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Dal 7 gennaio tornano le fasce: le Regioni saranno gialle, arancioni o rosse in base al nuovo monitoraggio sul contagio

Intanto i governatori hanno inviato all'Iss un documento in cui - ancora una volta - chiedono di apportare alcuni cambiamenti che potrebbero influire sui 21 parametri in base ai quali si decide il colore. Tra questi, un diverso metodo di calcolo dei tamponi antigenici e molecolari effettuati, che potrebbe poi influire sul tasso di positività
Dal 7 gennaio tornano le fasce: le Regioni saranno gialle, arancioni o rosse in base al nuovo monitoraggio sul contagio
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Allo scadere del decreto di Natale, che è valido fino al 6 gennaio, torna il regime delle fasce regionali. Dal 7 gennaio le Regioni dunque saranno “gialle”, “arancioni” o “rosse” e saranno dunque soggette a misure restrittive diverse a seconda dell’andamento dei contagi e degli altri numeri che riassumono evoluzione della pandemia e tenuta dei sistemi sanitari. La sottosegretaria alla Salute Sandra Zampa ha detto che “siccome le cose stanno andando meglio penso proprio che da giovedì 7 tutto il Paese sarà in zona gialla. Ma si saprà solo la prossima settimana quando è attesa – non è stato ancora reso noto il giorno – la riunione della cabina di regia per il Monitoraggio Regionale, che verifica i dati epidemiologici sulla base dei 21 parametri tra cui Rt e tasso di occupazione delle terapie intensive. Subito dopo il governo prenderà le sue decisioni.

Intanto i governatori hanno inviato all’Iss un documento in cui – ancora una volta – chiedono di apportare alcuni cambiamenti che potrebbero influire sui 21 indicatori. Tra questi, secondo quanto si è appreso, un diverso metodo di calcolo dei tamponi antigenici e molecolari effettuati, che potrebbe poi influire sul tasso di positività. Ad essere rivalutate potrebbero essere anche la definizione dei ‘casi’ e le strategie di esecuzione dei test. Due giorni fa il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha infatti spiegato che si sta “lavorando a nuove raccomandazioni che rivedono le modalità dei test. I molecolari restano il gold standard ma quelli antigenici offrono opportunità utili. Stiamo lavorando anche ad una circolare che modifica la definizione di casi”.

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