È stata scacciata l’ipotesi del no deal, ma l’accordo raggiunto in extremis dal governo di Boris Johnson con Bruxelles non ha evitato le conseguenze della Brexit – temporanee o meno che siano -, che affiorano sempre più evidenti nel Regno Unito sotto forma d’intoppi di vario genere, tra verifiche e documenti doganali ancora da digerire, cambiamenti strutturali e qualche dispetto incrociato. A colpire sono soprattutto gli scaffali vuoti dei supermercati in alcune aree del Paese, specie in Irlanda del Nord, visto che alcuni beni alimentari d’importazione europea sono rimasti fermi per ore in attesa di controlli. Ci sono i quintali di frutti di mare bloccati alla dogana francese, i sandwich al prosciutto confiscati ai camionisti in transito in Olanda e tariffe extra sulle banane provenienti dal Ghana. E secondo il Daily Mail iniziano per esempio a scarseggiare frutta e verdura fresca.

Difficoltà analoghe a quelle incontrate sulla trincea opposta dai commercianti nordirlandesi, con i prodotti provenienti dalla Gran Bretagna: secondo l’accordo di divorzio Belfast è rimasta infatti allineata agli standard sui beni Ue, per garantire il mantenimento del confine aperto con Dublino come stabilito dagli accordi di pace del 1998, e dunque le spedizioni vengono sottoposte a controlli e dichiarazioni amministrative domestica anche nel transito interno al Regno Unito.

Dal primo gennaio Londra è ufficialmente fuori dal mercato unico e dall’unione doganale e la nuova burocrazia da affrontare finisce inevitabilmente per rallentare la circolazione delle merci, come denuncia la Scottish Seafood Association, lamentando come alcuni carichi di frutti di mare scozzesi siano rimasti a lungo bloccati nel porto di Boulogne a causa di lunghe e minuziose ispezioni.

Un eccesso di zelo iniziale, forse, condiviso dalle autorità olandesi che nei giorni scorsi hanno confiscato ad un camionista inglese persino alcuni panini al prosciutto. Invocando il fatto che alcuni prodotti freschi non possono più circolare liberamente dal Regno all’Unione, soprattutto quelli di origine animale o derivati del latte. Come se non bastasse il Regno – sebbene sia riuscito dopo il divorzio dal club dei 27 a replicare la maggior parte degli accordi commerciali di libero scambio stipulati dall’Ue con Stati Terzi – non ha ancora fatto in tempo a sistemare le cose con partner come il Ghana, uno dei membri del Commonwealth. Con la conseguenza che i primi due carichi di cacao, tonno e banane provenienti dal paese africano sono stati sottoposti a dazi pesanti.

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