Per il cinema in sala, nell’anno del Covid-19, è stata un’ecatombe. Lo rivelano i dati Cinetel dell’anno 2020. Dati che possono definirsi in un solo modo: disastrosi. Intanto le sale sono rimaste chiuse per oltre cinque mesi: da marzo a giugno 2020, e di nuovo da novembre 2020 fino ad oggi. Quindi le sale cinematografiche italiane sono rimaste aperte solo durante il periodo per tradizione meno frequentato da decenni: l’estate. Periodo durante il quale si è svolto il Festival del Cinema di Venezia che ha visto mescolarsi, attenendosi a rigidissime misure di sicurezza sanitaria, migliaia di addetti ai lavori e pubblico da ogni parte del mondo senza registrare un contagio che uno. L’incasso complessivo del 2020, mostrano i dati Cinetel, è di oltre 182.5 milioni di euro, pari ad un numero di presenze di circa 28 milioni che poi è il numero di biglietti venduti. Si tratta, rispetto al 2019, di un decremento del 72% degli incassi e di più del 71% delle presenze.

Se poi si restringe ulteriormente il range temporale, da marzo a dicembre 2020, cioè nel periodo Covid-19 il mercato nel 2020 ha registrato il 93% circa in meno di incassi e di presenze rispetto al 2019. Insomma il mercato italiano ha perso una cifra gigantesca: circa 460 milioni di euro d’incasso. Ironia della sorte, alla fine del mese di febbraio, prima dell’inizio dell’emergenza sanitaria mondiale, il mercato cresceva in termini di incasso di più del 20% rispetto al 2019, del 7% circa sul 2018 e di più del 3% rispetto al 2017. Per quanto riguarda le produzioni italiane, incluse le co-produzioni, si evidenziava oltretutto un incasso di oltre 103 milioni di euro per un numero di presenze pari a più di 15 milioni di ingressi grazie al risultato delle produzioni nazionali nei mesi di gennaio e febbraio 2020. I tre film che in generale hanno registrato il migliore risultato al box office nei primi 68 giorni del 2020 sono: “Tolo Tolo” (46.2 milioni di euro), “Me contro te – il film” (9.5 milioni) e “Odio l’estate” (7.5 milioni). Francesco Rutelli, presidente dell’ANICA, commentando queste cifre ha parlato di una pandemia che “ha abbattuto il mercato”. Mario Lorini, presidente ANEC, volge il suo sguardo al futuro, al 2021: “Al grande lavoro che ci aspetta e soprattutto al costante lavoro di ripresa del nostro rapporto con il pubblico, che nella centralità della sala saprà ritrovare fin da subito l’emozione di sognare in grande come solo il cinema al cinema sa fare”.

Già, la centralità della sala per fruire del prodotto filmico. Se si vuole brutalizzare la previsione basta dire che il mercato farà il suo corso, il “cinema” inteso come valore produttivo e industriale probabilmente non cesserà certo di esistere, ma sono proprio i nuovi orizzonti distributivi della settima arte il grosso punto interrogativo quasi più per gli artisti che il cinema lo creano che per produttori e distributori che si occupano, in qualsiasi modo, di mostrarlo al pubblico. Proprio a dicembre 2020 sarebbero dovuti uscire due film italiani molto commerciali e molto attesi: Freaks Out di Gabriele Mainetti il 16 e Diabolik dei fratelli Manetti il 31. Ad ora non si sa dove e come questi due grossi titoli – targati entrambi 01 distribution, ovvero Rai, come tre quarti del cinema italiano distribuito in sala – si potranno vedere. Probabile che siano stati concepiti stilisticamente come visione su grande schermo e che l’imbottigliamento in streaming – come del resto Warner Bros. ha fatto con i 17 titoli di punta del suo listino Usa 2021 – non sia proprio il destino voluto dai suoi autori. Sul fronte governativo, infine, nulla è stato ancora deciso in merito alle riaperture delle sale cinematografiche, anzi.

Non pare proprio uno dei principali problemi in agenda, come del resto il destino di tutto il comparto cultura ed arte dal vivo. Nelle ultime ore si paventa una possibile riapertura a fine gennaio 2021. Certo è che se mai venisse decisa una data così vicina a nemmeno quattro settimane di distanza, sarà piuttosto complicato lanciare sul mercato titoli che poi potrebbero bruciarsi in un paio di settimane con il solito non improbabile rialzo dei contagi dell’oramai vaticinata terza ondata di Coronavirus. Insomma, un rebus insolubile. Intanto il tempo passa e le sale cinematografiche sembrano sempre più un lontano ricordo del passato.

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