Le loro colpe, ora, finiranno sepolte definitivamente. La pena che la giustizia aveva deciso per entrambi non è mai stata eseguita, com’è sempre successo alla fine di tutti i processi istruiti dopo che l’Armadio della Vergogna fu voltato dalla parte giusta. Gli ultimi due criminali di guerra tedeschi condannati per le stragi naziste in Italia sono morti: Karl Wilhelm Stark, accusato di vari eccidi del 1944 in vari paesi dell’Appenino tosco-emiliano, ed Alfred Stork, ritenuto responsabile di uno dei massacri sull’isola di Cefalonia del settembre 1943 nei confronti dei soldati italiani della Divisione Acqui. Il primo aveva cent’anni ed è morto il 14 dicembre scorso. Il secondo di anni ne aveva 97 e si è spento il 28 ottobre 2018 ma solo di recente si è saputo che è morto. Nessuno dei due ha mai fatto un giorno di carcere o di detenzione domiciliare. “Si chiude una pagina giudiziaria. E si chiude male, in verità. Nessuno ha scontato la pena inflitta dal giudice” dice all’Ansa il procuratore generale della corte d’appello militare di Roma Marco De Paolis, che prima a La Spezia e poi a Roma ha istruito decine di processi agli ex soldati ed ex ufficiali delle SS e della Wehrmacht per i loro eccidi durante la ritirata verso Nord.

Sono stati 60 gli ergastoli inflitti dalla magistratura militare italiana dopo la scoperta, nel ’94, del cosiddetto Armadio della vergogna, dove centinaia di fascicoli di stragi nazi-fasciste erano stati occultati nel 1960. Ma di fatto nessuno è stato eseguito, perché le richieste di estradizione o di esecuzione della pena nei Paesi dei condannati sono sempre cadute nel vuoto. Gli unici a espiare le condanne inflitte in questa stagione processuale sono stati l’ex capitano delle SS Erich Priebke, faticosamente condannato all’ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine, e il caporale Misha Seifert, il boia di Bolzano, estradato dal Canada e morto durante la detenzione a Santa Maria Capua Vetere.

Stark, l’ex sergente mai pentito
L’ex sergente Stark, inquadrato nella Divisione Corazzata ‘Hermann Goering’ della Wehrmacht, è morto il 14 dicembre scorso. E’ stato condannato all’ergastolo per alcuni degli eccidi compiuti sull’appennino tosco-emiliano nella primavera del ’44, in particolare quelli di Civago e Cervarolo, nel Reggiano, due borghi dove il 20 marzo furono trucidate complessivamente circa 30 persone, tra cui il parroco, e quello di Vallucciole, nell’Aretino, dove oltre 100 tra uomini, donne e bambini vennero uccisi per rappresaglia. Nel 2018 una troupe del Tg1 lo scovò nella sua abitazione in un sobborgo di Monaco: l’anziano, scambiando qualche battuta sull’uscio, disse che non poteva pentirsi di “una cosa mai fatta” e che il processo era stato “una farsa“. Una frase, sottolinea all’Ansa Andrea Speranzoni, difensore di parte civile per i familiari delle vittime nel processo sull’eccidio di Cervarolo, che “riassume in sette parole il suo modo sprezzante e la sua totale assenza di rivisitazione delle sue azioni criminali”. “Stark – ricorda l’avvocato – all’epoca della strage di civili innocenti a Cervarolo e nelle successive stragi realizzate dal suo reparto militare sull’Appennino tosco-emiliano, era un sergente, comandante di squadra nella 3a Compagnia del Reparto Esplorante ed in servizio nello Stato Maggiore. Stark è stato parte attiva nei massacri e sempre in servizio, come hanno ricordato vari suoi commilitoni, fra cui ad esempio Adolf Wedl“.

L’eccidio di Cervarolo
A Cervarolo i nazifascisti prelevarono uomini, giovani e anziani, compreso il parroco don Giovanni Battista Pigozzi, trascinandoli nell’aia del paese e uccidendone 24 a colpi di mitragliatrice per poi bruciare i loro corpi. “Il processo celebrato davanti alla giustizia militare italiana si avvalse anche di intercettazioni telefoniche nelle quali gli ex nazisti, parlando fra loro, dimostravano negli anni Duemila la loro adesione alle stesse aberranti e violente idee di sessant’anni prima. In particolare si distinguevano Gabriel e Luhmann, presenti nelle azioni di Monchio, Susano e Costrignano“, prosegue Speranzoni, secondo cui “i processi che hanno giudicato Wilhelm Stark colpevole” hanno “messo bene a fuoco le sue responsabilità come coautore di uccisioni e di operazioni militari che ebbero come obiettivo la popolazione civile”. Il processo celebrato a Verona 10 anni fa “rimarrà pertanto importante nella storia giudiziaria italiana, poiché ha posto un punto fermo sulle responsabilità dei nazifascisti nella spietata repressione di vittime innocenti“. Si trattò “di operazioni finalizzate a creare un clima di terrore, ma che non impedirono alle forze della Resistenza di liberare il nostro Paese da 20 anni di dittatura fascista e dall’occupazione nazista”.

Alfred Stork e la strage di Cefalonia
Di Stork – la cui esecuzione penale risultava ancora pendente nel 2020, al pari di quella per Stark – solo di recente si è saputo che è morto il 28 ottobre 2018. L’ex caporale dei Cacciatori di montagna, i Gebirgsjäger, è stato condannato per l’uccisione di “almeno 117 ufficiali italiani” sull’isola di Cefalonia, nel settembre 1943. Stork aveva confessato in passato agli inquirenti tedeschi di aver fatto parte di uno dei plotoni di esecuzione attivi alla “Casetta rossa“, dove venne trucidato l’intero stato maggiore della divisione Acqui. “Ci hanno detto che dovevamo uccidere degli italiani, considerati traditori“, affermò. Una testimonianza, ricca di particolari agghiaccianti, che Stork si rifiuterà di ripetere in seguito ai magistrati italiani. Le fucilazioni andarono avanti dall’alba al tramonto: “I corpi sono stati ammassati in un enorme mucchio uno sopra l’altro… prima li abbiamo perquisiti togliendo gli orologi, nelle tasche abbiamo trovato delle fotografie di donne e bambini, bei bambini”. Stork ha sempre ignorato il processo italiano e non ha nemmeno impugnato la sentenza di primo grado: la condanna all’ergastolo è diventata così definitiva.

Nella foto sopra: Alfred Stork

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