Italia in zona rossa nei festivi e prefestivi, in zona arancione nei giorni lavorativi. Con deroghe previste per chi vive nei Comuni fino a 5mila abitanti e per eventuali ospiti da ricevere a casa durante le feste (massimo 2 persone, oltre a under 14 e disabili che non contano sul totale). Chiusi fino all’Epifania bar e ristoranti, per cui vengono subito stanziati oltre 645 milioni di euro di ristori. Sono queste le misure cardine per la fine dell’anno previste dal decreto legge Covid approvato dal Consiglio dei ministri, al termine di giorni di trattative e tensioni all’interno della maggioranza. Un provvedimento che, ha chiarito il premier Giuseppe Conte, si è reso necessario perché il virus “continua a circolare dappertutto” e tra gli esperti del Comitato tecnico scientifico “c’è una forte preoccupazione per un’impennata nel periodo natalizio”. Specie di fronte ai dati dell’ultimo monitoraggio settimanale, secondo cui l’indice Rt è in risalita e potrebbe fare da anticamera alla terza ondata. L’esecutivo ha quindi deciso di varare un ulteriore decreto rispetto a quello approvato a inizio dicembre, introducendo restrizioni ad hoc per le vacanze. Ecco quali.

Zona rossa nei prefestivi e festivi – Il calendario di regole prevede che il 24, 25, 26, 27, 31 dicembre e 1, 2, 3, 5 e 6 gennaio saranno in vigore le restrizioni finora previste per la zona rossa. Ciò significa che non ci si potrà spostare dalla propria abitazione se non per motivi di lavoro, salute o necessità comprovati con autocertificazione. Chiusi negozi, centri estetici, bar e ristoranti, mentre restano aperti i supermercati, i parrucchieri, le farmacie. L’attività motoria sarà consentita solo vicino casa. Chiese aperte per le funzioni religiose solo fino alle 22, perché a quell’ora e fino alle 5 del mattino scatta il coprifuoco.

La deroga: 2 amici/parenti come ospiti – Nei giorni “rossi” il governo ha però introdotto una deroga che permetterà di spostarsi per visitare amici e parenti all’interno della propria Regione. Una norma pensata soprattutto per il pranzo di Natale e Capodanno. “Durante i giorni festivi e prefestivi compresi tra il 24 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021 lo spostamento verso le abitazioni private è consentito in un arco temporale compreso fra le ore 5 e le ore 22, verso un’abitazione ubicata nella medesima regione e nei limiti di due persone, ulteriori rispetto a quelle lì già conviventi”. In sostanza sarà consentito ospitare a casa massimo due persone, a cui si potranno aggiungere eventuali minori di 14 anni, disabili e persone non autosufficienti (che non rientrano nel computo). Nessun limite al grado di parentela: di fatto si potranno invitare a tavola anche due amici, sempre a patto di mantenere le distanze e rispettare tutte le regole di sicurezza.

Zona arancione nei lavorativi – Il 28, 29 e 30 dicembre e il 4 gennaio l’Italia sarà invece in zona arancione. Di conseguenza ci si potrà spostare liberamente solo dentro al proprio comune, mentre per andare in un altro comune o in un’altra Regione servirà l’autocertificazione attestante comprovati motivi di necessità, salute o lavoro. Anche qui restano chiusi bar e ristoranti, mentre i negozi saranno aperti fino alle 21. Il coprifuoco resta fissato alle 22.

Sì agli spostamenti verso le seconde case – Andare nelle seconde case nella propria regione, secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, sarà possibile sempre durante l’intero periodo delle feste, dal 21 dicembre al 6 gennaio.

La deroga: i piccoli Comuni – Come chiesto da Parlamento, Regioni e opposizioni, durante i giorni “arancioni” sarà consentita la mobilità a chi vive in un paese con meno di 5mila abitanti. Ma ci sono dei limiti: ci si potrà spostare solo entro 30 chilometri e non per raggiungere i capoluoghi di provincia. Perché? L’obiettivo è quello di evitare assembramenti nei centri storici come avvenuto negli scorsi weekend.

Dalle trattative sulle regole al via libera – L’intesa sul decreto è stata raggiunta nel pomeriggio di venerdì al termine del vertice tra il premier Giuseppe Conte, i capidelegazione della maggioranza, il ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, durato oltre 4 ore e seguito da un ultimo consulto con Regioni ed enti locali. Tutti i dettagli del decreto sono stati chiariti dal premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi, anche se non sono mancate tensioni nel corso del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera finale.

Mentre la riunione era ancora in corso, infatti, Italia Viva ha fatto trapelare ancora una volta i suoi distinguo. “Se il 3 dicembre dai indicazioni sulle aperture sia pure contingentate e il 18 torni sui tuoi passi e decidi di chiudere tutto, stai producendo un danno enorme a tutti quegli esercizi che nel frattempo si erano organizzati sulla base delle regole indicate”, è stata la posizione espressa dalla ministra renziana Teresa Bellanova, che ha chiesto “ristori adeguati, pari al 100 per cento” per tutte le categorie coinvolte. Un impegno che in realtà l’esecutivo aveva già assunto in sede di Stato-regioni. Il ministro dem Dario Franceschini, considerato uno dei più “rigoristi” del governo, ha invece ribadito su Twitter che le misure sono “indispensabili per contenere i contagi e prevenire una terza ondata. Saranno un Natale e un Capodanno diversi per tutti ma il sacrificio va fatto, perché servirà a evitare sofferenze e salvare vite“.

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