La politica non fa abbastanza per combattere la mafia. Anzi. Secondo l’83 per cento degli italiani, la criminalità organizzata è stata addirittura favorita dai politici nazionali. Allo stesso modo, il 30% degli intervistati ritiene che i fenomeni di corruzione siano più diffusi rispetto all’epoca di Tangentopoli, mentre un’ampia maggioranza (58%) pensa che tutto sia rimasto invariato. La fotografia sulla percezione e presenza delle mafie e della corruzione nel nostro paese nell’anno del Covid è stata scattata da Libera, che ha raccolto i risultati dell’indagine curata da Demos su un campione di 995 persone intervistati nel mese di novembre all’interno del report ‘Il Triangolo pericoloso. Mafie, corruzione e pandemia’ con i commenti, tra gli altri, di Federico Cafiero de Raho, Roberto Saviano, Romano Prodi, Carlo Cottarelli, Tito Boeri, Rosy Bindi, Giuseppe Lombardo, Maurizio Landini, Nando Dalla Chiesa e Gian Carlo Caselli. “La pandemia è tra i protagonisti del rapporto – spiega la curatrice Francesca Rispoli -, perché si è pensato che fosse particolarmente importante stimolare le risposte su come il virus sia un’occasione per le mafie e la corruzione e su quale destinazione fosse importante dare ai fondi dell’Unione Europea, per spingere la ripartenza. Come ha scritto Federico Cafiero De Raho, procuratore nazionale Antimafia, “c’è il serio rischio che le mafie possano aumentare il proprio business in questa situazione di emergenza: penso all’offerta che hanno dato in alcuni territori alle famiglie in difficoltà, ma anche ai settori economici funzionanti come quello ortofrutticolo, della grande distribuzione agroalimentare o dei rifiuti speciali, in cui investono e che sono ora ancora più strategici”.

L’allarme, spiega l’associazione, è corroborato dall’incremento di alcuni “reati spia”. Nel 2020, infatti, è stata registrata un’impennata record del numero di interdittive antimafia: secondo i dati del Ministero dell’Interno sono state 2.130, cioè sei al giorno, con un incremento del 38% rispetto il 2019. Il 68% delle interdittive riguardano le Regioni del sud, mentre il 24% sono state emanate nel Nord Italia. In aumento del 7% anche le segnalazioni di operazioni sospette (SOS) ricevute dalla Uif ( Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia-Banca d’Italia). A fronte di una diminuzione al Nord, in particolare in Lombardia (-6,2%) e Liguria (-10,4%), Friuli Venezia Giulia (-6,2%) nel resto del Paese le Sos sono in forte aumento nel Lazio (+35,6%),+20% in Puglia, +20% in Calabria, +14% in Campania e +23,7% in Sardegna, in Trentino Alto Adige (+23,5%). Da registrare anche aumenti nelle regione medio piccole Basilicata (+13%) Umbria (+6%) Valle d’Aosta (+15,7%). A livello provinciale, Prato, Milano, Napoli, Roma e Rimini si collocano ai primi cinque posti per numero di segnalazioni di operazioni sospette in rapporto alla popolazione.

“Quest’indagine sulla percezione di mafie e corruzione durante la pandemia non è solo un prezioso strumento conoscitivo: è anche un antidoto alla disattenzione e alla “normalizzazione”. Di mafie e corruzione – commenta Luigi Ciotti, presidente nazionale di Libera – si parla infatti poco e male, da quando la questione Covid ha monopolizzato la scena. E tutto ciò mentre, nonostante il grande impegno di magistrati, forze di polizia e istituti di vigilanza, mafiosi e corrotti continuano ad agire nell’ombra, provocando e diffondendo mali da tempo intrecciati in un abbraccio mortale. Se è vero dunque che da un lato il Covid ha evidenziato piaghe pregresse come le ingiustizie, le povertà, lo smantellamento dello Stato sociale e della sanità pubblica, è anche vero che, passata l’emergenza sanitaria, rischiamo di trovarci con altri problemi ingigantiti perché meno oggetto d’attenzione pubblica e politica. Problemi aggravati dall’indifferenza, dalla sottovalutazione, dalla percezione distorta”.

La percezione della mafia – I risultati dell’indagine condotta da Demos per Libera mostrano che il 55% degli intervistati valuta negativamente le politiche dello Stato per contrastare la mafia, mentre “l’impegno della politica per contrastare la mafia” è valutato negativamente per il 60% degli intervistati. Una larga maggioranza (66%) valuta positivamente il 41 bis. Percentuali altissime per chi ritiene che i politici nazionali abbiano favorito l’espansione della criminalità organizzata (83%), così come chi addossa la colpa ai politici locali e ai partiti (81%). I settori dove la mafia è più attiva per il 43% degli intervistati riguardano gli ecoreati, in particolare la gestione dei rifiuti, al secondo posto dopo i traffici di droga (63%). I più propensi a rispondere che le cose vadano meglio rispetto al passato sono gli elettori di Forza Italia e della Lega, mentre gli elettori di sinistra e di centrosinistra che pensano allo stesso modo sono in percentuale assai inferiore. Tuttavia occorre notare che è nella destra che si rinviene la percentuale più bassa di coloro che ritengono che le mafia sia oggi meno legata ai professionisti e ai colletti bianchi: gli elettori di Fratelli d’Italia che pensano così sono appena il 5% del totale.

Il peso della corruzione nel sistema-Paese – Per 81% degli intervistati ‘la corruzione in politica è lo specchio della società italiana’. Opinione prevalente del Nord Est (83%) e del Sud/isole (84%). Si tratta in prevalenza di persone che si collocano nel centrodestra, con un picco di preferenze per la Lega (95%). Un’altra larga fetta dichiara di votare il Movimento 5 stelle (88%). Il 71% degli intervistati ritengono che con ‘l’emergenza Covid-19 la corruzione in Italia si sta diffondendo ancora di più’. Un’altra domanda del sondaggio Demos – Libera chiedeva agli intervistati di localizzare dove fosse maggiormente diffusa la corruzione, tra nove possibili attività, scegliendo tra ‘molto diffusa’ e ‘riguarda solo casi isolati’. In questo caso la prevalenza delle grandi opere è netta e arriva all’85%. La domanda nella quale si fa menzione della sanità, nel novero dei servizi, totalizza il 65% di risposte “molto diffusa”. Si nota una distinzione tra politica nazionale, considerata più assoggettabile allo scambio corruttivo (74%) e quella locale, considerata meno suscettibile (62%). Alla domanda “secondo lei oggi, rispetto all’epoca di tangentopoli, la corruzione è diffusa meno/allo stesso modo/di più?, il 30% ritiene che i fenomeni di corruzione siano più diffusi di allora (30% contro il 10%); un’ampia maggioranza (58%) ritiene l’ammontare di corruzione sia equivalente – “dunque capillare e sistemico”. Anche in questo caso le preferenze politiche sembrano incidere in modo rilevante sulle opinioni dei cittadini. Chi sta al centro e chi vota M5s crede in larga maggioranza che tutto sia rimasto invariato rispetto a metà anni Novanta, mentre gli elettori di Forza Italia (40%) e Lega (38%) pensano che le cose siano peggiorate.

Rischi e priorità del Recovery fund – La rilevazione di Libera si è concentrata anche sui fondi Ue destinati all’Italia. Alla domanda su quali siano i settori in cui è più urgente investire le risorse, la grande maggioranza degli italiani, 75%, indica la Sanità. Segue la Scuola, che non assume la rilevanza della Sanità, ma testimonia quanto la formazione venga considerata importante dagli italiani, tanto da essere indicata da oltre un intervistato su tre (35%). Al terzo posto si colloca il mondo dell’Università e della Ricerca (26%), che viene valorizzata dai più giovani (18-34 anni: 35%). In fondo alla lista i partiti politici e i sindacati. Oltre il 70% dei cittadini intervistati ritiene che, spinta dall’emergenza Covid, mafie e corruzione in Italia si stiano diffondendo ancora di più. Questa convinzione, peraltro, trova “molto” d’accordo più del 50% degli intervistati. A livello territoriale l’attenzione verso l’infiltrazione mafiosa è particolarmente acuta nel Nord, soprattutto nel Nord Ovest, mentre nel Nord Est è maggiore la sensibilità al fenomeno della corruzione.

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