di Marta De Vivo e Paolo Di Falco

Alisha, 14 anni e tutta la vita davanti. Una bambina che aveva appena cominciato a comprendere la realtà, come tutti d’altronde: a quell’età il tuo corpo cambia ma la tua mente è sempre quella di un bimbo. L’età durante la quale anche le cose più piccole e insensate ti sembrano problemi abissali, rischi tanto senza renderti conto di star rischiando e ridi tantissimo fino a quando hai le lacrime. Quei 14 anni che Alisha avrebbe dovuto vivere con intensità per poi avventurarsi nel pieno della sua adolescenza, la cattiveria e l’invidia però le hanno rubato troppo presto quell’intensità alla quale lei avrebbe avuto diritto.

A toglierle la vita sono stati un ragazzo e una ragazza della sua stessa età, l’hanno gettata nella Senna e lasciata lì, da sola. Dall’autopsia è emerso che Alisha è morta per asfissia, annegata e quindi era ancora viva quando i suoi due compagni di scuola l’hanno buttata nel fiume. Il preside era già intervenuto sospendendo i due ragazzi per atti di bullismo nei confronti di Alisha ma questo non è bastato per evitarle una tragica fine. I ragazzi ora sono in prigione, i vicini hanno detto alla stampa che uno dei due, il ragazzo, “era un tipo timido e asociale, un insicuro influenzato dalla fidanzata” ma, secondo quanto detto dal procuratore Corbaux, “non si può parlare di un ascendente di uno sull’altra o viceversa, sembrano a prima vista ugualmente responsabili”.

Questa è la tristissima realtà del bullismo, momenti di rabbia che diventano il vero e proprio incubo di troppi giovani studenti. È giunto il momento di intervenire, fare campagne antibullismo serie che mirino a sensibilizzare studenti e genitori su quello che può avvenire e su come prevenire episodi spiacevoli come quello di Alisha. La verità è che forse la soluzione risiede proprio dentro ciascuno di noi, dobbiamo cominciare a sensibilizzare i ragazzi più piccoli di noi: i nostri nipoti, cugini, fratelli e sorelle. Sensibilizzazione che dovrebbe essere fatta raccontando le storie dei troppi ragazzi che hanno perso la vita, che hanno rinunziato a vivere solamente perché la gang di turno li prendeva di mira.

L’episodio di Alisha ci mostra in maniera lampante quanto questo fenomeno sia sottovalutato ma, anzi, si sia evoluto con i social che diventano una perfetta cassa di risonanza da utilizzare per tormentare, anche a distanza, la vittima di turno. Per esempio Alisha ha incontrato i suoi aguzzini al molo: doveva essere un incontro per far pace ma si è trasformato nella tragedia culmine di una campagna di cyberbullismo contro di lei che andava avanti già da un po’. Tutto è iniziato dal ragazzo, lo stesso che l’avrebbe picchiata con i guanti per non lasciar tracce, che aveva preso dal profilo Snapchat di Alisha una sua foto in biancheria intima e l’aveva diffusa in una chat con i compagni.

Prima di passare all’episodio che l’ha portata alla morte, immaginiamoci un po’ quello che questa ragazza ha provato nel momento in cui tutti i suoi compagni l’hanno vista in biancheria intima. Pensate un po’ ad Alisha che, in un momento delicato come l’adolescenza in cui ci si affaccia alla vita, vede il suo corpo diventare di dominio pubblico e viene presa anche in giro. Immaginatevi i sorrisini dei compagni, le battute, le giornate passate a pensare se fosse lei il problema. E alla fine, nonostante tutto questo, decide di presentarsi all’incontro: chissà, in cuor nostro, tutti noi abbiamo la speranza che chi ci sta intorno possa cambiare anche se, quasi sempre, le nostre aspettative vengono prontamente deluse come quelle di Alisha, che viene presa a calci e poi gettata nella Senna dove è annegata.

Sapete inoltre perché, secondo le testimonianze, Alisha era stata presa di mira? Era la più studiosa della classe, era quella che aveva i voti più alti e così, forse per invidia o forse per un crudele gioco era la ragazza da indebolire, era la ragazza “da distruggere”. Ma, possiamo accettare dei pensieri del genere? Può una ragazza essere uccisa dai suoi stessi compagni? Possiamo ancora accettare che ci siano altre Alisha, proprio in questo momento, che debbano sopportare questo peso enorme nel periodo più bello della loro vita? Noi crediamo che non sia più possibile, non possiamo continuare a far finta di nulla: lo dobbiamo ad Alisha e a tutti quei ragazzi che, purtroppo, non sono più con noi perché vittime del bulletto o della gang di turno.

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