Notizia gonfiata, allarme del politico, odio sui social: la propaganda anti-Islam in tre mosse
In queste settimane la presenza sui social di post di destra si è moltiplicata anche per chi di destra non è, contrariamente alla logica, che vorrebbe segnalazioni coerenti con gli interessi dell’utente, a tale scopo profilato. Ma, a parte le polemiche su Venezi o Buttafuoco, vi sono post con uno schema ricorrente e un tema specifico: l’Islam come pericolo.
Lo schema è questo: un giornale di destra lancia una “notizia” gonfiata o distorta per suscitare scalpore e sdegno – un politico di destra la riprende aggiungendo un commento allarmistico – una serie di profili di sostenitori o di false testatine nate come funghi lo rilancia fingendo una domanda tipo Che ne pensi? Ritieni giusta questa cosa? E’ una tecnica efficace, perché parla alla pancia ed è difficile che i lettori si informino per verificare la notizia o che abbiano conoscenze sufficienti sull’Islam per svelare la baggianata, e si leva un coro di critiche contro i musulmani, i migranti, i “sinistri”, i comunisti etc etc.
Un esempio è quello del Giornale, che pubblica un titolo secondo cui “L’imam di Francia” mette in guardia contro i partiti islamisti, che vogliono la sharia…. Sembra quindi che vi sia una sorta di “papa islamico” o vescovo della Francia autorizzato a parlare per tutti ma ovviamente non esiste. Se va bene è un qualsiasi imam francese. Gli imam sono predicatori singoli, non sono come i preti o i frati, non vengono consacrati da nessuno e non hanno una gerarchia. Per cui un imam può anche dichiarare cose non condivise dalla comunità.
Altro esempio, sempre da il Giornale: “prove di sharia in azienda“, l’UCOII lancia l’offensiva sulle festività musulmane “Come Natale e Pasqua”. Questo esiste anche nella variante de La Verità: “I musulmani vogliono persino il Ramadan festa nazionale“. Ovviamente non è la verità…
Infatti, quello che il Presidente UCOII ha scritto in una lettera ai lavoratori musulmani per il primo maggio, è che “Vi sono poi i diritti legati alla dimensione spirituale, che la nostra Costituzione tutela all’articolo 19 ma che nel mondo del lavoro restano spesso lettera morta. Le due feste canoniche dell’Islam — l’ʿĪd al-Fiṭr, al termine del Ramadan, e l’ʿĪd al-Aḍḥā, la Festa del Sacrificio — sono per noi musulmani ciò che il Natale e la Pasqua rappresentano per i cristiani: due sole giornate l’anno. Eppure ancora oggi un lavoratore musulmano deve troppe volte chiedere ferie, scambiare turni, giustificare la propria assenza come fosse una stranezza, mentre molti datori di lavoro semplicemente negano il permesso. Servono intese collettive che riconoscano queste due festività come diritto contrattualmente esigibile, sul modello già praticato in altri Paesi europei.”
Chiunque sia onesto e imparziale e voglia far corretta informazione comprende che le intese collettive auspicate sono di tipo contrattuale o sindacale e non c’entrano nulla con le feste nazionali (che sarebbero per tutti e non solo per gli islamici), con una sorta di Concordato islamico o la laicità dello Stato richiamati in vari commenti a questi titoli. E tantomeno c’entra la sharia, che è legata all’amministrazione della giustizia islamica.
Quindi delle due l’una: i politici di destra che confondono le varie cose sono degli ignoranti oppure prendono in giro i loro stessi elettori propalando falsità. Insomma, o ci sono o ci fanno e la cosa è grave in entrambi i casi. Ma è evidente che lo scopo è generare paura verso i musulmani perché quando non si hanno risultati concreti da mostrare occorre un nemico che unisca le fila e spinga al voto verso chi si dice baluardo della fede cristiana e del “prima gli italiani”.
E infatti si scade addirittura in “Tolleranza zero per chi odia i nostri valori” che non ha il minimo nesso con quanto commentato o chiesto dall’UCOII ma suscita sdegno. Invece è proprio l’effetto di queste campagne a generare odio, ma verso gli islamici, il che può far comodo a taluni per massimizzare il risultato elettorale.