La scoperta della P2, la più nota delle logge massoniche segrete della storia d’Italia, compie 40 anni. È nel marzo del 1981 che vengono ritrovati, e poi pubblicati, gli elenchi degli affiliati e del programma della loggia Propaganda 2. Il rinvenimento di quelle carte provocò un caso politico e giudiziario che scosse il Paese negli anni a venire. E fino a oggi ha lasciato in sospeso molteplici interrogativi, visto che nelle recentissime motivazioni dell’ultima sentenza sulla strage di Bologna la P2 viene citata più volte.

La perquisizione a villa Wanda – Le perquisizioni Nata come loggia affiliata al Grande Oriente d’Italia, la loggia Propaganda 2 fu formalmente sciolta nel 1974 e ricostruita nel 1975, sotto la guida di Licio Gelli, il maestro venerabile che – secondo le accuse della magistratura e della commissione parlamentare d’inchiesta guidata da Tina Anselmi – la trasformò in una forza occulta per condizionare il sistema economico e politico italiano. Tutto comincia il 17 marzo 1981, quando la Guardia di Finanza esegue una perquisizione a Villa Wanda ad Arezzo, dimora di Gelli, nell’azienda tessile Giole di Castiglion Fibocchi. Le Fiamme gialle si muovono su ordine dei magistrati della procura di Milano Gherardo Colombo e Giuliano Turone, che indagano sul falso rapimento del banchiere Michele Sindona. Tra le carte sequestrate viene trovato l’elenco dei presunti iscritti alla loggia P2: nella lista ci sono 962 nomi, tra i quali 208 militari e appartenenti alle forze dell’ordine (43 generali e l’intero vertice dei servizi segreti), 11 questori, 5 prefetti, 44 parlamentari, ministri, banchieri (lo stesso Sindona e Roberto Calvi), imprenditori, professionisti, magistrati e giornalisti.

Il processo a Gelli – Le conseguenze giudiziarie per Gelli sono leggere, anzi leggerissime. Al termine di un’inchiesta durata 10 anni (1991) la magistratura rinvia a giudizio il Venerabile (nel frattempo indagato e imputato in altri procedimenti penali) e altri 12 membri dell’associazione segreta con l’accusa di cospirazione contro lo Stato. L’esito del processo di primo grado (1994) si rivela positivo per Gelli che, seppur condannato per alcuni reati, viene assolto dall’accusa di cospirazione politica. L’appello, proposto, viene rigettato, e nel 1996 la Corte d’appello di Roma conferma la sentenza assolutoria. Diverse, invece, le conseguenze politiche. Subito dopo la scoperta della lista, l’allora presidente del consiglio Arnaldo Forlani nomina un comitato di tre saggi (Vezio Crisafulli, Lionello Levi Sandri e Aldo Mazzini Sandulli) per fornire elementi conoscitivi e critici sull’attività della P2. La loggia verrà poi sciolta con un’apposita legge, la numero 17 del 25 gennaio 1982, perchè considerata un’associazione segreta e come tale vietata dall’articolo 18 della Costituzione. La legge definisce come segrete quelle organizzazioni che, “anche all’interno di associazioni palesi, occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull’esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonchè di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”.

Il listone di quasi mille nomi – La lista dei 962 nomi viene resa nota il 20 maggio 1981. Era stata trasmessa al governo presieduto da Forlani il 25 marzo, cioè otto giorni dopo il rinvenimento a Castiglion Fibocchi, dai magistrati milanesi. L’impatto sul sistema politico italiano è fortissimo. Lo stesso giorno viene arrestato Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, con l’accusa di esportazione illecita e omesso rientro di capitali. Il 22 maggio viene emesso un mandato di cattura per procacciamento di notizie sulla sicurezza dello Stato e spionaggio politico nei confronti di Gelli, che nel frattempo è fuggito in Svizzera. Il 23 maggio Aldolfo Sarti si dimette da ministro della Difesa perchè il suo nome appare tra gli aspiranti alla loggia P2. Si dimettono perchè presenti nella lista P2 anche il capo di stato maggiore della Difesa Giovanni Torrisi e i capi dei servizi segreti Giuseppe Santovito e Giulio Grassini. Il 26 maggio si dimette pure Forlani, e viene sostituito dal repubblicano Giovanni Spadolini, che diventa il primo premier non appartenente alla Democrazia Cristiana dalla nascita della Repubblica. Il 13 giugno Franco Di Bella lascia la direzione del Corriere della Sera : oltre al giornalista, nella lista degli iscritti della P2 figurano anche l’editore Angelo Rizzoli, il suo collaboratore Bruno Tassan Din e il banchiere Calvi che il 22 aprile aveva comunicato di avere acquisito il 40% della casa editrice Rizzoli-Corriere della Sera. Nell’elenco figurava anche il nome di Silvio Berlusconi, che all’epoca era solo un imprenditore attivo nel capo delle televisioni. scenderà in politica molti anni dopo.

Il piano di rinascita democratica – Il programma della P2, che il 29 ottobre 1981 il presidente della Repubblica Sandro Pertini definì “un’associazione a delinquere“, era contenuto nel “piano di rinascita democratica” che venne illustrato da Gelli in un’intervista a Maurizio Costanzo (anche il suo nome apparve tra gli affiliati della loggia), pubblicamente sul Corriere il 5 ottobre 1980. Il documento originale del Piano di rinascita democratica, scritto probabilmente nel 1976, fu sequestrato nel luglio 1982 all’aeroporto di Fiumicino nel doppiofondo della valigia di Maria Grazia Gelli, la figlia del Maestro Venerabile che rientrava in Italia da Nizza. Morirà poi sei anni dopo, il 22 giugno del 1988, in un incidente stradale. L’obiettivo della P2, si legge nel testo, “deve essere, nei partiti, nella stampa e nel sindacato, quello del controllo delle persone che in ogni formazione o in ogni giornale siano ritenute sintoniche con gli obiettivi del ‘Piano e della creazione di strutture (formazioni politiche e giornali) che se ne facciano strumento di realizzazione. Per il sindacato in particolare, deve essere prioritario l’obiettivo della scissione dell’unità sindacale per poi consentire la riunificazione con i sindacati autonomi di quelle componenti confederali sensibili all’attuazione del Piano”. Attraverso l’indebolimento dei sindacati, il controllo dei giornali e di politici di partiti di governo e del Msi, la distruzione dei monopolio Rai, la P2 avrebbe puntato a un mutamento della Repubblica in senso presidenziale, anche ai fini di indebolire l’opposizione di sinistra e impedire l’ingresso del Partito comunista nel governo. In seguito la P2 risultò coinvolta in molte inchieste giudiziarie sulle stragi e su alcuni omicidi politici.

La commissione d’inchiesta – Il 23 ottobre 1981 viene istituita la commissione parlamentare d’inchiesta sulla P2, guidata dalla deputata democristiana Tina Anselmi, prima donna a diventare ministro nella storia della Repubblica. La commissione affronta un lungo lavoro di analisi per far luce sulla loggia P2 e conclude i lavori nel 1984. La conclusione di maggioranza presentata da Anselmi sottolineava “‘ampiezza e la gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante”. “La loggia P2 si è posta come luogo privilegiato di incontro e centro di intersecazione di una serie di relazioni, di protezioni e di omertà che ne hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti patologici che alla fine non è stato più possibile contenere”, scriveva Anselmi, nelle conclusioni del lavoro della commissione. “In questo contesto finanziario la Loggia P2 ha altresì acquisito il controllo del maggiore gruppo editoriale italiano, mettendo in atto, nel settore di primaria importanza della stampa quotidiana, una operazione di concentrazione di testate non confrontabile ad altre analoghe situazioni, pur riconducibili a preminenti centri di potere economico”, proseguiva ricordando l’assalto al gruppo Rizzoli-Corriere della Sera. “Queste operazioni – spiegava sempre la presidente della commissione d’inchiesta – infine si sono accompagnate ad una ragionata e massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo, sia civili che militari e ad una costante pressione sulle forze politiche. Da ultimo, non certo per importanza, va infine ricordato che la loggia P2 è entrata in contatto con ambienti protagonisti di vicende che hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della storia del Paese. In questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico – ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone – ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici“.

Le ombre nere che arrivano alla strage di Bologna – A parte la commissione parlamentare d’inchiesta e l’indagine della magistratura su Gelli, negli anni l’ombra sinistra della P2 si proietta sulla maggior parte dei misteri italiani. “In quell’estate del 1980 la P2 era al suo massimo fulgore. Venuta meno la possibilità del compromesso storico (che in prospettiva avrebbe aperto finalmente la strada di una democrazia dell’alternanza, invisa anche al blocco sovietico) le mancava solo il ‘botto’ risolutivo, nell’interesse proprio e di altri”, scrive il giudice Michele Leoni, presidente della Corte d’assise di Bologna nelle motivazioni della condanna di Gilberto Cavallini all’ergastolo, La sentenza, lunga più di duemila pagine, è stata depositata nel gennaio scorso e ricostruisce il coinvolgimento dell’ex Nar nella bomba sventrò la stazione e lasciò tra le macerie e nella polvere 85 vite perse e 200 feriti. “Vi sono molti elementi per affermare che i Nar erano vicendevolmente integrati con personaggi e organizzazioni della stessa estrazione”. Inoltre, “una miriade di dichiarazioni depongono per una radicata compromissione fra terrorismo, P2, e Servizi segreti”. Va ricordato che secondo procura generale di Bologna, che nel febbraio del 2020 ha chiuso le indagini sui mandanti, la strage di Bologna fu organizzata proprio dalla P2 di Gelli. Secondo gli inquirenti dietro alla bomba alla stazione c’erano quattro menti nere: oltre a Gelli, il suo braccio destro Umberto Ortolani, il potentissimo capo dell’ufficio Affari riservati del Viminale, Federico Umberto D’Amato, e del piduista senatore del Msi, Mario Tedeschi.

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