Il rientro in aula degli studenti delle scuole superiori è stato posticipato all’11 gennaio. Lo ha deciso il governo al termine di un consiglio dei ministri infuocato, con il Pd deciso a chiedere la riapertura dopo il 15 gennaio e Movimento 5 stelle e Italia viva fermamente contrari a qualunque rinvio. Il capodelegazione dei dem, Dario Franceschini, si è infatti presentato al vertice ponendo il tema come una “questione politica”, dopo che in giornata Veneto, Marche e Friuli hanno deciso in modo unilaterale di rimandare tutto a fine mese in attesa di capire l’andamento dei contagi. I pentastellati e la ministra Lucia Azzolina, però, sono rimasti fermi sulla data del 7 gennaio. Così come le ministre renziane Bellanova e Bonetti, che hanno definito un “caos inaccettabile” l’eventuale rinvio. Poi la mediazione, ottenuta dopo ore di riunione dal premier Conte.

Nessuna sorpresa, invece, riguardo alle misure anti-Covid previste per i prossimi giorni: dopo l’Epifania non scatterà nessun ‘liberi tutti’. Anzi. I dati sul tasso di positività sono tornati a crescere e la ripartenza dovrà essere molto cauta, come hanno sottolineato anche i governatori di Regione nel corso degli incontri con l’esecutivo. Confermata, quindi, la “zona gialla rafforzata” nei giorni feriali (niente spostamenti tra Regioni fino al 15) e Italia in zona arancione sabato 9 e domenica 10. Previste delle deroghe, in parte analoghe a quelle che gli italiani hanno imparato a conoscere durante le festività natalizie. Nel provvedimento licenziato a Palazzo Chigi c’è anche la modifica delle soglie per il passaggio tra zone, con l’indice Rt che sarà abbassato dello 0,25: un inasprimento, confermato dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia, che porterà a una maggiore rigidità.

Il nodo della scuola – Il Consiglio dei ministri, iniziato con un’ora di ritardo e durato fino a tarda sera, si è aperto con la richiesta del capodelegazione Pd, Dario Franceschini, di prorogare la chiusura degli istituti scolastici rispetto alla data finora fissata dal governo. Il ministro avrebbe posto il tema come una questione politica sollevata dal suo partito, ma il Movimento 5 stelle, la ministra Lucia Azzolina e pure Iv sono rimasti fermi sulla linea dei ritorno in classe dal 7 gennaio. Al centro del dibattito tra i ministri pure i trasporti, su cui si è lavorato per garantire gli ingressi scaglionati a scuola. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli avrebbe spiegato di aver approntato un modello organizzativo scollegato dalla dimensione prettamente sanitaria, ma le sue parole avrebbero provocato l’ira dei 5 Stelle e in particolare del capo delegazione Alfonso Bonafede, animando il dibattito in un Cdm di fuoco.

Le restrizioni in vigore dal 7 al 15 gennaio – Alla fine l’esecutivo ha dato il via libera anche al nuovo pacchetto di misure anti Covid. Il realtà si tratta di un provvedimento “ponte”, indispensabile per rafforzare il contrasto al coronavirus prima del dpcm che il presidente del Consiglio Conte firmerà a metà mese. Cosa prevede? Nel testo si legge che “dal 7 al 15 gennaio 2021 è vietato nell’ambito del territorio nazionale, ogni spostamento in entrata e in uscita tra i territori di diverse regioni o province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero per motivi di salute”. Come accaduto durante le festività è “comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case”. Nel weekend del 9 e 10 gennaio, però, scatteranno le restrizioni da zona arancione, tra cui il divieto di spostamento fuori dal proprio comune.

Nuove soglie per le zone – Il decreto introduce però una serie di novità per il meccanismo di divisione del Paese in fasce di rischio. Nel vertice di domenica sera tra governo e Regioni, infatti, si è pensato di rafforzare i criteri di valutazione dell’andamento epidemiologico di ciascun territorio a partire già dal 7 gennaio. Un punto di accordo è stato trovato sulla possibilità di abbassare le soglie dell’Rt per accedere alle varie zone di rischio, così da evitare che, in periodo di vaccinazione, gli ospedali e le strutture sanitarie si ritrovino eccessivamente appesantite dall’afflusso di persone contagiate. Il ministro Boccia ha infatti chiarito che gli interventi fatti a Natale “hanno evitato che ci fosse in Italia il liberi tutti”. Ed è proprio questo il modello che si intende replicare d’ora in poi, rendendo più facile rispetto al passato il passaggio di una Regione in zona arancione o rossa. La revisione riguarda soprattutto la soglia del Rt: con un valore superiore a 1 si andrà infatti in zona arancione e con 1,25 in zona rossa.

Vaccini, la norma sul tutore legale – Altra novità riguarda i vaccini. Nel provvedimento è stata inserita una norma per colmare un vuoto normativo: qualora un paziente non sia in condizione di esprimere il consenso libero alla somministrazione e sia privo di un tutore legale – ad esempio un anziano – sarà il giudice tutelare a rinviare al direttore sanitario o responsabile medico la decisione della somministrazione del farmaco.

Niente zona bianca (per ora) – Secondo il Corriere della Sera, in Cdm si è valutata anche la possibilità di una zona bianca – proposta dal ministro della Cultura, Dario Franceschini – in cui alle Regioni con i dati migliori sia consentita anche la riapertura di musei, teatri, sale da concerto e cinema. Ma per ora l’ipotesi sembra tramontata. Il ministro per gli Affari regionali Boccia ha spiegato che “la prospettiva deve essere quella ma non accadrà di certo adesso, ne parleremo in vista del prossimo Dpcm. Fino al 15 gennaio ci sono queste misure e stiamo inasprendo le soglie. Tutte le valutazioni, compresa questa sulle aree bianche, è una cosa che è sul tavolo, tutti vorremmo tornare bianchi, ne discuteremo al momento opportuno“.

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