di Tito Fornola

Grazie, presidente Conte. Ha fatto bene a non entrare nel nuovo governo. E ha fatto altrettanto bene a stigmatizzare la “politica intesa come mera gestione degli affari correnti volta ad assicurare la sopravvivenza di chi ne fa mestiere di vita”. Credo che lei sia perfettamente consapevole che questa pratica della politica sia oggi molto diffusa e che una delle tante cause che hanno portato alla fine del suo governo sia dovuta proprio a questo pessimo modo di intendere l’impegno pubblico.

Lei ci ha salutato promettendo di voler ancora contribuire alla scrittura della storia che verrà. Voglio sperare che questo accada. E voglio soprattutto sperare che nel lavoro che lei intende intraprendere sia chiara la volontà di fare piazza pulita delle idee e delle persone che, in questi anni, hanno allontanato il centrosinistra dal rapporto di fiducia e di consenso con gran parte del Paese.

E’ tempo che il fronte democratico e progressista riesca a giocare la propria partita. A testa alta e smettendola una volta per tutte di fare la ruota di scorta della destra istituzionale.

Era già accaduto nel 2011 quando il Paese rischiava il default. La destra tecnocratica – quella di Mario Draghi e della Bce – decise di commissariarci. E il centrosinistra, anziché opporsi, accettò di sostenere il programma lacrime e sangue di Mario Monti. L’attuazione di quel programma finì per portare acqua al mulino dei sovranisti e dei populisti. Pier Luigi Bersani (persona peraltro degnissima e validissima) qualche anno più tardi usò la metafora della “mucca nel corridoio”, ma si dimenticò di dire che, accettando troppo supinamente i diktat di Napolitano, il vitello in casa aveva anche lui contribuito a portarcelo.

Oggi la storia si ripete. La nascita del governo Mattarella-Draghi riesce in un colpo solo a rispondere a tre esigenze: impedire l’occupazione unilaterale del potere dei fascio-leghisti (e almeno questa è una buona notizia); dragare altri voti ai “barbari” 5 Stelle; cacciare dal potere chi come Lei non ha mai garantito subalternità ai poteri forti. E il centrosinistra che fa? Di nuovo – un po’ per paura della destra, un po’ per senso di responsabilità istituzionale, un po’ per puro attaccamento al potere – si rassegna a sostenere un progetto funzionale a interessi che non sono i suoi.

E’ tempo invece che questi interessi escano dall’armadio polveroso in cui da anni son stati infilati! E’ ora di uscire allo scoperto con obiettivi e scelte strategiche che guardino al medio periodo, oltre il tornaconto personale ed elettorale.

E’ tempo di un big-bang! E il mio sogno è che lei ed Enrico Letta – i due ex-premier pugnalati dal sicario di Rignano – abbiate la forza ed il coraggio di lanciare questa rivoluzione. Mi piacerebbe un vostro appello che andasse oltre i partiti, al di là del Pd, dei 5 stelle e di Leu. Che costringesse tutti a fare i conti con i propri errori e le proprie contraddizioni. Che regalasse da subito all’altro campo i renziani e i trasformisti. E che però provasse a recuperare quelle centinaia di migliaia di persone che hanno da tempo gettato la spugna per delusione, frustrazione e sconcerto.

Un appello che guardasse al Paese dicendo con chiarezza che le parole d’ordine del liberismo, delle privatizzazioni e della privazione di tutele non sono più le vostre. Un progetto che non mostrasse timore nel dire che i vostri avversari hanno dei nomi e cognomi ben precisi: evasione fiscale, distribuzione ineguale del reddito, conflitti di interesse, disinformazione, inquinamento ambientale, violazione dei diritti sociali e umani.

Provateci! Gli altri, le destre, vi riverseranno addosso i soliti insulti. Ma a quelli credo che siate ormai abituati. Lei più di tutti! Trovereste però anche tanti consensi. Dentro e soprattutto fuori i partiti che l’hanno sostenuta in questi anni!

fornola.tito@libero.it

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