Il fascicolo è corposo. Oltre tremila pagine con un elenco di più di 34mila beni, parrocchie, cappelle, terreni, tempietti, eremi. È il Rapporto sui beni ecclesiastici presentato poche settimane fa dalla Presidenza del governo al Consiglio dei Ministri guidato dal socialista Pedro Sánchez. Con un obiettivo, tante volte dichiarato e mai raggiunto: avere una fotografia nitida del vasto patrimonio immobiliare della potente Chiesa spagnola.

Una chiarezza che potrebbe dipanare le zone d’ombra sulla politica impositiva, sulle controversie attinenti la titolarità di taluni beni, infine sui criteri per la classificazione catastale.

La battaglia però non è solo sull’estimo, è innanzitutto ideologica: da una parte una sinistra, e il mondo progressista in genere, che tende a denunciare antichi privilegi per vederli almeno ridimensionati; dall’altra un certo conservatorismo che ha sempre contato sull’appoggio clericale e sulle fitte ramificazioni della chiesa nel tessuto sociale. Non dimentichiamo che la Spagna fino al 1975 è stato un paese confessionale, con l’incipit della legge franchista sull’istruzione che ha tracciato un modello preciso quando definiva il cattolicesimo “la médula de la historia de España”, insomma, il midollo stesso del sistema.

Ci sono voluti vent’anni per confezionare il Rapporto, con una parte consistente di un patrimonio, composto di 34mila immobili, fondato su un atto autoreferenziale, la “certificazione ecclesiastica”, un timbro apposto dal segretario generale del vescovo che, in assenza di altri titoli, conferisce la proprietà di un bene alla chiesa. L’apparato ha fatto tesoro della Ley Hipotecaria del primo governo Aznar, premier conservatore per otto anni a cavallo tra gli anni ’90 e il nuovo secolo, una certificazione vescovile in buona fede alla quale attribuire pieno valore giuridico.
Non è escluso che ora nascano contenziosi, spesso quelle autocertificazioni contrastano con titoli privati, soprattutto in questioni di proprietà fondiaria.

Ma le vertenze possono toccare anche i rapporti Stato-Chiesa, una nota controversia aperta da anni è quella sulla mezquita di Cordova, la splendida moschea risalente all’Ottavo secolo – oggi cattedrale e dal 1984 patrimonio dell’Unesco – è al centro di una lunga contesa.

Il Comune andaluso ne rivendica la proprietà, con i partiti di sinistra che soffiano sul fuoco contestando una trascrizione alla Conservatoria immobiliare fatta dalla locale diocesi nel 2006. Ne è scaturito un contenzioso che coinvolge storici, notai, tribunali ordinari, con i socialisti che, dopo pronunce a loro sfavorevoli, si dicono pronti a portare il contenzioso fino al Tribunal Constitucional. In fondo, sostengono, mancano titoli attestanti il trasferimento di proprietà in favore della chiesa, mentre l’edificio ha avuto natura demaniale durante tutti i secoli della dinastia “Al-Ándalus”.

L’usucapione invocata dalla diocesi versus il demanio pubblico. La battaglia è destinata a protrarsi. In verità non solo sulla titolarità dei beni. Aperta è la questione sulle imposte, un accordo del ’79 tra Spagna e Santa Sede esclude l’Ibi (equivalente alla nostra Imu) per gli edifici destinati al culto. Esenzione di fatto allargata anche agli immobili utilizzati per altri scopi, ad esempio quelli per attività legate al turismo o al commercio. Vantaggi economici, stimati in decine di milioni di euro all’anno, che di tanto in tanto richiamano l’attenzione della Corte europea di Giustizia la quale, tra le pieghe di queste eccezioni fiscali, vede aiuti di Stato non consentiti.

Nelle aule di giustizia sono passate nel 2017 anche le imposte comunali sugli oneri di costruzione e urbanizzazione, con la Corte di Lussemburgo che ha censurato la Spagna per i vantaggi iniqui concessi alla chiesa nella costruzione di opere finalizzate ad attività extra-religiose. Il Tribunale amministrativo di Madrid, con una sentenza del 2017 ha confermato la posizione assunta dalla corte sovranazionale. Riaffermando tali principi il comune di Barcellona ha incassato circa 4 milioni e mezzo di euro quali oneri per l’”eterno” cantiere sul completamento della Sagrada Familia di Gaudì.

Amen!

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