Ville, automobili di lusso, orologi, gioielli, una polizza vita e regali alle amanti. E poi, movimenti “sospetti” su cui sta lavorando il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza. Secondo l’accusa così è stata impiegata parte dei proventi delle provvigioni milionarie definite “indebite” dalla Procura di Roma, incassate dal “comitato d’affari” che, “sulla sola base del rapporto personale” fra il giornalista Rai in aspettativa, Mario Benotti, e il commissario governativo per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, aveva portato all’acquisto – a marzo 2020 – da parte del Governo italiano, di 801 milioni di mascherine al prezzo di 1 miliardo e 251 milioni di euro. Indagati a vario titolo per traffico illecito d’influenze, ricettazione, riciclaggio e auto-riciclaggio, oltre a Benotti, ci sono sette persone, fra cui la sua compagna Daniela Guarnieri, l’imprenditore Andrea Tommasi, il banchiere sammarinese Daniele Guidi e il trader ecuadoriano Jorge Solis. La commessa ha fruttato provvigioni ritenute “indebite”, pagate dai cinesi, per 77,4 milioni di euro. Le indagini hanno fatto emergere che il “comitato d’affari” attendeva altri 13 milioni dalla Cina, di cui 2,5 milioni erano destinati a Benotti. Verso l’archiviazione la posizione di Francesca Chaouqui, indagata per riciclaggio.

I soldi di Benotti alla società riconducibile al renziano Landi – Dall’analisi dei conti correnti della Microproduct It e della Partecipazioni Spa, riconducibili a Benotti – destinatarie di circa 11,9 milioni di euro arrivati dai fornitori cinesi – emergono bonifici per 286.117,71 euro in favore di Heber Verri (non indagato) e “della società allo stesso riconducibile”, la Diadem Research srl. La Diadem è una società bresciana che si occupa di “ricerca e sviluppo sperimentale nel campo delle biotecnologie”, partecipata al 7,2% dalla Partecipazioni Spa di Benotti e al 76,1% dalla Panakès. Quest’ultima è una società di gestione del risparmio, co-fondata e co-gestita da Fabrizio Landi (estraneo all’inchiesta). Landi è stato membro del cda di Leonardo-Finmeccanica e primo finanziatore nel 2012 della Fondazione Open di Matteo Renzi (estraneo all’inchiesta), mentre oggi è presidente della Fondazione Toscana Life Sciences, che sta lavorando – anche per conto del governo – alla ricerca sugli anticorpi monoclonali in chiave anti-Covid.

L’assegno a Antonella Appuli attraverso Tommasi – Altri soldi sono finiti al presidente del cda di Partecipazioni Spa, Khouzam George Fares (174.816 euro), alla S3K Spa (150.000 euro) e alla Optel (149.592,58 euro) queste ultime tutte riconducibili a Benotti. In totale, dalla Microproduct escono oltre 6,3 milioni di euro, in gran parte tornati a far parte del patrimonio di fatto del giornalista in aspettativa. Benotti riserva una parte di questi fondi a Antonella Appulo, ex collaboratrice del ministro Graziano Del Rio e “legata affettivamente a Benotti”. È tale rapporto, si legge “che spiega perché Tommasi Andrea, tramite la ‘Sunsky S.r.l.’, simulando un inesistente servizio di consulenza, abbia corrisposto 53mila euro alla predetta, che ha emesso due corrispondenti (false) fatture”. Tale rimessa è “rilevante perché è rivelatrice del rapporto di commessa esistente tra Tommasi e Benotti, essendo chiaro che il primo abbia pagato per conto del secondo”.

Il finanziere milanese e l’acconto per la Lamborghini – L’imprenditore Tommasi, la cui Sunsky srl ha ricevuto 59,7 milioni di euro dalla Cina, risulta aver speso le provvigioni in diverso modo. Alla Guardia di Finanza risultano un “Orologio Patek Philip Antico” del valore di 14.200 euro acquistato da Tiffany, la caparra di 20.000 euro per una Lamborghini Urus e un immobile a Pioltello (alle porte di Milano) per un periodo in parte ad uso anche al banchiere sammarinese Daniele Guidi. Non solo. Sempre Tommasi ha aperto due polizze vita del valore complessivo di 25 milioni di euro “la cui provvista – scrivono i pm – è stata costituita da bonifici, per il pagamento di commissioni, effettuati dalle società cinesi”. Infine, ci sono le spese di Jorge Solis, il trader ecuadoriano che ha “dirottato” – spiegano gli inquirenti – circa 100mila euro “in favore della figlia per l’acquisto di una villetta” ad Ardea, sul lugomare a sud di Roma. Solis ha acquistato anche una moto Harley Davidson, un immobile da venditori cinesi nella centralissima via Sallustiana (Rione Ludovisi) e una Range Rover Evoque, oltre a vari orologi Rolex Datejust.

I pm: “Contratti fondati sulla moral suasion operata da Benotti – Per i pm, “la conclusione dei contratti” fra la struttura commissariale e i fornitori cinesi “trova unico fondamento nella moral suasion operata da Benotti, sulla sola base del rapporto personale tra lo stesso ed il commissario Arcuri”. Fra gennaio e maggio sono stati 1.280 i contatti telefonici fra i due. I pm evidenziano “l’informalità con la quale si è proceduto rispetto ad accordi che devono essere intercorsi tra le parti in gioco, prima del 10 marzo e dunque ben prima del lockdown nazionale, dichiarato il 9 marzo”. In quel momento “nessuna norma consentiva ancora deroghe al codice dei contratti”. Non solo. “Il primo contratto di fornitura è stato stipulato il 25 marzo – si legge – quando la struttura commissariale ancora non esisteva, almeno ufficialmente”. In quel momento, però, “i facilitatori stavano tessendo le relazioni che avrebbero loro consentito i lauti guadagni”. Dalle indagini, “risulta” che il Governo italiano “abbia acquistato mascherine anche a prezzi inferiori” e “nello stesso periodo di tempo”, mentre “i voli di consegna siano avvenuti tra maggio e giugno 2020 quando l’emergenza sanitaria era in fase discendente”.

La replica degli avvocati di Benotti: “Nessun illecito, impugneremo sequestri” – Il collegio difensivo di Mario Benotti e Daniela Guarnieri annuncia che impugnerà il sequestro. I legali – si legge in una nota – osservano che la Procura di Roma mette sotto accusa Mario Benotti che non ha fatto altro che agire, nella sua veste professionale di consulente, su esplicita e reiterata richiesta, orale e scritta, del Commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, per favorire l’arrivo in tempi rapidi di un rilevante quantitativo di dispositivi di protezione individuale, in un momento in cui il Paese affrontava una crisi sanitaria senza precedenti ed era pressoché impossibile reperire tempestivamente da aziende nazionali i dispositivi necessari. Tra l’altro, il Commissario aveva fatto a Mario Benotti uguale richiesta anche per reperire ventilatori polmonari per i reparti di terapia intensiva.

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