Cari Fiorello e Amadeus, vorrei dirvi grazie. Facciamo un lavoro diverso che più diverso non si può, eppure ci siete voluti voi due a far capire alle persone quello che noi prof stiamo dicendo da tanto. Non si tratta di fare sterili polemiche su una kermesse canora che piace, non piace, si odia o si ama, chisseneimporta.

Si tratta del pubblico. C’è voluto uno spettacolo in eurovisione in prima serata su mamma Rai perché fosse messa in primo piano una quisquilia come questa: è faticoso intrattenere le persone se non le hai davanti. Ma va? E’ un anno che io parlo ai telespettatori. E non li vedo, oppure se li vedo di certo non mi guardano negli occhi, perché difficilmente si tiene lo sguardo fisso nella telecamera. Vi siete portati l’orchestra davanti, vicino, intorno, per cercare uno sguardo d’intesa, per sentire i commenti e le risate, che quelle finte fanno strano pure a voi.

A voi, dico, che lo fate per mestiere, che andate in onda da sempre alla radio, che di professione state da sempre davanti a una telecamera. Eppure quanto è difficile tenere in piedi uno show, quando non hai il riscontro del pubblico? Quanto è faticoso capire se le persone si stanno annoiando o sono semplicemente attente? Se quel silenzio è il silenzio di quando ormai l’attenzione è andata, oppure se li hai catturati? Quanto è brutto non trovare due occhi che ti seguono in cui fissare i tuoi, non leggere nei volti la complicità di chi ha compreso una citazione, non sentire la risatina trattenuta che ti sostiene?

Ogni tanto lo dite anche voi, sul palco, che vi sembra di fare Dad. E almeno voi siete illuminati alla perfezione, pettinati, avete lustrini e paillettes. Io, a tenere in piedi lo show della lezione, dalle aule grigie delle patrie scuole, al massino posso rubare i glitter a mia figlia, finché non se ne accorge. Voi siete gente di spettacolo. Noi, insomma, un po’ meno, ma stiamo imparando. Fiore, ce lo fai un webinar? Io mi iscrivo subito, pensaci.

Credo che una delle professioni più vicine a quelle dello spettacolo sia proprio quella dell’insegnante che va in scena tutti i giorni, come un mestierante, sulle tavole del palcoscenico a catturare l’attenzione della sua platea. E se te la tolgono di colpo non è la stessa cosa, ti manca. Perché è un elemento dello spettacolo. Quindi niente, volevo dirvi che vi capisco, lì a guardare quelle poltrone vuote, anzi, vi ringrazio perché forse così anche gli altri si rendono conto che, mutatis mutandis, anche noi non sappiamo più che lustrini metterci addosso per cercare di attirare l’attenzione di chi ci guarda da casa.

Però adesso scusate ma vado a finire di prepararmi il costume con le piume rosa e i capelli blu, come Achille Lauro. Il truccatore per avere le lacrime di sangue non mi serve, che tanto siamo di nuovo in Dad al 100% e mi scendono da sole.

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