di Filippo Neri

Chi scrive è un professore universitario che ha presentato più volte ricorsi contro concorsi universitari (dall’Abilitazione Scientifica Nazionale ad altri) che riteneva non essere stati svolti correttamente. Ha un ricorso ancora aperto dal 2008 per una mancata chiamata. Sono passati più di 12 anni, dunque. Il ricorso è oggi in attesa di sentenza al Consiglio di Stato. Questo post è un invito a organizzare azioni civiche nel mondo reale rivolto a tutti i cittadini italiani, inclusi coloro che hanno presentato ricorsi e che vogliono mettere un freno ai concorsi universitari truccati.

Sulla base della mia esperienza personale di professore universitario e di ricorrente, credo che occorra un cambio di strategia se vogliamo avere una qualche possibilità di veder riconosciuto il nostro diritto ad una equa valutazione ai concorsi pubblici. Elenco brevemente le attività di contrasto che non sono efficaci, quelle efficaci e quelle promettenti da provare.

Partiamo dalle attività di contrasto tentate negli ultimi anni ma che purtroppo si sono dimostrate inefficaci:

1) Denunce e proteste su social media. Se gli articoli-denuncia sui quotidiani nazionali sono efficaci in quanto offrono l’opportunità di raggiungere un numero significativo di lettori, occorre invece riconoscere che le proteste sui social media non sono per nulla efficaci. Paradossalmente mettere un like sui social produce l’effetto di “anestetizzare” e “soddisfare” la coscienza civica di chi lo mette.

2) Associazioni o osservatori di ricercatori o di ricorrenti che hanno “soci virtuali”. In genere queste associazioni sono caratterizzate dall’operare su internet, gli iscritti sono anonimi ma dichiarati essere nell’ordine delle centinaia o più. Di solito c’è un solo portavoce onnipresente che parla quasi sempre del suo caso personale. Queste associazioni non tengono mai riunioni in presenza fisica e non svolgono mai attività o manifestazioni nel mondo reale con la presenza dei soci.

3) Inviare una lettera di denuncia all’Ateneo coinvolto, al Miur o a personaggi politici. Di solito si ottiene il silenzio o una risposta generica.

Le attività di contrasto che invece si sono dimostrate efficaci:

1) denunciare alla Magistratura situazioni di illegalità. Purtroppo questa linea di azione comporta costi economici importanti, richiede di trovare un avvocato competente in materia di ricorsi (difficile) e dover attendere tempi molto lunghi per la sentenza finale.

2) denunciare la situazione ai quotidiani nazionali e locali.

Attività promettenti in quanto si sono dimostrate efficaci nelle battaglie per i diritti civili:

1) intraprendere azioni civiche (manifestazioni, pressioni politiche, eccetera) in presenza, nel mondo reale, con la partecipazione di un numero importante di cittadini per creare consenso nell’opinione pubblica. L’Italia è una società dove il contatto umano e la presenza fisica sono importanti per veicolare idee che mirano a cambiare la società.

Credo che a oggi si debba provare a seguire la strada delle azioni civiche in presenza. Per essere concreti, lancio una proposta al lettore. Chi vuole venire con me a manifestare contro i concorsi truccati di fronte alla sede del ministero dell’Università e Ricerca? Se raggiungiamo le 100 persone ci andiamo ed invitiamo i giornalisti. Questa azione sì che avrebbe un impatto! Ma ci vogliono i partecipanti reali e un numero importante di loro.

Condivido qui l’idea della manifestazione in presenza con chiunque la voglia far sua. E invito i vari osservatori e associazioni contro i concorsi truccati, che dichiarano di avere centinaia di iscritti, ad organizzarla se riescono. Non ha nessuna importanza chi la organizza. I like su Facebook purtroppo non contano nulla se non sono seguiti poi da azioni nel mondo reale. Questa è la lezione che dobbiamo tutti apprendere dagli ultimi anni di denunce fatte solo su Facebook.

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