Inizio d’anno sulle barricate al Sole 24 Ore. I giornalisti del quotidiano di Confindustria hanno avviato uno sciopero delle firme di una settimana, a cui potrebbero seguire altre iniziative di protesta. La prossima edizione di “Telefisco” , classico appuntamento di fine gennaio diventato un punto di riferimento tutti i professionisti che si occupano di novità normative fiscali , potrebbe svolgersi per la prima volta senza la partecipazione dei giornalisti del gruppo di via Monterosa.

Ad accendere la protesta è stata la decisione, improvvisa, di chiudere il mensile “IL” e il destino incerto dei componenti della redazione. La divisione “Publishing & Digital”, di cui fa parte il magazine, ha chiuso i primi 9 mesi del 2020 con risultati in miglioramento rispetto all’anno prima. Il calo dei ricavi pubblicitari è stato infatti compensato dall’aumento delle vendite di quotidiano e pubblicazioni collegate. Nello specifico “IL” avrebbe però accusato un brusco calo delle inserzioni a causa del Covid e, secondo l’azienda, le prospettive non sarebbero quelle di un veloce recupero. Tuttavia c’è anche chi parla di una volontà di dirottare gli inserzionisti verso il quotidiano, a sua volta alle prese con una discesa dei ricavi pubblicitari. Solo lo scorso aprile il Sole 24 Ore aveva comunque tenuto a battesimo il restyling del magazine, annunciando che “IL” avrebbe continuato “a raccontare l’Italia di straordinaria bellezza”.

Qualunque siano le ragioni della chiusura, a restare con il cerino in mano sono al momento i 3 giornalisti in forza alla redazione di “IL”, per cui l’azienda ha annunciato la volontà di avviare una procedura di cassa integrazione a zero ore per due anni. Un passaggio che difficilmente potrebbe poi sfociare in una ricollocazione all’interno di altre redazioni del gruppo. Uno dei tre redattori era “dislocato” al sito ed è stato reintegrato nelle redazione di “IL” lo scorso 31 dicembre, 24 ore prima della comunicazione della chiusura della testata. Secondo fonti interne la decisione è stata presa per diretta volontà dell’azionista di maggioranza, vale a dire la Confindustria presieduta da Carlo Bonomi, che possiede il 61% del gruppo Sole 24 Ore. Il provvedimento avrebbe un valore “simbolico”, un monito nei confronti del resto del corpo redazionale: quando una divisione chiude i giornalisti vanno a casa e non saranno più riassorbiti come invece sempre accaduto in passato.

Il comunicato del Comitato di redazione, che compare in questi giorni sul giornale, parla di un trattamento verso i tre colleghi che “nessun lavoratore meriterebbe” e di una “misura senza precedenti nella storia sindacale de Il Sole 24 Ore che aveva invece sinora visto procedere al riassorbimento nelle redazione di tutti i colleghi occupati nelle testate e iniziative editoriali chiuse negli anni”. Nel comunicato si sottolinea anche come in questi mesi il gruppo di Confindustria abbia fatto ricorso a “tutte le misure straordinarie di sostegno pubblico”. In particolare lo scorso maggio il gruppo ha avanzato la richiesta di cassa Covid e a luglio è stato finalizzato un prestito da 37 milioni di euro erogato da un pool di banche ma garantito dal ministero del Tesoro tramite Sace e pertanto con tassi di interesse particolarmente vantaggiosi. “Ancora una volta ci troviamo a denunciare come il rilancio del nostro gruppo, più volte evocato negli ultimi anni, sia sempre e soltanto una questione di nuovi tagli dei costi . E’ una spirale: i tagli, in assenza di una solida visione sul nostro futuro, preparano fatalmente solo il terreno ad altri tagli”, si legge ancora nel comunicato del Cdr. Sinora nessuna risposta da parte di Confindustria. Lo scorso novembre i giornalisti de Il Sole 24 Ore hanno votato la sfiducia al direttore Fabio Tamburini con una maggioranza di 97 su 135 votanti. Gli altri 62 dei 197 giornalisti del quotidiano non hanno partecipato al voto.

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