La Francia sta registrando negli ultimi giorni un aumento dei contagi – ieri 25mila, due giorni fa ha invece sforato i 30mila – che ha spinto alcune aree – tra cui Dunkerque e Costa azzurra – a implementare nuove restrizioni. Ma l’andamento dei casi preoccupa anche Parigi – dove il 1 marzo riaprono le scuole al termine delle vacanze di febbraio – e il vicesindaco Emmanuel Gregoire ha dichiarato che la capitale sta valutando l’ipotesi di un lockdown totale e indipendente dal resto della Francia di tre settimane per poi riaprire tutte le attività in maggiore sicurezza. L’attuale coprifuoco notturno in vigore dal 15 dicembre – come in tutta la Francia – dalle 18 alle 6 in tutta la Francia, secondo Gregoire, equivale a una “mezza misura con cattivi risultati”, una “semi prigione” che però “non finisce mai”. Il lockdown mirato allo studio per Parigi prevede la “prospettiva di riaprire tutto” al termine delle tre settimane, compresi teatri, cinema e ristoranti. “Non possiamo essere costretti a una vita da semi-prigionieri per mesi”, ha detto il vice sindaco.

Il portavoce del governo, Gabriel Attal, ha inoltre aggiunto che la proposta del Comune di Parigi sarà “studiata” su scala regionale per tutta l’Ile-de-France, nonostante le riserve sulla sua durata e sulla chiusura delle scuole. “Se siamo entrati in questo ambito di discussioni con i governanti locali – ha detto Attal ai microfoni di France Inter – è perché facciano delle proposte, quindi la proposta del Comune di Parigi sarà chiaramente studiata”. “Quando si adottano misure locali che riguardano un territorio – ha sottolineato – è importante prenderle in collegamento con gli amministratori locali“. Ma, ha aggiunto, “le misure, devono avere un senso a livello territoriale e quando si pensa a Parigi, bisogna pensare per tutta la regione Ile-de-France”, poiché “dietro il périphérique (il raccordo, ndr) non c’è una ‘no man’s land’, ma movimenti importanti fra i territori”.

Quanto alla proposta di dichiarare un lockdown nella capitale di 3 settimane – avanzata ieri sera dal Comune di Parigi subito dopo la conferenza stampa del premier Jean Castex e del ministro della Sanità Olivier Véran, che hanno rinviato le decisioni al 6 marzo -, Attal ha espresso diverse riserve: “Sono pochi gli scienziati che ritengono che con un lockdown di 3 settimane si possa abbattere il virus e riaprire tutto, come hanno detto i rappresentanti del Comune di Parigi. Abbiamo un obiettivo, lasciare quanto possibile le scuole aperte e quindi capisco che, ormai, il Comune di Parigi chieda di chiudere le scuole, ma non è una decisione come un’altra” perché, ha continuato, avrebbe ripercussioni “sulla salute dei nostri figli, sul distacco dalla scuola”.

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