“Il mercato del Foggia funzionava così: io mettevo su un foglio tre nomi in ordine di importanza, Casillo senza neanche guardare mi prendeva sistematicamente il terzo, perché costava di meno”. È uno dei tanti aneddoti di Zemanlandia, raccontati dal principale protagonista, ovviamente Zdenek Zeman. Ma il gioco delle liste, dei nomi e delle scelte al risparmio un’eccezione l’ha avuta. L’unica eccezione di tutta la Zemanlandia foggiana: Bryan Roy. Sì, e fa effetto che quell’eccezione sia targata Mino Raiola: la prima zampata dell’italo-olandese nel calciomercato. È l’autunno del ’92, e la banda di Zeman aveva già fatto stropicciare gli occhi a molti nel suo primo anno di Serie A con la conseguenza però che il boemo aveva dovuto rinunciare a tutti i gioielli e al suo favoloso tridente: Beppe Signori passato alla Lazio di Cragnotti, Roberto Rambaudi all’Atalanta, Ciccio Baiano alla Fiorentina di Cecchi Gori, e il centrocampista russo Igor Shalimov all’Inter. Un bel gruzzoletto di miliardi per don Pasquale Casillo da San Giuseppe Vesuviano, con una minima parte reinvestita nei desiderata di Zeman: quelli al numero tre della lista, ovviamente.

E così arriva Pasquale De Vincenzo dalla Reggina (Serie C1) per il centrocampo, Pierpaolo Bresciani dal Palermo (Serie C1), Paolo Mandelli dal Monza (Serie B) e il “tycos” Hernan Medford dal Rayo Vallecano (Serie B spagnola). Ma le cose non vanno bene e a novembre il Foggia è penultimo in classifica, con 5 punti in nove giornate. Per risollevare le sorti dei rossoneri ci vuole un attaccante: di quelli duttili, moderni, capaci di giocare in tutti i ruoli del tridente, forte fisicamente e veloce abbastanza per gli schemi di Zeman. A Casillo dicono: “Ci sarebbe Bryan Roy”. “Ma chill e l’Aiàx?” chiede don Pasquale nel suo accento, piuttosto incredulo. Sì, proprio quello dell’ “Aiàx” fresco campione d’Europa ai danni del Torino. Pupillo di Crujiff prima e di Beenhakker poi, ma non di Van Gaal che lo fa giocare sempre meno, Roy scivola lentamente ai margini della rosa.

E allora entra in gioco un giovane di origini italiane, Carmine “Mino” Raiola, che agevola la trattativa, permettendo a Casillo di chiudere l’acquisto sulla base di 2,2 miliardi di lire. Un’eccezione, per Casillo che compra solo le terze scelte di Zeman, per Zeman stesso che si ritrova non un Codispoti cui insegnare ad autolanciarsi, non un Beppe Signori o un Baiano da sgrezzare e plasmare, ma un campione già affermato, con una Coppa Uefa vinta da titolare, un Eeredivise e un titolo di miglior talento olandese. Ma i tempi sono stretti: il Foggia è in pessime acque, Hernan Medford ha fatto flop e gli schemi di Zeman sono complicati. E l’olandese, che è passato da Amsterdam a Foggia, dal modello collegio agli allenamenti nel parcheggio dello Zaccheria, è un po’ perplesso. Per questo Raiola su richiesta di Casillo si trasferisce con Bryan a Foggia: deve fare anche da traduttore… ma non funziona molto bene, tanto che l’allenatore boemo spesso chiede se quello strano ragazzo riportasse correttamente le sue frasi a Roy.

Ma anche su questo fronte, si dice, interviene Casillo mettendo a punto un meccanismo per la verità un po’ farraginoso: il boemo dice a Casillo, don Pasquale traduce le parole di Zeman in napoletano per Raiola, originario di Angri, e lui traduce dal napoletano all’olandese per Roy. A dispetto di tutto: funziona! L’olandese inizia a segnare e diventa decisivo, sia come centravanti che come ala e già a dicembre il Foggia da penultimo è a tre punti dal terzo posto, con Zemanlandia tornata a dar spettacolo e l’olandese entrato nel cuore dei tifosi che gli dedicano anche un coro: “Abbiamo un angioletto biondo/adesso è diventato nero/segnerà presto per noi/si chiama Bryan Roy”. E la seconda stagione è molto meglio della prima: l’olandese segna nel derby col Lecce, poi alla Juve, al Napoli, per un totale di 12 gol con la squadra che solo all’ultima giornata vede sfumare il sogno di arrivare in Europa: stagione che vale a Roy il mondiale americano e anche l’addio al Foggia per l’Inghilterra, sponda Nottingham Forest. Un’eccezione Roy, forse l’unica di quel Foggia: un campione, un pezzo di stoffa pregiata per un grande sarto abituato a creare grandi capi ma sempre (fino ad allora) con tessuti poveri. E oggi è una data perfetta per raccontare ciò che fu quel Foggia, ciò che è stato Zemanlandia: il compleanno di Bryan, pezzo pregiato e anche di Pasquale De Vincenzo, centrocampista scovato in C e plasmato dal boemo. Nello stesso giorno l’eccezione e la regola dunque…e tutta Zemanlandia.

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