Chi si è battuta perché nell’ordine del giorno fosse inserita la richiesta di “applicazione della convenzione Onu”, è stata la senatrice Michela Montevecchi (M5s): “Noi chiediamo che si valuti di utilizzare gli strumenti previsti dalla Convenzione Onu contro la tortura o altri trattamenti crudeli, inumani i degradanti del 1984, perché questa è l’unica via giuridica concreta per intraprendere il percorso pacifico che porti alla risoluzione del caso e alla liberazione di Patrick. Non solo: mi preme che l’Italia si faccia promotore attivo all’interno di consessi internazionali come il G7 del tema del rispetto dei diritti umani e della tutela dei difensori di questi diritti, poiché i diritti le libertà individuabili sono diritti non negoziabili a fondamento di tutte le nostre relazioni e dell’Europa stessa.”

Ha deciso di astenersi il gruppo di Fdi. “Siamo convinti”, ha detto il senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni in Aula, “che per raggiungere l’obiettivo della sua liberazione la strada da seguire sia quella della diplomazia. Non vorremmo che la cittadinanza a Zaki possa avere l’effetto controproducente, come ha detto anche il governo in aula, di insospettire e irrigidire ulteriormente le autorità egiziane, a causa delle quali lo studente dell’ateneo di Bologna, reo solo di aver espresso delle opinioni in difesa dei diritti civili dei suoi concittadini, è detenuto ormai da 432 giorni. Non vi è nulla di preventivo in questa detenzione che corrisponde ad una vera e propria pena”. E ha concluso: “Nel chiedere anche giustizia per l’omicidio di Giulio Regeni, avvenuto ormai 5 anni fa chiediamo giustizia per i tanti casi come quello di Zaki in giro per il mondo, da Hong Kong, alla Cina, al Myanmar e a Cuba, sulla cui dedicata mozione non vi è alcun cenno alla violazione dei diritti umani”.

Chi ora chiede si vada avanti sono i promotori della petizione per la cittadinanza lanciata dall’associazione Station to station e che ha raccolto 200mila firmatari: “Con l’approvazione della mozione per il conferimento della cittadinanza italiana a Zaky, il Parlamento si è assunto un’importante responsabilità dando ascolto alle voci di 200mila cittadini che in questi mesi hanno levato le proprie voci per Zaky. Le richieste di questa straordinaria mobilitazione devono adesso essere finalmente accolte dal governo, nello specifico dai ministri Di Maio e Lamorgese. Il tempo delle promesse e delle buone intenzioni è scaduto, ora servono passi concreti per Zaki e per il rispetto dei diritti umani. Patrick non può più aspettare”.

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